Un autogol per la Svizzera

di Jacques Ducry, membro del Gran Consiglio

La Svizzera è un Paese democratico, indubbiamente. Come gli altri Paesi democratici emersi da un lungo processo storico di affinamento delle istituzioni e di ricerca di equilibrio fra poteri pubblici, si è da tempo dotata di un potere giudiziario che, fra gli altri suoi compiti, ha quello di verificare se le sentenze a danno di coloro che commettono reati siano giuste, compatibili con la legge svizzera e proporzionate al reato commesso. Come in ogni altro Paese democratico, anche in Svizzera, che gode di un ampio sistema di democrazia diretta, ovvero della continua possibilità dei cittadini di modificare le leggi che li riguardano, l’impianto giudiziario e le sue regole sono sottoposti alle decisioni popolari tramite referendum o iniziativa.

Il prossimo 28 febbraio il popolo svizzero si esprimerà, quindi, sull’iniziativa di “attuazione” dell’Udc che chiede il “rinvio automatico (ovvero l’espulsione dal Paese) dei criminali stranieri”. Gli è, però, che questo rinvio “automatico”, secondo la nuova proposta dell’Udc (pochi anni fa ne abbiamo approvata a stretta maggioranza un’altra e il parlamento elvetico ne stava implementando lo spirito legislativo), concernerebbe, se l’iniziativa passasse in votazione, anche reati minori, se non proprio minimi. Che cosa significa tutto ciò? In primo luogo, se il popolo svizzero decidesse di votare a maggioranza la nuova iniziativa dell’Udc, la giusta discrezionalità dei giudici sarebbe abolita e il fattore umano, preso in considerazione dal principio di proporzionalità, cesserebbe di esistere in questo ambito. Si tratta, o meglio si tratterebbe, di una grave deriva del diritto svizzero, tale da creare de facto una società a due velocità in cui i circa due milioni di stranieri residenti in Svizzera si troverebbero una sorta di spada di Damocle sopra la testa ogni volta che dovessero commettere anche il più lieve dei reati penali.

Ma naturalmente i “tribuni” dell’Udc (Blocher, Freysinger…) non si fanno alcun problema nello sbandierare ai quattro venti la necessità di una legge tanto iniqua e tanto pregiudizievole verso un quarto degli abitanti del Paese. No, essi sbandierano che “ciò che succede ai criminali non gli interessa poi tanto” omettendo di dire che, secondo la loro proposta, questi “criminali” da espellere nella maggioranza sarebbero dei ladri… di biciclette.

È giusto, allora, contrapporsi fortemente a quest’iniziativa iniqua che, di fatto, creerebbe una sorta di “apartheid” giuridico di triste memoria: da una parte, la popolazione svizzera di passaporto difesa dalle leggi svizzere, dall’altra, gli svizzeri “senza passaporto” discriminati dalle stesse leggi (fra l’altro, la nuova legge permetterebbe l’espulsione anche di coloro che sono nati e cresciuti in Svizzera, ma privi di passaporto; si tratterebbe dunque di espellere i cittadini del proprio Paese dal… proprio Paese). È chiaro, e lo voglio sottolineare con forza, che nessuno è “dalla parte dei criminali”. In qualità di ex magistrato penale ho passato più di vent’anni combattendo il crimine, e non viceversa. La portata delle proposte che voteremo il 28 febbraio è, però, grandemente ingiusta e potrebbe trasformarsi in un autentico tarlo che corrode dall’interno una società in gran parte sana come la nostra. L’idea dell’Udc di “espellere senza se e senza ma” cittadini privi di passaporto macchiatisi di reati minori è dannosa ed è, per di più, di grave pregiudizio per i nostri rapporti con l’Unione Europea: espellere parecchie migliaia di residenti in Svizzera all’anno, come vorrebbe l’Udc, pregiudicherebbe ulteriormente le relazioni con il nostro migliore partner economico e, aggiungo, “democratico” (giacché l’UE possiede una democrazia evoluta, ovviamente migliorabile, nell’ambito giuridico).

In definitiva, terrorizzare una fetta importante della nostra popolazione ignara di poter essere accompagnata alla frontiera ed espulsa anche per mancanze lievi, sarebbe un vero autogol per la Svizzera che, se ciò accadesse, retrocederebbe di molto nella classifica dei Paesi che rispettano i diritti dell’uomo. Per coloro che, invece, commettono delitti gravi, auspico che la legge sia giusta e implacabile: dura lex, sed lex.