Storia delle religioni, la libertà non è un’opzione

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Ha senza dubbio ragione Fiorenzo Dadò quando scrive su questo giornale che l’introduzione di un corso di storia delle religioni alla scuola media potrebbe essere utile per sconfiggere l’ignoranza su alcuni dei fondamenti della nostra e delle altre civiltà. Ma proprio per questa ragione allora esso dovrebbe essere seguito da tutti gli allievi e non essere alternativo all’insegnamento confessionale, che ha un’altra funzione e altri obiettivi.

Non si tratta qui di negare la libertà delle famiglie, ma di non ridurre quel che Dadò ritiene importante a una semplice opzione, perché così facendo si arriva a negarne espressamente proprio l’importanza. Perché mai imporre una scelta in nome della libertà quando è possibile, per chi lo vorrà, cumulare i due insegnamenti? Non ci sarebbe più libertà evitando agli allievi cattolici o evangelici interessati al corso confessionale di dover forzatamente rinunciare alla storia delle religioni?

Per questo il governo è favorevole al cosiddetto doppio binario, uno spazio obbligatorio per storia delle religioni per tutti e uno spazio facoltativo (come ora) per l’insegnamento confessionale. Tutto questo senza aumentare il tempo dedicato a questa disciplina (oggi un’ora settimanale). Su questa scelta anche la Chiesa cattolica si era detta d’accordo prima che la ricerca del consenso subisse una battuta d’arresto sul tema della qualifica dei docenti chiamati a insegnare storia delle religioni. È a partire da qui che si dovrebbe riprendere il discorso, non tornando indietro a discutere sui modelli.