Chiamiamo le cose con il loro nome!

di Loredana Schlegel, copresidente del Coordinamento donne della sinistra

Nell’ambito della pianificazione ospedaliera, fino alla primavera scorsa, quando si parlava dei progetti di cogestione fra alcuni reparti del settore pubblico con i corrispettivi del privato, forse per dare il tempo alla popolazione di abituarsi all’idea, si parlava di “polo congiunto donna-madre-bambino”, di collaborazione e di partenariato.

Oggi invece, a pianificazione decisa, si gioca a carte scoperte e sappiamo che a Locarno l’ospedale pubblico La Carità e la clinica Santa Chiara faranno parte della stessa Società anonima le cui azioni saranno divise paritariamente fra l’Ente ospedaliero cantonale e la clinica privata.

Come tutte le Sa anche questa avrà un Consiglio di amministrazione “paritario” (e lautamente stipendiato) che deciderà in merito alla gestione degli istituti.

Anche nel Luganese verrà costituita una Sa per sancire la collaborazione (forzata) fra i settori che si occupano di “donna-madre-bambino” dell’Ospedale Civico e della clinica Sant’Anna. Sì, proprio con quella clinica che l’estate scorsa si era distinta per la mancanza di trasparenza (per usare un eufemismo!) nel caso dell’errore medico nell’amputazione non necessaria di entrambi i seni!

In questo caso la Sa sarà composta dall’Eoc e dalla clinica Sant’Anna, cioè dal Gruppo Genolier (a cui la Sant’Anna appartiene) ben radicato nella Svizzera romanda, il cui azionista di maggioranza è il discusso Antoine Hubert, un vallesano che, dopo un fallimento che l’ha portato anche in prigione, è diventato multimilionario (a questo “signore” ‘il Caffè’ ha dedicato una pagina già il 22 giugno 2014).

Nell’intervista, apparsa domenica sempre su ‘il Caffè’, la dirigenza della clinica Santa Chiara dichiara di voler far ricorso contro la pianificazione ospedaliera votata dal Gran Consiglio e si afferma tra l’altro che “la Santa Chiara non ha alcun gruppo di investitori esterni che vuole arricchirsi”: ciò significa che buona parte delle cliniche private fa capo a investitori esterni che vogliono arricchirsi… se lo dicono loro che “son del mestiere” vuol dire che dobbiamo rinunciare all’illusione che le cliniche private agiscano per filantropia!

Ma ciò che ancor più mi preoccupa è un passaggio di un’intervista rilasciata dal direttore dell’Eoc, Giorgio Pellanda, che già un anno fa alla domanda di quali sarebbero stati i tempi della collaborazione Eoc-Santa Chiara dichiarava: “In primavera dovremmo riuscire a partire con la fase di test, che durerà dai sei ai nove mesi, inizialmente sui mandati di maternità, neonatologia e ginecologia” e che se tutto avesse funzionato “allargheremo la collaborazione ad altri mandati e andremo avanti per altri due anni”.

Capita l’antifona? Se non blocchiamo ora questa pianificazione sostenendo il referendum, in poco tempo mandato per mandato, reparto per reparto ci troveremo con una sanità in mano ai privati che decideranno quale qualità di cure fornirci e con i premi delle casse malati alle stelle!

E poi c’è chi sostiene che non si tratta di una privatizzazione!