Per una moderna concezione di famiglia

di Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale

È colorato e moderno il sito della campagna contro l’iniziativa denominata “per il matrimonio e la famiglia” sulla quale voteremo il prossimo 28 febbraio. Molto più convincente anche negli argomenti, rispetto all’anacronistica propaganda dei fautori che con la loro iniziativa propongono una definizione estremamente conservatrice del matrimonio introducendo nella Costituzione una discriminazione verso le coppie dello stesso sesso.

Come legge nel testo sottoposto al voto popolare, l’iniziativa in questione definisce il matrimonio come l’unione tra una donna e un uomo. Una definizione così esplicita vieta di fatto e in maniera duratura l’unione con un partner dello stesso sesso e renderà impossibile rispondere in futuro all’evoluzione della società. Si tratterebbe di un ritorno al passato contrario allo spirito di apertura non discriminatoria che hanno ottenuto le coppie omosessuali negli ultimi anni, anche nel nostro Paese. La necessità di sopprimere la penalizzazione fiscale delle coppie sposate non la si raggiunge introducendo un’ulteriore discriminazione, bensì con il passaggio all’imposizione individuale, ossia l’imposizione fiscale separata dei due coniugi, metodo più semplice ed equo per eliminare questa penalizzazione. Definendo come fa l’iniziativa “il matrimonio come una comunità economica”, dal profilo fiscale le coppie sposate verrebbero tassate congiuntamente come già accade oggi. Il che svantaggia i coniugi che lavorano entrambi.

L’imposizione fiscale individuale sarebbe definitivamente impossibile. Accettando l’iniziativa, continuerebbe il modello di tassazione comune della coppia per quanto riguarda l’imposta federale diretta. Ma l’elenco degli aspetti negativi e pericolosi di quest’iniziativa non si ferma qui. A quanto già esposto, si aggiungono i costi per gli enti pubblici: fino a 2,3 miliardi annui che mancheranno nelle casse già vuote di Confederazione e Cantoni. Mancati introiti che peseranno sulle casse pubbliche e che porteranno a riduzioni di prestazioni e servizi ai cittadini e alle cittadine, soprattutto alle famiglie, che con quest’iniziativa si dice voler sostenere. È facilmente immaginabile che la scure dei risparmi si abbatterebbe sui sussidi ai premi cassa malati, sui contributi alle strutture di accoglienza per i bambini o sulla formazione Quanto propongono gli autori dell’iniziativa va quindi ben al di là della sola questione di “correzione di un problema fiscale”: Se accettata quest’iniziativa precluderà il passaggio all’imposizione fiscale individuale, indipendentemente dallo stato civile e dalla scelta di vita di ognuno, e creerà un buco nelle finanze pubbliche. Non correggiamo un problema creandone molti di più. Un No all’iniziativa “per il matrimonio e la famiglia” è doveroso nei confronti di tutti i tipi di famiglia, da quelli tradizionale, a quelli patchwork, dai conviventi fino alle coppie dello stesso sesso.