Il big match per la poltrona rossa

Intervista pubblicata il 14 marzo 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Cristina Zanini Barzaghi e Jacques Ducry, candidati al Municipio di Lugano

Dopo una settimana di attriti in casa PS, faccia a faccia tra la municipale uscente e il candidato indipendente

È una delle sfide più accese nella finora non esageratamente entusiasmante campagna elettorale a Lugano. Stiamo parlando del derby tutto interno al fronte progressista tra la municipale uscente Cristina Zanini Barzaghi e l’ex procuratore pubblico Jacques Ducry (storico esponente dell’ala radicale del PLR). Un derby che negli scorsi giorni – complici le ormai famose raccomandazioni di voto di Raoul Ghisletta – ha sfiorato la bagarre. Interviste raccolte poco prima che questa vicenda esplodesse e senza che i due contendenti sapessero il nome del loro sfidante.


Cristina Zanini Barzaghi

L’era delle ideologie è finita, ma i partiti, con qualche loro valore residuo, esistono ancora. Cosa significa essere sulla lista socialista per il Municipio di Lugano?

Oggi non è facile fare una distinzione netta fra area progressista e conservatrice. Essere socialista significa credere in una migliore distribuzione del benessere materiale, sociale e ambientale. In più di cento anni di storia sono stati fatti passi da gigante. Abbiamo servizi pubblici efficienti, grazie alle assicurazioni sociali non conosciamo più casi acuti di povertà e le donne hanno la possibilità di conciliare famiglia e lavoro. Molte di queste conquiste sono il risultato della nostra perseveranza nel proporre riforme, accettate solo dopo decenni di lotte politiche. È così anche a Lugano: promuoviamo da anni le mense scolastiche e l’alloggio a pigione moderata che ora sono riconosciuti da tutti i partiti. La sfida è di poter realizzare le nostre visioni in un lasso di tempo non troppo lungo. Per questo abbiamo bisogno di maggiore sostegno nelle prossime elezioni.

La ricchezza, per poterla ridistribuire, va prima creata. La Lugano della finanza e delle «bollicine» si è oggi ridimensionata: sarà possibile, e in che modo, ritornare all’abbondanza passata?

I fasti della piazza finanziaria probabilmente non torneranno più, perciò dobbiamo puntare su un’economia più diversificata. Lugano è anche una città universitaria e turistica, attrattiva per congressi e attività culturali e sportive. In aggiunta al LAC, il polo congressuale del Campo Marzio e il polo sportivo a Cornaredo, assieme al campus universitario e al nuovo master di medicina, potranno dare nuovo slancio. Con la prossima apertura di Alptransit, dovremo anche dedicare attenzione allo sviluppo del comparto della stazione e offrire una rete di trasporto pubblico adeguata a chi desidera insediare delle attività economiche di qualità.

In questa legislatura breve ci si è concentrati soprattutto sul risanamento dei conti cittadini. Si è fatto eccessivo allarmismo?

Probabilmente i toni pessimisti d’inizio legislatura hanno fatto molta impressione, se paragonati all’eccessivo ottimismo delle scorse legislature. Il nuovo Municipio nel 2013 ha dovuto affrontare una situazione finanziaria difficile, causata da numerosi motivi concomitanti: il forte calo del gettito fiscale della piazza finanziaria, le tre fasi successive di aggregazioni, il notevole aumento degli investimenti e la contemporanea diminuzione del moltiplicatore, la perequazione cantonale in aumento. Con un’azione tempestiva e lavoro di squadra sono state prese parecchie misure di risparmio, alcune impopolari ma tutto sommato sopportabili e si è iniziato a razionalizzare la grande macchina amministrativa comunale. Ora la situazione sta gradualmente migliorando.

Il partenariato pubblico-privato per finanziare i futuri grandi progetti (vedi polo sportivo e polo turistico-congressuale) è una formula che presenta anche dei rischi?

Lugano con la realizzazione del LAC ha acquisito un’esperienza unica di collaborazione pubblico-privato, utile per i prossimi progetti. Il rischio più grande è di lasciare troppa libertà ai privati nella scelta dei contenuti più redditizi, come posteggi, alloggi e uffici, a scapito delle esigenze pubbliche. Le esperienze fatte oltralpe ci insegnano che è possibile avere un giusto equilibrio. Se esiste un buon progetto urbanistico, con contenuti variati e ben coordinati con le infrastrutture presenti, si può dare spazio anche agli investitori privati.

C’è chi dice che Lugano ha perso la sua anima. L’ente pubblico che cosa può fare per ricrearla?

Il rapido passaggio da una continua crescita economica alla crisi delle finanze comunali ha favorito un sentimento di pessimismo generale: i cittadini del centro pensano di aver perso i loro vantaggi, mentre i residenti degli ex comuni si sentono trascurati. La nostra società, molto individualista, favorisce il diffondersi della diffidenza e della solitudine ovunque, non solo a Lugano. Con internet e il voto per corrispondenza si sta perdendo gradualmente il contatto personale con l’amministrazione pubblica. Possiamo ricreare un’anima ad esempio sostenendo le associazioni e il volontariato nei quartieri che organizzano occasioni d’incontro e aiutano le persone in difficoltà. Inoltre dobbiamo collaborare con gli abitanti a promuovere piccoli progetti capillari come biblioteche di quartiere, centri diurni e mercatini vari. Non da ultimo dovremmo dedicare più attenzione all’invecchiamento della popolazione, alla disoccupazione giovanile e all’integrazione dell’alta percentuale di popolazione straniera che vive con noi.

Sareste d’accordo di introdurre un pedaggio per entrare in auto a Lugano?

Nelle grandi città, come ad esempio a Milano, funziona, ma sono situazioni non paragonabili alla nostra. Piuttosto di pensare al pedaggio, dovremmo rafforzare in tempi brevi i mezzi pubblici di tutto l’agglomerato. Altrimenti succederà come per la tassa di collegamento: una buona intenzione che rischia di non essere capita e accettata, perché non prevede contemporaneamente alternative efficaci all’utilizzo dell’automobile.


Jacques Ducry

L’era delle ideologie è finita, ma i partiti, con qualche loro valore residuo, esistono ancora. Cosa significa essere sulla lista socialista per il Municipio di Lugano?

Esistere significa pure avere delle utopie, dei sogni, delle aspirazioni da realizzare in un contesto sociale positivo, nel quale ognuno dovrebbe mettersi a disposizione per migliorare le condizioni esistenziali di ognuno. Le ideologie sono il risultato di percorsi individuali e collettivi in realtà sociopoliticogeografiche anche diverse dove alcune hanno privilegiato l’individuo, altri il collettivo. Troppo semplice? Apparentemente sì, ma in Europa, nelle sue democrazie si tende sempre più alla loro pragmatica sintesi, dove la materia, il guadagno, il benessere materiale prevalgono sull’idealismo, sul coraggio, sulla coerenza della contestazione, sulla messa in gioco di se stessi. Il Ticino, Lugano, non fanno purtroppo eccezione. E la sinistra? Una sua parte neppure, il concetto di alternativa viene creato tramite una lista aperta ma alcuni privilegiano l’acquisito personale… Quelle tristesse! Cui prodest? Ai carrieristi, cadregari e intrallazzatori. Non è etico illudere il cittadino, dalle belle parole bisogna realmente passare ai fatti, con coraggiosa coerenza! I fratelli Carlo e Nello Rosselli, padri di «Giustizia e Libertà», sono stati fisicamente assassinati per le loro idee, per la loro coerenza nel resistere ai soprusi nazifascisti… Ora quasi nessuno rischia la propria pelle «politica» per un’idea, per un’opinione, sono privilegiati appiattimento e sudditanza. Oggi i partiti sono sempre più strumento di persone per interessi propri, sempre meno per veicolare visioni ideologiche e politiche, purtroppo nell’area progressista i litigi, sterili e strumentali, fra le sue componenti impediscono una reale creazione di quell’area (mio sogno) che dovrebbe proporre una società più giusta… Io ci credo, a Lugano Martino Rossi è riuscito, con l’avvallo di tutte le componenti, a creare una chiara piattaforma programmatica, per questo motivo mi sono messo a disposizione quale indipendente, con l’entusiasmo e la volontà di potere contribuire alla crescita dell’area, pure con il sorriso e la joie de vivre, con la schiettezza delle mie opinioni, senza calcolini elettoralistici, privilegiando l’apertura, la laicità, il libero pensiero, l’autodeterminazione, la Giustizia e la Libertà! Un seggio non deve essere ragione di vita, un’idea, forte e coraggiosa, sì.

La ricchezza, per poterla ridistribuire, va prima creata. La Lugano della finanza e delle «bollicine» si è oggi ridimensionata: sarà possibile, e in che modo, ritornare all’abbondanza passata?

D’accordo, ma dipende come crearla: Lugano è cresciuta finanziariamente, sino a pochi anni addietro, in modo eccessivamente artificiale beneficiando della frode e dell’evasione fiscale di cittadini italiani, ora si è fortemente e giustamente ridimensionata. Lugano ha una sana operosità che deve essere rivalutata con mirate misure di sostegno, dirette e indirette, con l’aiuto del Cantone: rivitalizzare la realtà culturale (viva il LAC, ma non solo), quella turistico-ambientale, quella artigianale e commerciale, interconnettendo centro, periferia e valle, affinché ogni abitante possa trovarsi a casa propria ovunque, creando così ricchezza a beneficio di tutti.

In questa legislatura breve ci si è concentrati soprattutto sul risanamento dei conti cittadini. Si è fatto eccessivo allarmismo?

No, era giustificato. Chapeau a Foletti e ai municipali tutti per avere iniziato il risanamento finanziario, con il giusto avvallo del Consiglio comunale. Il debito pubblico non deve essere solo tabù, ma contenuto in termini che permettano oculati investimenti e giusta attenzione alla politica sociale in senso lato. Che tutti, persone fisiche e giuridiche, paghino onestamente i tributi legali dovuti, pure così la casse verranno risanate a beneficio di tutti!

Il partenariato pubblico-privato per finanziare i futuri grandi progetti (vedi polo sportivo e polo turistico-congressuale) è una formula che presenta anche dei rischi?

Mi lascia perplesso. Oggi molti finanziatori, a volte di dubbia provenienza, privilegiano il tornaconto immediato, per poi abbandonare l’opera… Questi poli devono crescere e restare in mano pubblica, dunque di tutti, a loro beneficio.

C’è chi dice che Lugano ha perso la sua anima. L’ente pubblico che cosa può fare per ricrearla?

Appunto: ridare la Città a tutti i suoi abitanti, da Maglio di Colla al quai, aprendola alla vita sociale d’altri tempi… Con quella indispensabile elasticità pure verso i giovani,creando spensieratezza e compositi interessi, meno bavagli possibili, lasciamo il «silenzio» a altra «vita».

Sareste d’accordo di introdurre un pedaggio per entrare in auto a Lugano?

No, Lugano deve essere città aperta, in tutti i sensi, creando quelle strutture utili per ritrovare quell’anima (laica) che le permise d’essere faro cantonale e pure nazionale, che si possa tornare a dire «Lugano, città del mio cuore».

John Robbiani