«Finanziabile e nell’interesse della società»

Intervista pubblicata il 15 marzo 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Sergio Rossi, economista

Quali sono i motivi di fondo di questa iniziativa?

«L’iniziativa viene dalla società civile, che ha avvertito la necessità di riflettere sul sistema delle assicurazioni sociali, molto burocratico e non più sostenibile finanziariamente a lungo termine, per certi versi anche umiliante per le persone che ne usufruiscono. L’iniziativa corregge questi difetti e permette anche di liberare le forze creative delle persone, in particolare quelle giovani, che potranno prima studiare senza dover lavorare per mantenersi e poi sviluppare le loro idee e avviare un’attività senza troppi timori di fallire e di cadere in una spirale di sovraindebitamento, perché il materasso finanziario è garantito».

Il reddito di base si sostituirebbe quindi alle attuali assicurazioni sociali?

«L’idea è questa; va da sé che in casi eccezionali potrebbe essere dato un aiuto supplementare, ma per la grande maggioranza delle persone che oggi fanno capo alle varie forme di socialità esistenti (invalidità, assistenza, AVS ecc.) il reddito di base verrebbe sottratto a quanto oggi ricevono. Lo Stato risparmierebbe sull’apparato burocratico».

Idem per gli stipendi?

«Assolutamente sì: i datori di lavoro dovrebbero togliere il reddito di base dai salari che versano, che dunque verranno sgravati da questo importo. Lo stipendio resterà lo stesso, ma verrà alimentato da due casse diverse. Si tratta di una distribuzione diversa del valore aggiunto delle attività economiche».

È finanziabile?

«Secondo i calcoli fatti, se teniamo conto di quanto verrebbe tolto da stipendi e assicurazioni sociali, resterebbero da finanziare tra i 20 e i 30 miliardi. Per raccogliere questi soldi le idee non mancano: alcuni propongono di aumentare l’IVA, altri una tassa dello 0,02% sulle transazioni che passano attraverso i conti bancari, io una su quelle finanziarie con un’aliquota simile. L’iniziativa comunque lascia al Parlamento il compito di decidere a riguardo».