BancaStato: un passo più lungo della gamba?

di Evaristo Roncelli, presidente del Comitato cantonale

In questi giorni molti attori della politica ticinesi si sono espressi a favore di un acquisto da parte di Banca Stato nei confronti della BSI. Dal mio punto di vista questa proposta rischia di essere un’arma a doppio taglio, che potrebbe compromettere la stabilità di Banca Stato e potrebbe finire per non salvaguardare nemmeno i posti di lavoro di BSI in Ticino.

Al 31.12.2014 Banca Stato presentava un totale di bilancio di circa 11 miliardi, cioè meno della metà rispetto alla BSI, che nella stessa data registrava circa 24 miliardi. Inoltre Banca Stato a fine 2014 contava 460 impiegati rispetto ai 1928 di BSI. Nei prossimi anni BSI avrà bisogno di crescere e di svilupparsi per poter tornare ad essere concorrenziale nel mercato bancario, perciò avrà bisogno di un partner con competenza manageriali di livello internazionale e che sia in grado di accedere al mercato dei capitali internazionali, garantendo investimenti importanti per la crescita aziendale e per l’aumento della redditività.

Anche sommando l’insieme delle due banche, il totale di bilancio si assesterebbe a 35 miliardi e sarebbe in ogni caso distante anni luce dalla massa dei grandi istituti finanziari, basti pensare che UBS ha un totale di bilancio di oltre 1000 miliardi. In questo senso è evidente che per BSI sia più interessante trovare un partener complementare all’interno del settore finanziario che abbia l’intenzione di rendere competitivo l’istituto per poi ricollocarlo in borsa, rendendo BSI un attore concorrenziale e indipendente sul mercato.

Mantenere un importante centro decisionale in Ticino è fondamentale, sia dal punto di vista occupazionale che fiscale, ma per farlo bisogna evitare di trovare soluzioni “ticinocentriche”.
Il mercato bancario è spietato, il numero degli istituti continua a ridursi rapidamente, e soltanto quelli che raggiungeranno una certa grandezza (che permette economie di scala, reddittività e diversificazione) sopravvivranno.

La politica può fare molto per permettere che BSI diventi l’azienda perno del futuro del Ticino e della piazza finanziaria ticinese, come già oggi avviene in altri Cantoni con le proprie aziende di riferimento (ad esempio UBS e Credit Suisse a Zurigo, o Novartis e Roche a Basilea). Non bisogna però cadere nel tranello di percorrere la via più semplice, in questo senso è più opportuno che la politica si concentri nel fornire condizioni quadro ottimali per BSI, che si adoperi per garantire una salvaguardia degli interessi locali nelle istituzioni nazionali, e che concordi con l’istituto una strategia di sviluppo condivisa negli interessi della banca e della collettività.