La nostra Nazione non veste “Schwitzerland”

di Igor Righini, presidente del Partito Socialista

Questa nazione non è composta solo da famiglie autoctone; gli svizzeri con un passato migratorio di prima o di seconda generazione oppure le famiglie miste composte da stranieri e da svizzeri sono numerose. In Ticino pressoché una persona su due ha un passato migratorio; il gruppo composto dagli svizzeri e dagli stranieri con passato migratorio rappresenta infatti il 46,8% della popolazione residente. Ma a qualcuno non va giù questo mondo meticcio.

Per strategia politica taluni idealizzano la società del passato e inveiscono contro l’invasore straniero responsabile di distruggere le nostre tradizioni o di sottrarre il pane quotidiano ai connazionali. Gli strateghi del nuovo Stato nazionale vincono colpo su colpo con argomenti che toccano il cuore dei cittadini. Il pericolo della perdita delle “nostre” tradizioni oppure la fine dell’identità elvetica, l’estinzione dei ticinesi come ultimi di una dinastia, accrescono la volontà di riscatto popolare e convogliano grandi masse di elettori verso i partiti nazionalisti in difesa della Patria.

La presunta aggressione a scopo sessuale avvenuta domenica 21 febbraio su un treno regionale diretto a Lugano, ai danni di una giovane da parte di 4 cittadini africani, ha scatenato le ire di molti ticinesi contro gli stranieri in generale e suscitato l’odio dei boia del regime nazionalpopolare verso quei “buonisti divaricatori di frontiere”. La notizia si è poi rivelata falsa. Una comunità di due milioni di cittadini stranieri onesti, pari a circa un quarto della popolazione residente permanente svizzera offuscati da tre o quattro presunti stupratori. Nel giro di pochi minuti la notizia ha prodotto effetti devastanti spingendo sicuramente alcuni ticinesi dubbiosi ad aderire con maggiore convinzione all’iniziativa “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati”, oppure usando le parole della propaganda UDC per il “Sì all’espulsione degli stranieri criminali”. Non si fosse trattato di una bufala non cambiava nulla. Il recente invito UDC ad aderire alla loro iniziativa per l’attuazione in protezione della figlia o della moglie potenziali vittime di stranieri criminali stupratori, è solo un’ esempio fra i tanti di come si abusa dei sentimenti delle persone per raggiungere degli obiettivi politici determinati.

I criminali vanno puniti dal giudice in base ad una legge uguale per tutti. Gli onesti vanno lasciati liberi di vivere, senza macchinazioni politiche, senza leggi speciali a misura di straniero residente. Rispettiamo i valori della nazione. Il legislatore, ossia il popolo, non può farsi anche giudice, ciò che rappresenterebbe una chiara violazione della separazione dei poteri. Lasciamo al giudice il necessario margine di apprezzamento per distinguere il male. Non facciamoci trasportare dalla foga dei sentimenti. I cittadini residenti stranieri se sbagliano vanno giudicati al pari degli svizzeri. Impediamo la formazione di un duplice sistema delle pene e l’aggravarsi di situazioni famigliari intollerabili dal profilo umano con persone che vivono da tempo in Svizzera e che potrebbero essere espulsi per reati minori. Pensiamo sì alle vittime come preteso dall’UDC ma ricordiamoci che nel caso di un delitto minore le vittime non sono semplicemente coloro che hanno subito il danno come lo scasso di un capanno con il furto di una bicicletta. La prima vittima in questo caso è la famiglia residente del colpevole, magari di nazionalità Svizzera, che si troverebbe lacerata e spaccata in due per molti anni. In questo caso non si tratta di espellere dei criminali stranieri che vengono nel nostro paese per delinquere. Stiamo decidendo di cacciare allo stesso modo dei criminali i ladri di biciclette.

La nostra Nazione non veste “Schwitzerland”, con camicia Edelweiss, ma porta i panni dello Stato di diritto e si riconosce nelle parole del preambolo della costituzione federale: “…al fine di rafforzare la libertà e la democrazia, l’indipendenza e la pace, in uno spirito di solidarietà e di apertura al mondo, …”, parole di mamma Helvetia e non di un buonista socialista. Se guardiamo agli stranieri che vivono o giungono da noi con ottimismo e fiducia sapremo crescere e continueremo a distinguerci come un popolo forte, aperto, intraprendente, pacifico e giusto. Altrimenti noi svizzeri ci stiamo già estinguendo. L’iniziativa popolare UDC “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati”, in votazione il prossimo 28 febbraio, non rispetta il principio costituzionale di proporzionalità, ferisce la dignità umana e va respinta con un sicuro NO.