Matematica e politica per i conti cantonali

di Pietro Martinelli

In questo periodo nel quale l’informazione è dominata dagli scoop, dalle notizie sensazionali (e ce ne sono molte, purtroppo quasi sempre negative) si bada sempre meno ai dettagli. Eppure, a volte, sono proprio i dettagli che permettono di illuminare l’insieme.

Alcune sere fa stavo seguendo distrattamente la trasmissione della RSI «60 minuti», durante la quale si confrontavano su temi diversi sei giovani politici appartenenti ai principali partiti cantonali, quando l’affermazione di uno di loro mi fece sobbalzare: «Sembra impossibile – aveva appena detto il rappresentante dell’UDC e aspirante alla presidenza cantonale di quel partito – che il Ticino non sia capace di fare questo esercizio». L’esercizio, lo aveva specificato prima, era quello di risparmiare lo 0,04% delle proprie uscite. Ora le uscite del Cantone senza gli investimenti sono circa 3600 milioni di franchi all’anno. Lo 0,04% di 3600 milioni sono 1,44 milioni. Possibile, mi chiesi, che il problema finanziario del Cantone sia quello di risparmiare 1,44 milioni all’anno (su 3600!) e che il Cantone non sia capace di farlo?

Incuriosito feci ricorso a quel miracoloso tasto (rewind) che ti permette di riavvolgere il film della trasmissione e riascoltai per intero quell’intervento che riproduco di seguito: «Il Ticino ha difficoltà a contenere le spese. Sono convinto che, senza andare a cambiare e senza andare a licenziare – il licenziamento nell’amministrazione pubblica non è certamente la prima voce da prendere in considerazione – se tutti i Dipartimenti facessero veramente un’analisi dei costi e dunque di come spendono i soldi ci sarebbe la possibilità di risparmiare diversi soldi. Il Canton Ticino spende circa 3,6 miliardi di uscite ogni anno e 350 milioni di investimenti. Un risparmio per poter rientrare diciamo in pari nel conto economico equivarrebbe a 150-160 milioni, che equivale circa allo 0,04%. Ora sfido qualsiasi azienda nel privato a trovare le misure per risparmiare lo 0,04% delle sue uscite. Sembra quasi impossibile che il Ticino non sia capace di fare questo esercizio. È chiaro che ogni Dipartimento vede al proprio interno delle esigenze. Nessuno è disposto a concedere del terreno per andare in questa direzione perché poi magari un altro Dipartimento non lo fa. Ci vuole rigore (sic), ci vuole un progetto di analisi delle uscite perché poi, quando si vede dove c’è il grasso che cola, se così si può chiamare…».

Facendo queste affermazioni il rappresentante dell’UDC consultava delle note da un foglietto: quindi non aveva improvvisato nel corso della trasmissione, ma erano dati meditati, preparati prima della trasmissione. I milioni da risparmiare erano stati esposti correttamente (150-160), ma poi, per mettere in cattiva luce l’inefficienza dell’amministrazione pubblica nei confronti di quanto sa o saprebbe fare il settore privato, si è introdotta una percentuale ottenuta dividendo correttamente il risparmio richiesto (150-160 milioni) per la spesa (3600 milioni), ma dimenticando poi di moltiplicare il risultato della divisione per cento (eppure lo dice il nome stesso di percentuale!). In effetti 150-160 milioni non sono lo 0,04% della spesa del Cantone, ma il 4,44% e allora tutto il confronto pubblico-privato (fatto sulla percentuale), tutta la sorpresa circa l’incapacità dello Stato di fare questo esercizio che invece il privato sa fare facilmente, tutto il discorso sul «grasso che cola» vengono a perdere ogni contenuto scientifico. Sono solo affermazioni populiste, sono cioè quello che molti (che pagano le tasse) vogliono sentir dire nei confronti dello Stato accusato di essere sprecone.

Ridurre i costi del 4,44%, e non dello 0,04%, non è un esercizio impossibile, ma sicuramente è un esercizio difficile e, spesso, doloroso per chiunque, nel pubblico come nel privato. Per il pubblico può significare tagli ai sussidi, per il privato può significare licenziamenti. Quindi non si mascherino le difficoltà, a meno di riuscire a dimostrare in modo serio che ci sia effettivamente «grasso che cola». Un esercizio che il Gran Consiglio, per esperienza personale, cerca di fare almeno da quando l’ho frequentato per la prima volta nel lontano1967. Un esercizio che ha dato anche dei risultati, che è giusto che si continui a fare, purché venga fatto in modo trasparente e corretto.

Non so se l’errore sulle percentuali del rappresentante dell’UDC durante i «60 minuti» di lunedì scorso sia stato fatto in buona fede (per cattiva conoscenza della matematica) o intenzionalmente (per manipolazione politica). So che questi «errori» sono sempre più frequenti nel dibattito politico e avvengono nell’indifferenza (quasi) generale. Quello che dispiace è che la matematica, una delle poche verità costruite dall’uomo, a causa della politica stia perdendo il suo fascino. Anche questo ci rende un poco meno civili, un poco più barbari.