Votiamo no al disastro del raddoppio

di Alessandro Robertini

La paura di rimanere isolati sembra essere l’argomento chiave dei favorevoli al raddoppio della galleria stradale del Gottardo in votazione il prossimo 28 febbraio. L’unico che rappresenta una novità rispetto alle votazioni passate sul tema. Nel merito di tutti gli altri argomenti, sicurezza compresa, non è il caso di soffermarsi dal momento che già in passato la popolazione si era espressa più volte in modo negativo, l’ultima volta l’8 febbraio 2004 dopo il famigerato incidente del 2001, ossia in tempi assolutamente non sospetti, ritenendo il tunnel adeguato alle necessità con il 63% di no. Riproporre quindi questi argomenti a sostegno della nuova votazione è fondamentalmente scorretto e irrispettoso della volontà già più volte espressa dai cittadini svizzeri.

Ora, dopo circa dieci anni, con l’allettante scusa dell’isolamento che, a detta dei favorevoli, porterebbe ad un’ipotetica decrescita economica, si riporta il tema all’attenzione del popolo sovrano. L’unico argomento su cui ci si deve soffermare a riflettere è appunto solo questo e non quelli su cui ci si è già ampiamente espressi. Isolamento. Una parola grossa che apparentemente esprime una forte valenza catastrofica. Se riflettiamo attentamente ci rendiamo però conto che non di ciò si tratta. Il Ticino non sarà per nulla isolato. Nel momento in cui sarà necessario procedere al risanamento avremo in attività già da alcuni anni la nuova trasversale ferroviaria alpina AlpTransit, avremo sempre in attività l’attuale linea ferroviaria sgravata di buona parte del suo carico attuale, avremo la strada del passo che con una serie di interventi mirati potrebbe essere mantenuta aperta durante tutto l’anno come già avviene per il passo del Lucomagno e altri passi sparsi lungo l’arco alpino, senza dimenticare l’asse del San Bernardino (pur sempre di autostrada si tratta). L’attuale ferrovia servirà inoltre a evitare anche i paventati e tutti da verificare disagi di cadenza di un eventuale trasbordo su ferrovia del traffico stradale. Ricordiamoci che da giugno il Gottardo sarà attraversato da ben quattro, ribadisco quattro, binari ferroviari! Non ci si venga quindi a propinare la storiella dell’isolamento e delle relative conseguenze economiche.

La vera catastrofe sarebbe invece quella ambientale che si verificherebbe nel caso in cui a fine mese il popolo dovesse acconsentire a costruire una seconda galleria stradale sotto il Gottardo. Già il semplice fatto di avere due canne separate seppur utilizzate su un’unica corsia porterebbe ad un aumento rilevante del traffico, da una parte per la maggiore scorrevolezza dovuta alla percezione psicologica verso l’infrastruttura, dall’altra, dal momento che nessuna legge lo vieta, perché la velocità verrebbe aumentata da 80 a 100 chilometri orari come in tutti i tunnel monodirezionali. Ciò comporta già da sé un incremento matematico della capacità del 25%. Se poi si considera che una modifica costituzionale può essere messa in votazione con l’apporto di centomila firme di cittadini svizzeri, difficilmente il popolo boccerebbe una proposta di utilizzo su quattro corsie (due per direzione), dal momento che l’infrastruttura sarebbe già a disposizione per essere utilizzata. Solo un idiota compera qualcosa di utilizzabile per poi non usarlo.

Per evitare che il traffico pesante passi da uno, già oltre il limite legale di 650’000, a due milioni l’anno con una notevole riduzione della sicurezza per tutti gli utenti da Basilea a Chiasso e un ragguardevole incremento del carico ambientale, è opportuno riflettere bene, come ha fatto il nostro caro clown Dimitri, e porre nell’urna un chiaro no il prossimo 28 febbraio.