«Il San Gottardo, gli esperti e Leuthard»

Intervista pubblicata il 24 febbraio 2016 dal “Corriere del Ticino”
a Pietro Martinelli

L’ex consigliere di Stato spiega il no al secondo tubo maturato dopo una fase d’indecisione

Pietro Martinelli ha deciso: «Voterò no al San Gottardo». L’ex consigliere di Stato è giunto a questa conclusione dopo aver valutato e ponderato tutti gli elementi. E ora, in questa intervista al Corriere del Ticino, illustra le sue convinzioni. A partire dalla guerra delle perizie ritenuto «l’aspetto più deprimente di questa campagna». E per Martinelli la responsabilità è chiaramente del Consiglio federale, del DATEC e della sua direttrice Doris Leuthard che «ha voluto strafare dando l’impressione di voler addomesticare la comunicazione».

Tra pochi giorni conosceremo l’esito della votazione sul San Gottardo. Lei da che parte sta?

«Sulla questione del San Gottardo voterò no».

La campagna in vista del 28 febbraio è stata aspra, tesa, anche con colpi sotto la cintura, come raramente era accaduto. Come l’ha vissuta il Martinelli delle mille e più battaglie politiche?

«All’inizio ero abbastanza indeciso, capivo le ragioni relative alla sicurezza e avevo l’impressione, a torto, che le ragioni del no fossero almeno in parte di natura ideologica. Poi questa campagna mi ha fatto opportunamente ricordare che l’Iniziativa delle Alpi, dalla sua fondazione nel 1989, ha svolto un lavoro tutt’altro che ideologico, in difesa del nostro patrimonio ambientale. A partire dall’iniziativa del 1989 che ha portato nel 1994 all’approvazione da parte di popolo e Cantoni di quell’art. 84 della Costituzione federale (“la capacità delle strade di transito nella regione alpina non può essere aumentata”) che oggi si vorrebbe strapazzare. Un articolo combattuto strenuamente dal Consiglio federale e dalle Camere, ma approvato dal popolo e dai Cantoni. Grazie a questo articolo e al successivo art. 85 sull’introduzione di una “tassa sul traffico pesante”, il numero di mezzi pesanti che attraversano le Alpi svizzere (85% attraverso il San Gottardo) è sceso da 1,4 milioni nel 2000 a 1 milione nel 2013 (–29%). Un bel risultato intermedio, ma occorre completare l’opera e scendere sotto i 650.000 transiti come chiede la legge in vigore. La campagna “tesa come raramente era accaduto” cui si riferisce la sua domanda mi sembra soprattutto la conseguenza dalla sconfitta del 1994 subita dalla lobby dei trasportatori, dal mondo economico, dalla destra e dal centro, sconfitta alla quale molti non si sono mai rassegnati. Vedi al proposito l’iniziativa Avanti del 2004 e il relativo controprogetto del Consiglio federale che escludeva dal vincolo dell’art. 84 le strade di importanza internazionale, in particolare il San Gottardo. Iniziativa fucilata ancora dal popolo che ha capito il tentativo di svuotare di contenuto quanto aveva approvato 10 anni prima».

Abbiamo assistito anche alla guerra delle perizie: chiusura sì, chiusura no, per tre anni, anzi solo qualche mese. Insomma, una grande confusione. Cosa ne dice?

«La guerra delle perizie è certamente l’aspetto più deprimente di questa campagna. A mio parere la responsabilità principale è del Consiglio federale, del DATEC e della sua direttrice che ha voluto strafare dando l’impressione di voler addomesticare la comunicazione subordinandola ad interessi non trasparenti. Quegli stessi interessi che da sempre hanno combattuto l’art. 84 della Costituzione. La soletta intermedia che va rifatta subito oppure entro il 2035 o anche dopo se viene opportunamente ancorata (lavoro che può essere eseguito durante le chiusure notturne nelle quali viene fatta la normale manutenzione), la necessità di chiudere la galleria durante tre anni smentita da perizie che affermano che il risanamento può essere fatto senza un giorno di chiusura, le due canne che non aumentano la capacità di transito. Tutto sembra far parte più della narrazione di una favola che non di un approccio razionale a un problema tecnico e politico».

Sul tema delle perizie è tutta colpa dei tecnici o qualcuno dei politici non l’ha raccontata giusta?

«La responsabilità della campagna è dei politici che dovrebbero sapere se certe loro affermazioni possono essere contestate da tecnici in modo da creare imbarazzo e in questo caso, mi sembra che i punti imbarazzanti siano stati molti».

I contrari lamentano anche una certa tendenziosità nella formulazione della scheda di voto. La giudicano fuorviante perché manca il termine raddoppio. È un lamento giustificato?

«Credo che quello della formulazione della domanda sia il peccato originale che ha poi alimentato gli altri dubbi sulla trasparenza emersi successivamente. Noi siamo chiamati a votare un articolo di legge che disciplina l’art. 84 cpv 3 della Costituzione (“la capacità delle strade di transito della regione alpina non può essere aumentata”). Questo articolo dice che “la costruzione di una seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo è consentita” e che “la capacità della galleria non può tuttavia essere aumentata”. Da nessuna parte nel testo sottoposto a votazione c’è la parola “risanamento”. E allora perché la domanda che figura sulla scheda in sostanza chiede “volete accettare il risanamento della galleria autostradale del San Gottardo”? Una formulazione, volutamente forse, ingannevole per il cittadino disattento perché nessuno può essere contrario al “risanamento”».

I favorevoli sostengono che la sicurezza è alla base di questo investimento. Anche lei ritiene la galleria di 17 km ad una canna sola una sorta di bomba ad orologeria pronta ad esplodere in nuovi drammi come quello del 2001?

«Riflettendo su quello che ho letto e sentito durante la campagna sono giunto alla conclusione che il no di oggi non significa in nessun caso un no alla sicurezza (che può essere migliorata in altro modo ben prima del 2030 quando è previsto il raddoppio), ma significa no a una decisione azzardata e intempestiva a 4 mesi dall’apertura di Alptransit, no a indebolire l’interesse dell’economia europea a trasferire il traffico pesante sulla ferrovia, no a rendere più difficile l’attuazione della geniale proposta ( sempre dell’Iniziativa delle Alpi) di una borsa dei transiti alpini. Nel nostro mondo le cose in genere non avvengono perché sono giuste, ma perché ci sono importanti interessi convergenti affinché avvengano. Compito della politica è far si che la convergenza degli interessi avvenga su cose giuste. Se oggi annunciamo di voler costruire due canne che renderanno il traffico sotto il Gottardo più scorrevole quindi più attrattivo sarà molto più difficile in seguito convincere la politica europea a costruire in Germania e in Lombardia quelle infrastrutture che sono necessarie per un trasferimento su rotaia della maggior parte della merce che utilizza il nostro paese solo come corridoio di transito. La sicurezza comunque non è solo quella all’interno della galleria e non è solo quella relativa a incidenti del traffico, ma anche quella relativa all’ambiente e all’aria che respiriamo. Una questione di ponderazione tra due mali dove l’etica suggerisce di scegliere il male minore».

Quel gravissimo incidente con 11 morti cosa ci ha insegnato?

«Che un incidente in galleria può determinare situazioni spaventose e che occorre intervenire per minimizzarne l’eventualità tenendo comunque conto di quanto detto sopra. Ricordo un film sconvolgente a proposito del “male minore”, un film del 1982 dal titolo La scelta di Sophie».

È tra coloro che temono, una volta realizzata la seconda canna, il raddoppio della capacità?

«Il problema non è il raddoppio, ma un possibile aumento del traffico che ci sarà anche usando solo la metà delle 4 corsie proposte. Questione giuridica a parte sui diversi modi che potrebbero permettere a Governo e Camere di eliminare la condizione che “la capacità della galleria non può essere aumentata”, il traffico aumenterà anche senza aumentare la capacità teorica della galleria. Due canne rendono il traffico più scorrevole. Oltre che più scorrevole potrà anche essere più veloce perché la limitazione a 80 km/h non si giustificherebbe più. Nel Seelisberg è di 100 km/h. Infine il percorso diventerebbe più attrattivo e parte del traffico che si orienta verso il Brennero potrebbe essere attirato dalle due canne del San Gottardo».

Ha l’impressione che quest’opera persegua le esigenze dell’UE e di chi gestisce il commercio su gomma?

«Dell’UE non so. Spero anzi che l’UE accetti la borsa dei transiti alpini. Della lobby della gomma certamente sì».

L’ingegnere Martinelli cosa ne dice della discussione attorno al rifacimento e innalzamento della soletta?

«L’ingegnere Martinelli non dispone degli elementi per un giudizio tecnico. Non conosco il sistema statico, le caratteristiche costruttive della soletta, né lo stato di deterioramento della struttura».

Perché e in che modo AlpTransit potrebbe sopperire alla costruzione del secondo tubo?

«Non si tratta di sopperire, ma di favorire in questo momento tutto il trasferimento possibile del traffico pesante su rotaia e il potenziale è enorme anche grazie a un’opera per la quale abbiamo speso 24 miliardi di franchi».

Lo scenario delle stazioni di trasbordo, quella sorta di ecomostri in cemento, non la spaventa?

«In linea di principio le stazioni di trasbordo dovrebbero essere costruite nei paesi interessati a far attraversare la Svizzera dai loro prodotti: quindi in Germania e in Italia. Se evitiamo di regalare loro il raddoppio siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico».

Sabato il Corriere del Ticino ha intervistato un imprenditore che dirige un’azienda da 160 posti di lavoro e che ha una fetta di mercato oltre San Gottardo. Lui ha detto che la chiusura sarebbe catastrofica. Come gli risponde?

«Il problema di quell’imprenditore diventerebbe reale solo nel caso di una chiusura dell’attuale galleria per alcuni anni. Ma non mi pare, in base a quanto ho letto e sentito, che questa minaccia sia reale e non appartenga invece al mondo della narrazione che ha caratterizzato questa campagna».

Gianni Righinetti