Raddoppio e istituzioni, il futuro e il passato recente

di Bruno Storni, membro del Gran Consiglio

È risaputo, una buona maggioranza della popolazione di solito ha fiducia nelle nostre istituzioni. Però questa volta, sulla questione dell’uso o meno delle 4 corsie che avremo con il raddoppio, come proposto dalla maggioranza del Consiglio federale e delle Camere, la fiducia è messa a dura prova sia dalla fattispecie (faccio 4 ma uso 2) che dal fatto che il mantenimento dell’impegno/promessa delle istituzioni non riguarda il domani ma dovrà verificarsi fra 20 anni.

A questo si aggiunge che su questioni di traffico di transito ci sono precedenti poco promettenti riguardanti non solo il dibattuto e da tutti riconosciuto non-rispetto dell’articolo che doveva limitare drasticamente i transiti di mezzi pesanti a meno di 650mila/annui, ma anche le disattese promesse dei politici sul peso massimo dei mezzi pesanti che sarebbe dovuto rimanere a 28 tonnellate.

Facciamo un salto indietro di 24 anni quando il popolo approvò a grande maggioranza la realizzazione di AlpTransit, seppur senza l’obbligo del trasferimento del traffico pesante dalla strada alla rotaia, lasciando quindi tutta la libertà agli autotrasportatori europei a continuare ad attraversare le Alpi su gomma, ma con la garanzia delle istituzioni che il nostro Paese non avrebbe autorizzato mezzi pesanti da 40 ton. Ricordo che ad inizio anni 90, nell’accordo sul transito con l’allora Comunità europea (Ce), la Svizzera si era impegnata a raddoppiare la capacità di trasporto merci su ferrovia con la realizzazione delle gallerie di base, e questo in cambio del mantenimento del limite a 28 ton.

Il Consiglio federale prometteva allora alla popolazione, oltre al mantenimento del limite a 28 ton, l’introduzione di una tassa sul traffico pesante che avrebbe dovuto scoraggiare il transito dei Tir e trasferire le merci dalla strada alla ferrovia senza obblighi di legge (politica di trasferimento).

Finalmente nel 1994, grazie all’accettazione dell’Iniziativa delle Alpi, il principio della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni fu inserito nella costituzione (art 85).

Sappiamo poi come la Ce (spalleggiata anche da una parte degli attuali raddoppisti) fece di tutto per ostacolare l’introduzione della tassa. La Ce ottenne, oltre ad una netta diminuzione dell’importo con la sua introduzione nel 2001, l’innalzamento del limite da 28 a 34 ton, poi dal 2004, in cambio di un piccolo aumento della tassa, il passaggio dei Tir a 40 ton.

Ecco come si è liquefatta nel giro di pochi anni la promessa del Consiglio federale e dei politici del 1992, che ha portato all’invasione di 1 milione di Tir da 40 ton.

Intanto diligentemente abbiamo costruito AlpTransit per 24 miliardi, e finalmente per poter caricare gli autoarticolati nel frattempo cresciuti non solo in peso ma anche in altezza, stiamo investendo 1 miliardo per il corridoio da 4 metri, pagando anche i tratti in Italia, ma non abbiamo nessuna garanzia che le merci attraverseranno poi la Svizzera sul treno. Anzi il Cf racconta che la galleria di base non è stata fatta per trasportare autoarticolati, ma merci su carri merci.

La tanto decantata diminuzione dei transiti degli ultimi anni è dovuta più alla crisi economica del 2008 che alle misure della politica di trasferimento. Con il raddoppio la mettiamo ulteriormente in discussione, anche perché in Europa circolano già Tir da 60 ton a costi per tonnellata ancor più concorrenziali con la ferrovia dei Tir da 40 ton. E qui ricordiamoci le promesse del 1992, solo Tir da 28 ton, e ricordiamoci pure che oggi la Ce si chiama Unione europea ed è un po’ più grande di quella del 1992.