San Gottardo tra funghi e raddoppio

di Davide Dosi, candidato al Municipio e al Consiglio comunale di Chiasso

Chiasso e il San Gottardo hanno un minimo comun denominatore: una via della cittadina che porta il nome della montagna simbolo del nostro Paese.

Nei dibattiti sul raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo (sì, raddoppio, perché quando si crea la copia di qualcosa, la si duplica o la si raddoppia), i sostenitori fanno sempre appello alla Costituzione e ai vincoli in essa contenuti: riassumendo, sarà impossibile utilizzare le quattro corsie perché la legge fondamentale lo vieta. Noi chiassesi, nel nostro piccolo, abbiamo una zona pedonale, fortemente voluta, che tale non è. Il tratto di strada che dalla dogana porta alla stazione, formalmente “pedonale e ciclabile con accesso veicolare limitato”, è di fatto una via aperta al traffico privato: certo, ci sono cartelli che indicano il divieto di accesso e di transito, ma il dissuasore (o fungo) che una volta si ergeva a regolarne l’accesso è sparito da tempo, e con esso il divieto. In effetti, non sono i controlli saltuari della polizia a impedire il transito di auto, moto, scooter e anche furgoni. La domanda sorge quindi spontanea: se non riusciamo a far rispettare il divieto di accesso a una zona pedonale, pensiamo davvero di poterci opporre alle pressioni che si produrranno sulle due corsie per senso di marcia al San Gottardo? Quesito rivolto anche alla Consigliera nazionale Roberta Pantani, strenua sostenitrice del «risanamento» e capodicastero Polizia a Chiasso.