Oltre il ‘momento no’

Intervista pubblicata il 21 gennaio 2016 su “la Regione”
a Igor Righini e Bruno Storni, candidati alla presidenza del Partito Socialista

Igor Righini vs Bruno Storni

Quattro candidati per una poltrona, quella della presidenza cantonale del Ps. Quattro profili e altrettante sensibilità che si confronteranno davanti ai delegati socialisti sabato prossimo in congresso a Manno. Sull’edizione di ieri, il primo faccia a faccia con due di loro, Claudio Corti e Carlo Lepori. Oggi tocca a Bruno Storni e Igor Righini.

Igor Righini e Bruno Storni, lo scorso ottobre entrambi in corsa per il Consiglio nazionale. Elezioni che, sei mesi dopo la batosta alle cantonali di aprile, hanno visto il Ps marciare sul posto. Il partito è in crisi? E se del caso, per quale motivo? Si tratta di una crisi strutturale o congiunturale?

Bruno Storni – Alle federali non si è riusciti a riconquistare il secondo seggio al Nazionale che nel 2011 era stato regalato alla Lega per un centinaio di schede. Una sconfitta. Per quanto concerne invece le cantonali, il nostro gruppo ha cinque granconsiglieri in meno rispetto a nove anni fa. Non è poco. E quando perdi, sei in crisi. E in questo senso anche il Plr non ha recuperato il secondo consigliere di Stato e il Ppd ha perso seggi in parlamento. Poi, vero, la situazione ticinese è estrema: dumping salariale, quindici contratti normali di lavoro e via dicendo. C’è malessere e la gente ha paura. E se i bilaterali hanno portato benessere a livello svizzero, in Ticino hanno portato anche grossi problemi. Ciò non gioca a favore del Ps.

Igor Righini – Per quanto concerne le federali, il partito non ha raggiunto l’obiettivo di raddoppiare il numero di consiglieri nazionali, limitandosi a confermare l’uscente Marina Carobbio. Tuttavia, crisi è una parola troppo grande. C’è un problema congiunturale: l’Europa si confronta con problemi abilmente cavalcati dalla destra, mentre i partiti di sinistra indietreggiano un po’ ovunque. È un periodo di bassa congiuntura per il socialismo.

Un ‘momento no’, insomma. Oppure al partito mancano idee o persone? O entrambe, per rilanciarsi?

Righini – A ogni partito servono idee e consenso. E non penso che al Ps manchino le idee. Le difficoltà sono da ricondurre al cattivo momento congiunturale. Non è nelle nostre corde promettere, per esempio, il blocco dei bilaterali oppure la costruzione di muri al confine. Il Ps propone misure realizzabili e concrete.

Storni – E poi in una situazione come quella attuale, caratterizzata da una pressione sui salari e da una forte concorrenza con i lavoratori stranieri, ci si dimentica che il Ps di idee ne ha e ne ha portate avanti molte. Alludo per esempio agli assegni familiari, all’Avs e all’Ai. Grandi progetti che nascono da idee socialiste.

D’accordo, le idee non mancano. Oggi però parte di quello che una volta era il vostro elettorato vota Lega.

Storni – Concordo. Ma la Lega più che idee propone protesta: costruire un muro alla frontiera è una sparata. E che idee hanno gli altri partiti? Il Plr, altro esempio, propone di togliere un anno di scuola dell’obbligo per risparmiare…

Righini – La Lega ha il merito di saper catturare grandi consensi. Il demerito consiste nel fatto di non saper risolvere problemi come la precarietà del mondo del lavoro, l’inquinamento e via dicendo. Quella di oggi è una società impaurita dalla strumentalizzazione populista. Paura che non permette di recepire i nostri messaggi a mio parere necessari a costruire un equilibrio sociale.

La Lega non propone soluzioni? La tassa di collegamento, o tassa sui posteggi, è una misura volta a risolvere un problema.

Righini – La tassa di collegamento è una soluzione a corto termine che arginerà il problema del traffico, ma non lo risolverà alla radice.

Storni – E non si tratta di una proposta della Lega, ma di una misura decisa negli anni Novanta dal parlamento che un consigliere di Stato (Claudio Zali, ndr) ha rispolverato, per ridurre i problemi del traffico e finanziare il trasporto pubblico. A tal proposito, è grave il doppio gioco del Plr: in Gran Consiglio ha sostenuto la misura, ma dietro le quinte fa di tutto per contrastarla. Così scade la politica e non si risolvono i problemi del Paese.

Sempre a proposito di Lega, al Ps non farebbe comodo uno strumento di ‘propaganda’ come il Mattino?

Righini – Di sicuro la comunicazione del partito è una delle priorità da affrontare. E lo è anche per la base del partito: in questi giorni di campagna per la presidenza, diverse persone ci hanno spiegato quali sono le loro preoccupazioni. Una di queste è appunto la comunicazione: oggi è dispersiva e non incisiva. I nostri valori vanno espressi in altro modo. Ci vorrebbe un settimanale che sappia aprirsi alla società ticinese e riacquisire un rapporto con i cittadini.

Storni – Sulla questione ‘Confronti’ (il mensile del Ps, ndr) sono stato molto critico all’interno del partito. L’ho anche scritto: lo leggiamo solo noi, se lo leggiamo. Non serve parlare di siccità in Africa e non scrivere che in Gran Consiglio ci battiamo sul dimensionamento degli acquedotti in Ticino. Ma tant’è, ora si è in una fase di riflessione. È anche una questione di mezzi: non possiamo permetterci un settimanale come il Plr.

Plr, Lega. Ossia la maggioranza di centrodestra a cui i ticinesi hanno affidato la guida del Paese. E ora il governo sta allestendo la manovra di rientro da 180 milioni. Quale atteggiamento dovrebbe assumere il Ps? Collaborare o opporsi ai tagli?

Storni – Dipende dal tipo di tagli che il Consiglio di Stato prospetterà. Mi lascerò stupire. Di sicuro 180 milioni non sono bruscolini e non capisco dove andranno a prenderli. In ogni caso occorre essere in chiaro, in particolare in Gran Consiglio, su come si vuole procedere per risanare i conti. Se da qualche parte c’è grasso che cola, va rimosso. Ciò magari migliorerebbe l’efficienza della macchina pubblica. Peccato però che se, per esempio, si sostituisce un bus con uno a richiesta, poi piovono interrogazioni presentate da chi invoca a gran voce il risanamento dei conti. Inoltre, ci fossero salari decenti in Ticino avremmo meno spese sociali e più gettito d’imposta: il problema sarebbe risolto.

Righini – Sarà importante, una volta noti i dettagli di questa manovra, analizzare bene la situazione. Se per esempio si potrà risparmiare in ambito energetico ristrutturando tutti gli edifici pubblici, si farà ecologia e si farà economia. Ma il problema è un altro. Bisogna sapere se con questa imponente manovra di rientro finalizzata al pareggio dei conti del Cantone, c’è chi sta approfittando per minimizzare il ruolo dello Stato nella società. Se si tratta di ciò, se ci sono forze politiche che sfruttano questa occasione per rendere marginale il ruolo dell’ente pubblico, allora la risposta del Partito socialista deve essere unica e inequivocabile: siamo contrari.

Si vedrà. Intanto a destra si celebra il matrimonio fra Lega e Udc e al centro si assiste ad ammiccamenti fra Plr e Ppd. Per delle alleanze, il Ps invece guarda…

Storni – Sicuramente all’area progressista, dove su temi di fondo, quali giustizia sociale e lavoro, c’è sintonia fra i socialisti e gli altri partiti. Basti pensare a quanto fatto in parlamento con l’Mps per la pianificazione ospedaliera. Occorrerà anche collaborare con i Verdi, perché quello dell’ambiente è in Ticino un grosso problema. E credo che con la nuova presidente degli ecologisti sarà facile trovare argomenti e strategie condivisi. Ritengo poi che si possano trovare intese anche con esponenti dell’Ocst: un sindacato abbastanza combattivo che è sotto l’ala politica del Ppd. Cosa ci faccia in quel partito, che stringe alleanze con il Plr, il quale a sua volta a Berna si allea con l’Udc per abbattere la moratoria sugli studi medici, francamente non lo capisco.

Righini – Certo, continueremo a guardare all’area progressista, unendo le forze come si è fatto per esempio per il Nazionale alle recenti elezioni federali. Con i Verdi, con cui condividiamo le stesse preoccupazioni ambientali, bisogna cominciare da subito a intavolare un discorso costruttivo, un discorso programmatico che non tenga conto solo delle scadenze elettorali.

Al vostro interno, in questi giorni il Coordinamento donne della sinistra ha chiesto l’avvio nel Ps ticinese di una riflessione sulle ‘modalità di gestione’ del partito, che prenda pure in considerazione un’eventuale copresidenza. Un uomo e una donna alla guida del partito. Che ne pensate?

Righini – L’assunzione di cariche all’interno e in rappresentanza del nostro partito non è preclusa alle donne. Ci mancherebbe! Gli esempi non mancano: Marina Carobbio è deputata al Consiglio nazionale e vicepresidente del Partito socialista svizzero, Pelin Kandemir Bordoli è capogruppo in Gran Consiglio e Gina La Mantia è vicepresidente del partito cantonale. Nell’imminenza del congresso di sabato che designerà il nuovo presidente – e dunque in un momento di discussione e confronto anche accesi nel partito – il Coordinamento fa bene a ribadire l’importanza del ruolo svolto dalle donne. Mi chiedo però perché non lo abbia fatto prima.

Storni – Sono d’accordo. Il Coordinamento avrebbe dovuto farsi vivo su questo tema prima, quando la Direzione aveva informato sui termini per proporre candidature per la presidenza. Il Ps non è mai stato un partito misogino. Abbiamo avuto con Patrizia Pesenti una consigliera di Stato e con Anna Biscossa anche una presidente. Abbiamo cinque deputate al Gran Consiglio e tre donne quali subentranti. Ma la situazione può senz’altro migliorare.

È da migliorare anche l’organizzazione del partito?

Righini – Sì l’organizzazione va migliorata. I principi democratici alla base del nostro modo di funzionare devono però rimanere così come sono: non si impongono decisioni dall’alto.

Storni – Tuttavia oggi in diversi Comuni si fatica a trovare candidati per le elezioni di aprile. La gente non si sente più coinvolta. Qualcosa va quindi fatto per migliorare il contatto tra i vertici del partito e le sezioni.

C’è poi chi dice, soprattutto fra i Giovani socialisti, che il Ps deve tornare a fare opposizione dura e pura, uscendo addirittura dal Consiglio di Stato…

Storni – Io sono invece convinto che la presenza del Ps negli esecutivi ai vari livelli è fondamentale ad esempio per ridurre, con proposte concrete, le diseguaglianze sociali che stanno crescendo, oppure a difesa dell’ambiente. Non illudiamoci di ottenere di più, uscendo dal governo. Righini – Senza dimenticare che in Consiglio di Stato ci siamo perché lo hanno stabilito i cittadini, che votando Ps hanno aderito al nostro programma. La volontà popolare va rispettata.

Per concludere, quali sarebbero le tre priorità se veniste eletti presidenti?

Righini – Attuare una riforma interna, magari rivedendo il nostro statuto; garantire una maggiore presenza di giovani nel partito con l’obiettivo di eleggerne in Gran Consiglio; infine instaurare un buon contatto tra i vertici, la base del partito e il cittadino comune.

Storni – Partirei dalla comunicazione: dobbiamo essere più presenti. Vanno poi proposte soluzioni ai problemi posti da un sistema economico sempre più globalizzato da spinte liberiste che sta facendo sparire il ceto medio. Terza priorità: il partito dev’essere un po’ più snello e meno gerarchico.

Paolo Ascierto e Andrea Manna