«Porre un freno potrà portare solo del bene»

Intervista pubblicata sul “Corriere del Ticino” il 12 febbraio 2016
a Pelin Kandemir Bordoli, capogruppo in Gran Consiglio

Per quali motivi è stata lanciata questa iniziativa?

«Anzitutto per una questione di principio, perché con il cibo non si specula né si gioca in borsa. Poi perché abbiamo visto che la speculazione sulle materie prime agricole ha portato a un aumento della povertà, della fame e delle situazioni disastrate che influiscono poi anche sui flussi migratori. Regolamentare questo settore dunque non può che essere utile e fare del bene».

Stando alle statistiche tuttavia i prezzi dei prodotti agricoli sono tutto sommato stabili. La speculazione ha davvero un’influenza sulle situazioni da lei descritte?

«Che la speculazione abbia un’influenza sui prezzi delle derrate alimentari e di conseguenza sulle condizioni di vita delle fasce di popolazione più povere e disagiate non lo diciamo noi, ma la Banca mondiale, che non è esattamente un’organizzazione di aiuto e solidarietà né un partito di sinistra. È lei che ha affermato che nel 2011 a causa dell’aumento dei prezzi del cibo sono cadute in povertà 44 milioni di persone e che una delle principali cause – non l’unica, è vero – di quanto successo è appunto la speculazione finanziaria di questi prodotti. Ribadisco: eliminarla o per lo meno regolamentarla non può che essere utile».

Anche se il divieto sarà giocoforza limitato alla sola Svizzera?

«Visto che molte aziende hanno sede in Svizzera e che in Svizzera o dalla Svizzera viene trattata buona parte dei prodotti agricoli che quotidianamente vengono scambiati nel mondo, direi di sì. È vero comunque che il problema, di conseguenza la soluzione, non potrà essere limitato solo al nostro Paese; in proposito faccio però notare che Stati Uniti e Unione europea si sono resi conto del problema e pure loro stanno studiando delle soluzioni per risolverlo. Anche l’ONU durante l’Expo 2015 di Milano, dove oltre un milione di persone hanno firmato una carta per il diritto al cibo, ha proposto una serie di provvedimenti in merito. Da questo punto di vista credo sia un bene se, come Svizzera, diamo un segnale».

Malgrado le conseguenze negative paventate dai contrari?

«A parte il fatto che la speculazione sulle derrate alimentari ha conseguenze negative dirette anche sul nostro Paese – non per nulla i piccoli agricoltori sostengono l’iniziativa – non bisogna dimenticare le conseguenze indirette di povertà e fame nel mondo, a cominciare dai già citati flussi migratori. Nel complesso l’esercizio dovrebbe quindi chiudersi in positivo».

Sarà realmente possibile controllare e verificare cosa realmente succede?

«Non vedo perché no. I mercati finanziari sono già soggetti a svariati controlli; si tratterà anche in questo caso di elaborare gli strumenti adeguati per effettuare questo tipo di lavoro».