Voglia di entusiasmo

Intervista pubblicata il 20 gennaio 2016 su “la Regione”
a Claudio Corti e Carlo Lepori, candidati alla presidenza del Partito Socialista

Carlo Lepori vs Claudio Corti

Quattro candidati per una poltrona, quella della presidenza cantonale del Ps. Quattro profili e altrettante sensibilità che si confronteranno davanti ai delegati socialisti sabato prossimo in congresso a Manno. Iniziamo oggi un primo faccia a faccia con due di loro, Claudio Corti e Carlo Lepori. Seguirà quello fra Bruno Storni e Igor Righini.

Ai candidati Claudio Corti e Carlo Lepori chiediamo subito un giudizio sullo stato di salute della sinistra, e in particolare del Partito socialista. Come stanno?

Claudio Corti – A mio parere stanno male. Non voglio muovere critiche particolari a nessuno, ma è da tanto tempo che non riesco più a entusiasmarmi. È stata persa la capacità di ascoltare la gente. In questi tre mesi ho ricevuto scritti da compagni delusi. Quello che più mi fa piacere è che la pensano come me: mi lanciano dei messaggi sulle stesse cose che vorrei fare io. Non viviamo in una situazione facile, siamo in un mondo di continuo cambiamento. Pertanto è importantissimo essere propositivi, aperti al dialogo e pronti a rilanciare il partito, ridando entusiasmo e voglia. Perché il partito più forte è quello degli assenti?

Carlo Lepori – Direi che in Ticino il Partito socialista tiene le posizioni, ma con il tempo un calo è prevedibile e questo non si può accettare. Abbiamo uno “zoccolo duro” che ci segue, magari non sempre con grande entusiasmo, ma con costanza e impegno. La domanda è come raggiungere nuove frontiere di elettorato, non soltanto per guadagnare posizioni ma anche per portare avanti i nostri obiettivi. A livello svizzero questo sforzo è già avvenuto. Sul piano cantonale abbiamo vissuto situazioni deludenti perché è mancato l’entusiasmo, il risultato però non è negativo: non c’è stato un crollo. C’è una situazione statica, ma a un livello insoddisfacente.

La sinistra in passato è riuscita spesso a rispondere alle forti contraddizioni sociali. Oggi come può di nuovo riuscirci?

Claudio Corti – Credo siano necessarie nuove idee forti, che dirò soltanto sabato al congresso. Per quanto mi stiate simpatici, non ve le anticipo di certo. Anzi! Mi sono chiesto perché devo regalarle al partito. Ne sono geloso. Sono cose che dovrebbero permettere di rilanciare un po’ tutto nel cantone. Mi capita spesso, perché è il mio modo di essere socialista, di pensare a quante persone in questo momento sono ancora a letto perché non hanno più il lavoro (sono le 9 del mattino, ndr) e quale sarà il loro futuro. Io voglio, con una mia idea forte, riuscire a rilanciare la speranza.

Carlo Lepori – La sinistra deve riuscire a trasmettere i suoi valori, le sue idee, in maniera nuova e con formulazioni diverse. Siamo rimasti forse un po’ ancorati a ideali di giustizia e di socialità non dico superati, ma che non vengono più compresi. Sull’aspetto storico va precisato che in momenti di crisi e di cambiamento a volte la sinistra è stata in grado di gestire il malessere, altre volte sono state le soluzioni populiste, semplici e di facciata, a riscontrare successo. Dobbiamo chiederci come si possa presentare il nostro discorso in modo diverso. Le idee forti, certo, che sono quelle di sempre: la giustizia sociale, uno Stato in cui tutti possano lavorare e vivere. L’ideale è chiaro. Come raggiungerlo e con quali mezzi? Bisogna essere in grado di fornire proposte concrete e valide. La nostra debolezza oggi è quella di non riuscirci sempre.

Sicurezza personale, tema ostico per la sinistra eppure di facile presa: su questo argomento si vincono elezioni e votazioni. Cosa ne pensate?

Claudio Corti – Immaginatevi la piramide di Maslow [in cui la base rappresenta i bisogni primari (alimentazione, salute, sicurezza fisica), il centro quelli sociali (affetto, stima, rispetto), la punta quelli del sé (autorealizzazione, accettazione)] . Io sarò soddisfatto quando ogni ticinese, ed è un’ambizione non da poco, potrà rivedersi nella scala di Maslow. Ambizione impossibile da raggiungere, però varrà la pena battersi. Ci sono molte cose che bisogna far capire alla gente e in questo momento particolare di cambiamento non ci stiamo riuscendo. Ma lasciatemi aggiungere una provocazione.

Prego…

Non è sicuramente costruendo dei muri a Chiasso che potremo difendere la sicurezza del Ticino. Io sono di Giornico e ricordo ancora quando partivano a reclutare operai in Italia per la Monteforno. Sono cose che sono rimaste nel cuore e sono parte della storia del cantone.

Si rifletteva sulla sicurezza personale…

Carlo Lepori – Per chi ha i nostri ideali, quelli della sinistra, la sicurezza è sempre stata in primo luogo quella sociale. Vale a dire la sicurezza di avere un reddito, una famiglia, allevare dei figli. Nel dopoguerra questa insicurezza è stata affrontata dallo Stato sociale. Adesso, improvvisamente, c’è incertezza perché molto è cambiato. Ma non perché ci sono i frontalieri! Molto è cambiato perché con la globalizzazione è mutato il mondo. A ciò si aggiunge il fatto che, apparentemente c’è un peggioramento della sicurezza personale. Eppure nonostante molti credano di sentirsi più insicuri, le statistiche dicono il contrario. Gli attentati terroristici, ad esempio, pur dolorosi toccano decine, centinaia di persone, ma in nazioni di 50 o 100 milioni di abitanti. Episodi tragici, ma marginali. Ci impressionano molto e creano una percezione soggettiva dell’insicurezza. La globalizzazione genera quindi incertezze sia a livello economico/sociale, sia personale. Dovrebbe però essere chiaro che la sicurezza personale si garantisce certo con misure di polizia, reprimendo gli eccessi, ma alla fine se vogliamo affrontare radicalmente la violenza non possiamo prescindere dalla questione culturale. Perché il problema va affrontato, sul medio periodo, educando le persone e a questo proposito la stampa populista non aiuta.

Con la manovra da 180 milioni per il risanamento delle finanze cantonali si prospettano tagli. Condividete?

Claudio Corti – Innanzitutto bisogna diventare tutti più responsabili. Anche questo va spiegato al cittadino…

Quindi lei è favorevole a rivedere le spese?

Claudio Corti – Io sono abituato a rivederle. L’ho sempre fatto nella mia vita professionale. Rivedere i costi. Andava a finire che si doveva tagliare sul personale… Mi rendo conto che non sto facendo un gran discorso di sinistra. Però quando parlo di responsabilità immagino che ogni partito stia già discutendo delle misure. La strada passa da lì. Anche Christian Vitta ha fatto appello alla responsabilità. Io convengo: è importante che tutti si diano da fare. È un lavoro di team, non più di partito.

Carlo Lepori – Deficit cronici nel bilancio pubblico di principio non vanno bene. Il disavanzo è però sopportabile se a questo segue il rilancio economico. Nell’amministrazione statale certamente c’è qualche settore su cui si può risparmiare, qualche attività non strettamente necessaria. Però lo Stato ha il dovere di garantire a tutti una vita dignitosa. La comunità ticinese sta vivendo un periodo difficile e quindi non si possono ridurre le spese nel settore sociale. La domanda, piuttosto, è come si possono migliorare le entrate. Anche qui c’è spazio. Qualche punto di moltiplicatore cantonale, a mio avviso, non sarebbe doloroso per la gran parte dei cittadini. Così come togliere qualche deduzione fiscale. Serve anche oggi una riflessione sulla cosiddetta simmetria dei sacrifici: se c’è la disponibilità di tutti, si può entrare in materia sui tagli alle spesa, ma se si propongono solo soluzioni draconiane ci saranno unicamente conflitti.

Si profila una sinistra più all’opposizione o alla ricerca del compromesso?

Claudio Corti – Abbiamo un rappresentante in governo e quindi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Ma questo non vuol dire che non si possa fare opposizione. Bisogna al contempo essere capaci di mediare: quando però non c’è punto d’incontro, vince chi arriva con le proposte migliori. Se vuoi far passare un principio devi prepararti molto bene. Quando vai a discuterlo, devi mettere gli altri con le spalle al muro: devi formulare proposte che non ammettano repliche. “È chiaro che dev’essere così, e si fa così”. Io ci credo molto. Sono un sognatore, mi piace sognare a occhi aperti, perché di notte non è che sogni più tanto… Oggi nei Dipartimenti c’è troppa politica. Non è ancora terminato il discorso: ‘Ti metto a posto io!’. Lo facciamo anche noi, non critico solo gli altri. Ben venga aiutare chi ha bisogno, intendiamoci. Però vorrei davvero capire come funzionano i meccanismi dell’amministrazione cantonale. Per poi riformarla. Non avrei paura. Così come non avrei paura a stare all’opposizione, ma credo che il Partito socialista abbia un ruolo di equilibrio all’interno del governo.

Carlo Lepori – Il nostro sistema politico ci obbliga ad avere i due ruoli: di concertazione e di opposizione. L’abbiamo dimostrato sia in Ticino con Bertoli, che ha proposto delle soluzioni raggiungendo compromessi in governo, sia a Berna con Berset con la sua riforma delle pensioni. Soluzioni condivise in governo che poi generano il conflitto in parlamento. Penso che negli esecutivi sia giusto mantenere il massimo di concordanza e se nei legislativi si cambia marcia, resta sempre l’arma del referendum e dell’iniziativa per proporre altre soluzioni. Qualcuno ogni tanto dice: ‘Veniamo con la motosega a tagliare’. Beh, in tal caso le armi le abbiamo anche noi. Personalmente non mi convince, ad esempio, l’alternanza di governo dove si fanno delle scelte drastiche e l’altra parte, dopo quattro anni, fa il contrario. La concertazione mi sembra la strada migliore.

Parliamo di alleanze. Quali e perché?

Claudio Corti – In vista delle elezioni comunali qualche segnale sta arrivando. Sto pensando ai Verdi. Comunque io non voglio perdere tempo. Sono un impaziente e mi piacciono dati, fatti e risultati. Il resto sono tutte storie. Bisogna discutere con l’altra sinistra e con i Verdi per ricavare quello che di positivo dicono, e tenerne conto. Non si può mai dire: ‘No, avete torto’. Una qualche ragione ce l’avranno anche loro! Pertanto vediamo di trovarci a metà del guado. Bisogna farlo capire anche ai nostri militanti: per questo mi sono promesso che, nel caso venissi eletto presidente, andrei ad ascoltare tutti per ricevere quel mandato e quella forza che non vengono soltanto dalla votazione al congresso.

Carlo Lepori – C’è un livello di collaborazione e di accordi puntuali che si possono avere con tutti. Auspicherei che anche chi rappresenta l’economia privata facesse un discorso progressista, così da favorire la crescita dell’economia ticinese. Continuare invece a chiedere riduzioni di imposte oppure opporsi a ogni tassa proposta è deludente. Guardando all’estrema sinistra notiamo gruppi molto vivaci e ricchi di idee, di cui condividiamo i principi di una società giusta, equa, emancipata. Da loro vengono buoni spunti. Penso poi che ci sia spazio anche per un partito dei Verdi che magari non può aspirare al 15-20 per cento, ma può rappresentare un polo di persone che vogliono un’alternativa. Essere “verdi” è una posizione rivoluzionaria: significa mettere in discussione la maniera di produrre, di vivere. Questa secondo me è un’energia utile. Sulla maggioranza dei temi siamo d’accordo con loro e quindi le collaborazioni non vanno abbandonate.

Aldo Bertagni e Chiara Scapozza