Si può risanare senza chiusura e raddoppio

di Bruno Storni, membro del Gran Consiglio

Il Consiglio federale giustifica la realizzazione di un secondo tubo (chiamato di risanamento) con la chiusura per 3 anni dell’attuale galleria per l’inderogabile necessità, secondo rapporti USTRA 2008-10, del rifacimento della soletta intermedia. Nel messaggio alle camere scriveva: «La soletta intermedia, risulta già parzialmente danneggiata ed è sottodimensionata dal punto di vista statico, per cui deve essere demolita e rinnovata». Tutti gli altri lavori di risanamento, ritengo possano essere eseguiti senza chiusure totali, come avvenuto al San Bernardino dove tra il 1991 al 2007 sono stati fatti i seguenti lavori: creazione di un cunicolo di fuga e di salvataggio (uscite di sicurezza), demolizione e ricostruzione della piano stradale, abbassamento della platea del canale centrale, rinnovo del sistema di evacuazione delle acque (sistema separato) e dei canali tecnici, rinnovo degli impianti elettromeccanici, adattamento della ventilazione per l’esercizio normale e per il caso d’incendio alle esigenze attuali, sostituzione degli elementi prefabbricati di rivestimento delle pareti.

L’USTRA non solo invocava la chiusura per 3 anni, ma anche una chiusura preliminare di 140 giorni per poter sostituire subito la soletta nei tratti dei portali dove non avrebbe tenuto per i prossimi 15 anni, cioè fino all’apertura del secondo tubo. Ma proprio in questi mesi è uscita una perizia dello studio Balser&-Partner (B&P), commissionata dall’USTRA per la verifica della necessità dei 140 giorni, perizia che cambia completamente le carte in tavola. Infatti basandosi su tutta una serie di analisi e sondaggi eseguiti tra il 2010 e 2015 la perizia conclude che la soletta non è a rischio. La corrosione nella zona centrale (secca) è ferma, mentre ai portali dove c’è presenza d’acqua, il degrado prevedibile non è tale da mettere a rischio la resistenza statica almeno fino al 2035.

La soletta può essere mantenuta in assoluta sicurezza con piccoli lavori di riprofilazione e impermeabilizzazione nelle zone dei portali per 2,5 milioni e misure di rinforzo nella zona centrale per 1 milione (perizia B&P pagina 28). Quindi non va demolita. A pagina 21 della perizia B&P si può leggere chiaro e tondo che le misure di manutenzione alla soletta intermedia non richiedono alcun giorno di chiusura (keine voll-sperrung), tantomeno notti di chiusura supplementari (keine zusäzliche sper-rnächte), ma che si può fare tutto nelle regolari notti di chiusura (reguläre sperrnächte). Il tunnel non va chiuso per tre anni come si pretendeva.

Dalla perizia B&P si viene poi a sapere che nell’ambito di esami del 2012 si è scoperto che lavori di protezione alla soletta eseguiti nel 2006 e 2009 avevano avuto effetti limitati perché lo strato preparatorio non era stato applicato correttamente, e, aggiungo io, chi doveva controllare non l’ha fatto.

L’USTRA vuol farci spendere 3 miliardi per una seconda canna e per lavori di risanamento esagerati, ma non riesce a controllare semplici lavori di protezione del beton. Anche l’assunto che ogni 40 anni occorra rifare totalmente e quindi chiudere per lunghi periodi la galleria desta perplessità: prepariamoci per la Mappo-Morettina e simili. È pacifico, con queste premesse tecnico politiche e di gestione della galleria il raddoppio va bocciato. Rivediamo tutto con calma, c’è tempo, la galleria tiene fino al 2035, considerando che nei prossimi anni sapremo sicuramente sviluppare tecnologie e materiali per rinnovarla come il San Bernardino senza chiusure. Un errore di valutazione adesso sulla soletta potrebbe costarci carissimo non solo finanziariamente ma soprattutto in termini di vivibilità nel nostro cantone che con il raddoppio rischia di diventare una camionale europea tipo Brennero.