“Solo calcoli contabili”

Intervista pubblicata il 14 marzo 2016 su “la Regione”
a Pelin Kandemir Bordoli, già capogruppo in Gran Consiglio

Capogruppo socialista per cinque anni, a breve lascerà il timone al collega Ivo Durisch. Con un cruccio: in Gran Consiglio manca progettualità.

“Per semplificare: ai ricchi conviene un aumento delle tasse, ai poveri un aumento delle imposte”. Ciò detto, con il freno al disavanzo (che vuol dire un deficit non superiore al 4% dei ricavi correnti) i conti cantonali ticinesi non possono segnare un ‘rosso’ superiore ai 120 milioni di franchi (su 3 miliardi circa di ricavi). Se si va oltre occorre intervenire sulle uscite o sulle entrate “aumentando un po’ la pressione fiscale (opzione preferita dalla Sinistra). Che dal nostro punto di vista sembra una buona idea: l’aumento delle entrate non è più un tabù”. Così l’ultimo numero di ‘Confronti’, mensile del Ps, in una scheda dedicata al deficit finanziario. Eppure in questi anni non si è mai andati oltre, in Gran Consiglio, dei numeri di bilancio annuale togliendo un po’ di qua e di là… «In cinque anni non siamo mai stati in grado di offrire al Paese un vero progetto di crescita capace di far lievitare le entrate dello Stato» commenta Pelin Kandemir Bordoli , capogruppo socialista che fra due settimane (con la sessione del prossimo 21 marzo) passa le consegne al collega di partito Ivo Durisch.

Presto si conosceranno i contenuti della manovra governativa. Si parla di 180 milioni. L’opzione ‘aumento delle imposte’ è davvero credibile?

In questi ultimi mesi il gruppo socialista si è più volte riunito sulle finanze cantonali e in particolare sul preventivo 2016. Come ho detto in parlamento, durante il dibattito sui conti di previsione, è l’impostazione data dal governo che in questo caso non funziona. Ogni volta si parla di ridimensionare le prestazioni e i servizi, tutti importanti per la stragrande maggioranza dei cittadini. Non abbiamo ancora i dettagli della prossima manovra finanziaria, ma sulla base di quanto trapelato possiamo dire che si va ancora nella medesima direzione: quella dei tagli alla spesa.

In quest’ottica il Ps dice: si dovrebbero rivedere anche le entrate…

Esatto. Se si vuole adottare un intervento davvero equilibrato occorre riflettere e intervenire in modo diverso fra chi sta peggio e chi sta meglio. E in questa analisi si può trovare un compromesso nell’interesse dello Stato e dell’insieme della popolazione. Se invece si continua solo a tagliare la spesa, beh allora non si può parlare di equilibrio. Questa politica, a mio giudizio, è anche un po’ miope.

È davvero così complicato cambiare tendenza? Perché si fatica a trovare una via d’uscita soddisfacente per quasi tutti?

Mah! Il tema delle finanze, va detto, ha contraddistinto il dibattito politico degli ultimi cinque anni. Anche se a volte si perde di vista la situazione generale, come quella condizionata dagli interventi della Confederazione e dalle preoccupazioni economiche che coinvolgono l’intera Europa. Le finanze vanno affrontate dunque con una visione a medio e lungo termine.

E questo manca oggi in Ticino?

La mia impressione è che si faccia molta fatica a ragionare in questi termini. In verità il tutto si è ormai trasformato in un’operazione quasi solo contabile, di anno in anno. Facciamo quadrare le cifre, ma ci mancano le idee su come rilanciare lo sviluppo.

C’è qualcosa che avrebbe voluto portare in porto e non c’è riuscita?

Mi sarebbe piaciuto uscire dalla visione descritta, quasi del giorno per giorno.

Cosa manca per farlo?

Ci vorrebbe maggiore equilibrio nella discussione e nelle scelte, ma anche la volontà condivisa di trovare soluzioni rivedendo magari l’impostazione iniziale. Con una visione a lungo termine. Se guardo il preventivo 2016 mi accorgo che tutto questo non c’è più. Non si lavora per il futuro. E al contempo si dimentica che ogni scelta ha un impatto importante sulla vita dei cittadini. Tanto vale dire espressamente chi deve pagare di più e perché.

Aldo Bertagni