Tunnel del Gottardo: ma il progresso dice sì

di Bruno Cereghetti

Ormai salvo i nostalgici del paese di Heidi, che ancora esaltano un Ticino senza collegamento autostradale verso il nord, tutti convengono su due cose: che il tunnel del San Gottardo deve essere risanato e che per farlo bisogna investire un bel po’ di soldi.

Ora spendere soldi per copiare il passato è una prospettiva non solo conservatrice, ma anche insensata. Si ripristinerebbe una sola canna pericolosissima, a elevato rischio di morte per le persone, fuori norma rispetto alle direttive europee per il traffico in galleria, che non assicura il collegamento continuo del Ticino, che sfregia il territorio con i terminali di carico ferroviario a Biasca e Erstfeld poi da smontare, che preluderà all’apertura del traffico pesante tra Chiasso e Biasca anche nelle ore notturne e che obbligherà le generazioni future a spendere di più quando tra 30 o 40 anni bisognerà di nuovo risanare l’assurdamente unico tubo di scorrimento.

Per rifuggire questa tetra prospettiva esiste solo la visione progressista del secondo tubo senza aumento di capacità, con corrente di traffico in gallerie separate su una sola corsia. E che offre la massima sicurezza possibile alle persone prima di tutto, ma anche al cantone. La seconda canna della sicurezza permetterà alle persone di affrontare con la necessaria tranquillità l’attraversamento delle Alpi. Se poi in futuro le vetture saranno dotate di maggiori congegni che facilitano la guida, tanto meglio per tutti. Ma non ci si illuda con l’utopia delle auto che si guidano da sole. Oppure con l’assurdità del guardrail centrale, che nella realtà aumenta solo la pericolosità della percorrenza normale: 17 km in una galleria stretta con a fianco una barriera è una prospettiva rabbrividente.

Sicurezza significa prima di tutto rispetto per le persone. E già questo sarebbe sufficiente. L’Europa si è già resa conto da tempo di ciò e ha varato direttive precise che non solo escludono nuove costruzioni con il traffico bidirezionale in una sola galleria quando il flusso è importante, ma prescrivono che anche i risanamenti devono rispettare queste, peraltro elementari, norme di sicurezza. Per il San Gottardo non resta pertanto che seguire gli esempi virtuosi del tunnel del Fréjus, della galleria ferroviaria del Ceneri o del futuro collegamento autostradale di Locarno; tutti previsti in due gallerie con scorrimento separato in ossequio alle norme di sicurezza delle persone e di rispetto verso le medesime.

Poi c’è la sicurezza del collegamento continuo del Ticino con il resto della Svizzera. Nessuno, di serio almeno, e tantomeno l’Ufficio federale delle strade, ha mai sostenuto che un risanamento possa avvenire senza chiusura totale del collegamento autostradale. Ora è impensabile un Ticino che per tre o quattro anni, durante i lavori di risanamento, ritorni al passato; oppure che resti isolato in futuro se vi fosse un inconveniente nell’assurdo monotubo e nel contempo cause naturali bloccassero la via ferroviaria.

La prospettiva del secondo tubo senza aumento di capacità è poi perfettamente conforme alla Costituzione federale, come ben conclude la perizia del prof. dott. Philippe Mastronardi commissionata dall’Iniziativa delle Alpi. E l’Unione europea ha già dato il suo consenso scritto, senza riserve, al fatto che il progetto in votazione è conforme al diritto comunitario.

Rispettiamo infine le generazioni future, consegnando loro un’opera sensata e finita. E la si smetta di essere paternalisti nel voler condizionare le generazioni a venire, forzando il potenzialmente mortifero monotubo solo per timore di facilitare ipotesi di scorrimento allargato. Si tratta solo di un bieco segno, conservatore, di sfiducia verso il futuro. Solo quelle generazioni, in un’imprescindibile votazione popolare, potranno dire cosa ne sarà della percorrenza alpina futura. E avranno di certo la maturità necessaria per adottare la prospettiva a quei tempi più opportuna.

In definitiva dunque votare sì significa essere progressisti. Votare no conservatori e passatisti. Allora, senza esitazioni, deve scaturire il sì della logica e della ragione, per la sicurezza e il rispetto delle persone prima di tutto, ma anche per la tutela di un Ticino dinamico.