La felicità in un Comune

di Gianni Delorenzi, municipale a Vacallo

18 marzo 1968, Bob Kennedy: “Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta…”. Fu un discorso che stupì il mondo: consiglio di leggerlo a tutti i colleghi della politica che si stanno misurando con la campagna elettorale. Troppo spesso la principale preoccupazione è il moltiplicatore. Come il Pil, nemmeno il moltiplicatore misura la felicità di un paese, della sua gente, delle famiglie. Certo, tirare fine mese non è per tutti facile, guai banalizzare, ma non è tutto.

E la sicurezza? Qual è il grado di percezione di sicurezza del cittadino? Fra un po’ arriveremo a elettrificare tutti i recinti delle nostre case, come si vede da altre parti? Ma nelle nostre case bunker, soli con i nostri amici virtuali trovati in rete, saremo felici?
Compito della politica è anche quello di preoccuparsi di creare condizioni in cui i cittadini possano trovare attimi di felicità, piacere di vivere. Per riuscirci, bisogna far riferimento al concetto di cultura così come esplicitato dall’Unesco: La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze.

Stiamo perdendo cultura, nel Mendrisiotto, mi sembra evidente. È necessario creare e moltiplicare tutti gli spazi aggregativi possibili affinché i cittadini trovino sul territorio opportunità per riunirsi e formare tante micro comunità. In questo senso una palestra, un campo di calcio, un capannone per costruire un carro di carnevale e quant’altro diventano un’occasione culturale perché sono spazi aggregativi e soddisfano uno dei bisogni fondamentali dell’uomo: un animale sociale che ha bisogno di poter stare assieme agli altri e condividere.

Sono per un Mendrisiotto che marci verso un’aggregazione, ma che lo faccia con la coscienza che siamo un popolo che deve ritrovare una sua cultura: la strada maestra devono essere gli spazi che permettano aggregazione, micro comunità, scambi intergenerazionali. E se fosse necessario investire? Ma dai, basta fare i piangina in tempi con i tassi ipotecari vicini allo zero e con un’economia che, se gli enti pubblici investissero, di certo qualche giovamento gliene verrebbe!