Un favore ai coniugati benestanti

di Manuele Bertoli, consigliere di Stato

Con l’argomento della parità di trattamento fiscale tra coniugi e concubini, il 28 febbraio ci viene proposta dal PPD una nuova iniziativa fiscale che, se accolta, produrrebbe due effetti inopportuni.

Il primo, sono dati del Consiglio federale, è una perdita di 1.200 milioni all’anno di introiti per l’imposta federale diretta, di cui il 17% a scapito dei Cantoni, circa 8 milioni per il Ticino. A sua volta l’AVS dovrebbe erogare prestazioni per 2.000 milioni in più all’anno, di cui 400 milioni a carico diretto della Confederazione. Tutto questo per favorire solo una piccola parte benestante delle persone coniugate che vivono nel nostro Paese, non tutte le coppie sposate.

Evidentemente gli ammanchi si tradurrebbero nelle solite misure di risparmio, ovviamente sempre a carico di chi ha meno, sposato o non sposato che sia. Un’operazione del tutto ingiustificata, sbagliata nelle priorità, anche se ben confezionata dietro il paravento della parità di trattamento (che nella pratica è già una realtà, lo dice sempre il Consiglio federale), salvo per questa fascia esigua di contribuenti finanziariamente solidi.

Il secondo effetto è l’introduzione nella Costituzione del principio secondo cui il matrimonio non sarebbe concepibile che tra un uomo e una donna. Un principio rigido, irrispettoso della minoranza dei cittadini che non ha un orientamento eterosessuale, inopportuno soprattutto nel contesto attuale nel quale diversi Paesi hanno fatto passi in direzione diversa, compreso il nostro, che qualche anno fa ha adottato la legislazione sulle unioni registrate di coppie omosessuali.

L’iniziativa popolare, dietro un paravento attrattivo, in realtà si occupa solo di una piccola fetta di coppie sposate benestanti, facendo ricadere su tutti gli altri gli effetti negativi degli importanti tagli finanziari proposti, e introduce nella nostra Costituzione un principio restrittivo sul matrimonio che non ha euguali nel nostro continente. Per questo va respinta in votazione popolare.