La nostra era una soluzione pratica e sperimentata

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato e direttore del DECS

La tormentata questione dell’introduzione nelle scuole medie di un corso di storia delle religioni, proposto con un’iniziativa parlamentare di oltre dieci anni or sono, non ha per ora trovato una soluzione consensuale, presupposto indispensabile per non aprire un contenzioso inopportuno. La proposta del Governo, riassumibile nell’istituzione del corso obbligatorio di storia delle religioni insegnata dai docenti di storia accanto a quello classico confessionale gestito dalle Chiese, il tutto nello spazio temporale attualmente dedicato a questo ambito (1 ora a settimana), non ha trovato il consenso della Chiesa cattolica, contraria all’insegnamento di storia delle religioni da parte degli storici. Eppure anche la valutazione della Supsi aveva indicato questo modello come adeguato per tutti gli allievi, credenti e non credenti. Una soluzione pragmatica, già sperimentata altrove, che oltretutto non aggiungerebbe particolari costi in tempi finanziariamente non facili.

Se la conoscenza delle religioni, dei loro fondamenti e dei valori che esprimono, è importante per comprendere la realtà attuale, indipendentemente dalla fede che ognuno di noi può avere o non avere, che è e rimane un fatto personale, ritengo che sia un peccato che l’occasione non sia stata colta. Il punto di discordia, la qualifica dei docenti, non è a mio avviso sufficiente per gettare a mare questo innegabile passo avanti. Alla Chiesa cattolica abbiamo spiegato quanto sia importante nella scuola media attuale, che conosce già molte specializzazioni, non aggiungere l’ennesima figura professionale (il docente specialista della sola storia delle religioni), una figura che sarebbe costretta ad avere molte classi per poco tempo, che faticherebbe a conoscere i suoi allievi e che passerebbe gran parte del suo tempo a spostarsi da una sede all’altra per completare il suo orario di lavoro. I docenti di storia hanno una preparazione adeguata anche per insegnare agli allievi di scuola media i fondamenti delle religioni in termini storici (non si tratta di corsi accademici), e potremmo concepire assieme (scuola e Chiese) un testo di riferimento, potremmo semmai lavorare sulla formazione continua dei docenti di storia.

Nel messaggio dello scorso anno, oggi decaduto, il Governo ha espresso apertura verso una soluzione condivisa tra Stato e Chiese riconosciute. Nella speranza che anche il dialogo nel frattempo ripartito tra le Chiese possa permettere di trovare un punto d’incontro, la porta rimane quindi aperta.