Via Tatti e la vera posta in gioco

di Renato Magginetti

Con insolito coraggio, nel rispetto della Legge federale sulla pianificazione del territorio approvata dal popolo nel 2014, il Consiglio di Stato ha respinto la variante di Piano regolatore del comparto di via Tatti. La legge impedisce l’aumento delle aree edificabili in assenza di uno specifico interesse pubblico e di un’equivalente riduzione di superfici di zone edificabili. Il Dipartimento del territorio ha interpretato alla lettera il mantra dei municipali della regione che, durante tutta la campagna dello scorso autunno, ripetevano: “Nessuna pianificazione prima dell’aggregazione”.

Va ricordato che Bellinzona ha da poco reso edificabile un terreno agricolo in via Greina e, nell’ambito del Pab 3, sta di nuovo lavorando all’urbanizzazione dei terreni di Pratocarasso, nonostante il referendum che ne aveva sancito la bocciatura. A Giubiasco, dove l’imprenditore minaccia di portare tutta la produzione in Slovacchia, il Comune in collaborazione con le Ferriere Cattaneo e un gruppo di accompagnamento cantonale nell’ambito del progetto di ricerca Pnr 65 (l’Accademia di architettura di Mendrisio), ha già progettato la trasformazione dell’area industriale prevedendo hotel, appartamenti, uffici e sala congressi. Il progetto è stato pubblicato nell’Atlante Città Ticino, volume 2, Comprensorio Fiume Ticino Sud (Mendrisio Academy Press).

Terreni edificabili ce ne sono troppi ma alle banche, alle assicurazioni e ad altri gestori di grossi capitali, delle casse pensioni in primis, interessa il maggior valore dei terreni che diventano fortemente edificabili. È il caso dei terreni lungo via Tatti. Oltretutto hanno approvato la modifica in tutta fretta, prima che entrasse in vigore la norma della legge che impone percentuali di prelievo, a favore del Comune e del Cantone, sul plusvalore. Da anni scrivo dell’urgenza di una revisione radicale dei Piani regolatori, che sono obsoleti, nati vecchi e sbagliati, ma alle autorità fa comodo far credere che sarebbe un processo lungo e farraginoso e vanno avanti con modifiche puntuali che, guarda caso, sono sempre in funzione di poteri forti e senza una visione d’insieme.

Questa decisione cantonale potrebbe favorire i tanti piccoli e medi proprietari di immobili che da generazioni pagano le imposte a Bellinzona, i cui terreni, soprattutto tra via Franscini e il Dragonato e tra via Motta e via Vallone, hanno il potenziale per diventare veri quartieri cittadini perché sono davvero a ridosso del centro storico, vicino alla stazione Ffs, con tutti i servizi a due passi.

Terreni già costruiti, con edifici disordinati dentro parcelle di origine agricola frazionate male, obsoleti, che andrebbero ricostruiti piuttosto che ristrutturati. Ma se non si adeguano le anacronistiche normative di Pr non ci sono i presupposti economici. Questi proprietari devono già far fronte alla concorrenza dei capitali delle casse pensioni e delle casse malati che stanno sconquassando il mercato. Ricordiamoci che chi investe 50-100 milioni nel mattone, non fa lavorare architetti, imprese, piccoli artigiani della regione. Che i cittadini tutti e anche le autorità si rendano conto della posta in gioco!