Ma noi non siamo pecore

di Gina La Mantia, membro del Gran Consiglio

In Ticino se ne parla poco, qui la battaglia politica più appassionata e ardente si svolge sul campo del San Gottardo, ma nel resto della Svizzera il tema dell’iniziativa UDC dal-l’ingannevole titolo «Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati» è sentito e discusso. Per la prima volta, dopo anni di continui giri di vite in materia di politica migratoria e d’integrazione e di propaganda milionaria basata sulla paura e sull’esclusione, subita dalla popolazione in relativo silenzio, si nota una differenza: se da una parte la politica istituzionale è piuttosto invisibile, c’è, dall’altra, la cosiddetta «società civile» ad alzare la voce per opporsi a questo ennesimo attacco alla nostra Svizzera, alla nostra democrazia, al nostro Stato di diritto e alla nostra convivenza civile.

In poco tempo un appello popolare contro l’iniziativa per l’attuazione ha raccolto, ad oggi, ben 52.099 sottoscrizioni e oltre un milione di franchi – soldi che provengono da modeste donazioni tra i 20 e i 50 franchi – a sostegno di una campagna che, seppur meno vistosa e appariscente di quella delle pecore nere e bianche finanziata dal miliardario Christoph Blocher, porta i suoi frutti: secondo gli ultimi sondaggi il fronte dei favorevoli è crollato dal 51 al 46 per cento, mentre i contrari guadagnano terreno.

Saranno, evidentemente, le urne a stabilire l’esito definitivo della votazione. Ma oso sperare che la metafora delle pecore abbia stufato l’opinione pubblica, che la popolazione svizzera si sia svegliata e si liberi, finalmente, da questa malsana indottrinazione di paranoia collettiva avvenuta negli ultimi anni.

Sì, perché se è vero che i cittadini svizzeri sposano maggiormente persone di altre nazionalità, l’iniziativa proposta dall’UDC – che non è tanto di «attuazione», ma di vero e proprio inasprimento – va a toccare la nostra società nel suo più intimo: le nostre famiglie, i nostri cari, i nostri figli, i nostri mariti e le nostre mogli. Tocca, in modo particolare, la nostra gioventù, composta in grande numero da stranieri residenti in Svizzera di seconda o terza generazione, che si vedranno confrontati con un clima ancor più ostile e con delle leggi disumane nei loro confronti: due delitti «di bagatella» basteranno per scatenare l’automatismo dell’espulsione – via dalle loro famiglie, via dai loro amici e via dal loro lavoro, verso una nazione che forse appena conoscono e la cui cultura e lingua appartiene loro solo in modo molto limitato. Mano sul cuore: chi di noi, durante l’adolescenza, non ha mai trasgredito? Quanti di noi dovrebbero lasciare il nostro Paese, se questa nuova legge passasse e se fosse uguale per tutti?

Siamo, in fondo, svizzeri liberi e fieri di esserlo, smettiamola quindi di comportarci come pecore e mostriamo il cartellino rosso all’ingiusta, disumana e pericolosa iniziativa UDC.