«Bertoli mi spiegherà tutto di persona»

Intervista pubblicata il 25 gennaio 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Igor Righini, presidente del Partito Socialista

Il nuovo presidente del PS parla del consigliere di Stato, dei Carobbio e di Corti

Igor Righini: classe 1966, architetto, di Pollegio. È lui il nuovo presidente del Partito socialista. A bocce ferme il Corriere del Ticino lo ha intervistato.

Come si sente ora che, passato il congresso e una notte, è a tutti gli effetti presidente del PS ?

«Sono soddisfatto, consapevole che c’è da fare, ma sabato è stato un bagno di grandi emozioni che non dimenticherò. Mi devo ancora riprendere dallo shock emotivo».

Ha festeggiato con amici o con i politici in prima linea che hanno sostenuto la sua candidatura?

«Terminato il congresso non ho potuto festeggiare con gli amici perché sono stato rapito dai giornalisti per una prima reazione e qualche intervista al volo. Poi ho dato attenzione a chi mi è stato vicino, agli amici, sono tornato a casa a Polleggio a festeggiare in piazza la mia vittoria».

A chi dice che dietro la sua candidatura c’era la famiglia Carobbio, con in prima linea la consigliera nazionale Marina Carobbio, come risponde?

«Che Marina è una persona che quelli della mia famiglia conoscono da tempo. Marina è amica di mia moglie; sono state a scuola assieme. Poi capisco che c’è magari qualcuno che vuole malignare su queste cose. A loro non saprei cosa rispondere, semmai con una battuta: se la prendano con il direttore di quella scuola che le mise in classe assieme».

Ha ottenuto ben 183 voti. Ora si sente il presidente di tutti?

«Credo che per diventare il presidente di tutti i socialisti non bastano i voti o un’elezione. Occorre iniziare a lavorare, anche se i numeri dicono che sono stato quasi acclamato. Ma si diventa un presidente riconosciuto e stimato quando alle parole seguono i fatti. Parlare è più facile che agire e questa è ora la mia sfida».

Su Facebook, con grande signorilità, lo sconfitto Carlo Lepori le ha fatto i complimenti e gli auguri. Claudio Corti sembra averla presa molto meno bene. Vi siete parlati?

«Corti non l’ho visto e non l’ho sentito dopo il congresso. So che è partito arrabbiato. In effetti le sue aspettative erano molto alte e alla comunicazione del voto (ndr. 9 i preferenziali raccolti) la base non lo ha seguito. Alla fine credo che lui sia stato molto esplicito affermando che era il migliore e che si doveva votare per lui. Io non ho questo carattere e questa forza: non ho mai avuto l’ambizione di presentarmi come leader, come trascinatore. Il partito si è riconosciuto più in me, più umile e determinato a fare un discorso d’insieme. Con Lepori ho parlato e parlerò per il passaggio di consegne. Forse la base non ha capito il suo dire (quando ha assunto il ruolo ad interim) di non volere fare il presidente e poi cambiare idea. È un signore, lo ringrazio».

Il suo discorso da candidato è stato equilibrato. Per accontentare tutti senza scontentare nessuno?

«Io dico che era molto profilato come discorso d’insieme, ma senza generare alcun tipo di rottura. Io non voglio e non posso gettare l’attuale PS dalla finestra e farne un altro. Sarebbe da incoscienti. Lavoriamo bene, lavoriamo assieme, con spirito rinnovato. Rappresento una continuità e nello stesso tempo una novità. Così raccoglieremo frutti».

Quale sarà la sua prima mossa sul ring della politica cantonale?

«Di solito i politici non svelano le mosse. Faccio anche io così».

A pochi giorni dal congresso Manuele Bertoli ha presentato un articolato documento denominato «contributo al dibattito politico». Lo ha letto e cosa ne dice?

«L’ho letto e ne parlerò direttamente con lui. Ci siamo appena sentiti (ndr. nella giornata di ieri) e ci vedremo».

Non crede che l’esposizione chiara e netta su molti punti, come l’adesione all’Unione europea e i Bilaterali, finiscano per dover forzatamente essere anche suoi. Insomma, Bertoli ha voluto preventivamente dettare la linea al nuovo presidente?

«Non vedo questo pericolo. La nostra struttura è davvero democratica e in direzione ogni voto conta uno. Vale per me presidente e vale per il consigliere di Stato. Manuele fa bene ad esprimere ciò che vuole, sui termini e sui tempi c’è chi lo ha criticato. Qualcuno ha detto che avremmo fatto meglio ad approfondire il tutto in una conferenza. Io, prima di esprimermi, voglio parlarne con lui, così mi spiegherà tutto di persona».

Entro quando la squadra (intesa come direzione) di Righini sarà pronta per entrare in azione?

«Io sono una goccia di pioggia e ho bisogno altre gocce di pioggia per costituire quella massa d’acqua che serve a fertilizzare. Vedremo chi resterà e chi no in direzione. Credo che entrerò in carica in occasione del Comitato cantonale del 24 febbraio».

Gianni Righinetti