Iniziativa contro la speculazione sulle derrate alimentari – ha vinto la speculazione

di Enrico Geiler, Camorino

Abbiamo perso, è vero, ma con l’onore delle armi (40 % di sì), e coscienti che stavamo dalla parte giusta.

Purtroppo alla maggioranza degli elettori sta bene che si speculi sulle derrate alimentari.

Male. Sì, perché la speculazione fa rincarare questi beni necessari e ne renderà sempre più difficile l’accesso ai poveri, alla faccia di una distribuzione equa del cibo a livello mondiale. Ma si sa, chi ha la pancia piena ha poca comprensione per chi ha fame.

Ma come funziona esattamente il meccanismo della speculazione sulle derrate alimentari?

Faccio un esempio concreto: in Sudamerica un produttore vende un grosso carico di mele, o meglio, ancora prima del raccolto si accorda con un commerciante sul prezzo di vendita e sulla data di consegna della merce. Il commerciante acquista così non il carico di mele ma IL DIRITTO DI COMPERARLO, appunto al prezzo pattuito da pagare entro la data concordata, ovvero alla scadenza del diritto (che probabilmente coincide con l’arrivo della merce in Europa). Intanto però il commerciante ha versato solo un piccolo acconto. Nella realtà questo DIRITTO DI COMPERA è uno strumento derivato dal bene primario (le mele) e assume forme e nomi diversi: opzioni, warrants, contratto a termine, ecc. Classico il ”diritto di compera” in uso nel settore immobiliare.

Fino qui tutto bene, tuttavia il commerciante vende il suo diritto di compera a un secondo commerciante, a sua volta convinto che le mele si potranno rivendere a un prezzo più alto. In seguito anche questo commerciante lo rivende a un terzo commerciante, ecc. Quando il carico arriverà a destinazione il diritto di comperarlo sarà passato di mano in mano decine di volte, e ogni volta con una maggiorazione del prezzo. Ma questo non basta per giustificare la variazione del prezzo delle mele che dipende comunque dalle regole del mercato (domanda e offerta). Per questo motivo il commerciante che detiene il DIRITTO DI COMPERA spesso e volentieri farà in modo da far lievitare il prezzo delle mele, per esempio creando artificialmente una carenza di mele sul mercato (trattenendo la merce in magazzino) o diffondendo notizie false che fanno supporre una carenza di merce (aggiotaggio), o creando difficoltà a altri fornitori, o utilizzando informazioni riservate (insider trading), o sfruttando abilmente le variazioni di prezzo naturali conseguenti alle variazioni climatiche, ecc. In questo modo riuscirà a vendere il suo diritto di compera a un prezzo molto più alto e conseguire un lauto guadagno. Questo perchè lui “il diritto di compera” lo ha pagato un infinitesimo del valore complessivo del carico di mele, però potrà incassare l’aumento di valore di tutto il carico di mele.

Già oggi l’aggiotaggio e l’insider trading sono considerati reati e perseguiti come tali, ma si sa, fatta la legge fatto l’inganno. E le vie della speculazione sono infinite.

Esempio concreto: alcuni mesi orsono alla borsa delle materie prime di Londra, nel corso di una mattinata, un ricco investitore ha comperato TUTTO il cacao disponibile sul pianeta. O meglio, ha comperato il diritto di comperarlo, il che non cambia nulla alla sostanza. Ovvio che a quel punto il prezzo del cacao lo decideva lui, e sicuramente il cacao non lo ha dato in beneficienza.

Va pure ricordato che da anni il commercio delle materie prime, incluse le derrate alimentari, si è professionalizzato con l’apparizione di decine di società specializzate in questo tipo di commercio e dotate di mezzi ingenti, il cui scopo è il profitto e che spesso agiscono senza scrupoli (sfruttamento della mano d’opera del terzo mondo, inquinamento, corruzione, dumping, ecc.).

Però alla fine della catena a pagare per tutti è sempre e solo il consumatore.

L’iniziativa voleva mettere un freno a tutto questo, in particolare nel settore delle derrate alimentari.

Ma gli elettori lo hanno impedito. Peccato per noi, ma grave per coloro che sono già in difficoltà economiche.

Un’ulteriore osservazione la riservo agli iniziativisti la cui comunicazione secondo me era poco aderente al tema. Infatti il richiamo in lingua straniera “GAME OVER” (in inglese – significa “il gioco è finito”) e tutta la pubblicità erano poco significativi, non avevano nessuna relazione con le derrate alimentari e ai più erano persino incomprensibili. Questo per sottolineare l’importanza della comunicazione in generale e della nostra in particolare.

Termino con questa battuta: la differenza tra noi e i paesi poveri consiste nel fatto che nei paesi poveri non sanno cosa mangiare, mentre noi non sappiamo come mangiare tutto il cibo di cui disponiamo. Considerando anche l’enorme quantità di cibo che nei paesi ricchi viene gettato, spero che un giorno alle nostre latitudini ci si faccia un esame di coscienza.

Anche questa volta a chi ha verrà dato e a chi non ha verrà tolto, e anche questa volta il sistema capitalista ha imposto le sue regole. Fino a quando?