L’espulsione e le famiglie

di Rosemarie Weibel

Continuo a domandarmi come mai in un Paese come la Svizzera, in cui solo il 39,8% dei matrimoni è tra svizzeri mentre il 44,8% è tra una persona svizzera e una straniera (cfr. il Caffè del 31 gennaio 2016), si possa proporre un’iniziativa come quella per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati (iniziativa per l’attuazione).

L’iniziativa non colpirà gli stranieri non residenti (che da sempre, espiata la pena, vengono allontanati), e non colpirà gli stranieri senza legami familiari e sociali (già colpiti dalla precedente iniziativa e conseguente modifica del Codice penale svizzero), ma i nostri mariti, mogli, suoceri, generi e nuore, cognate e cognati, i padri dei nostri nipoti, i nostri amici e vicini. E anche se non approviamo che nostro genero coltivi la canapa o abbia commesso un altro reato, non credo che ci piacerebbe veder crescere i nostri nipoti senza un genitore che ha sbagliato – ed è già stato processato per questo – ma che è pure sempre un genitore. Se non si tiene più conto di altri interessi, quali il diritto alla vita famigliare, il rispetto dei legami affettivi, vengono distrutte numerose famiglie, amicizie e conoscenze, anche svizzere e con svizzeri. E questo non fa aumentare il nostro senso di sicurezza, anzi, ci fa vivere nella paura costante, nella solitudine.