«Ho idee e dico no al leghismo pervasivo»

Intervista pubblicata il 15 gennaio 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Carlo Lepori, candidato alla presidenza del Partito Socialista

Il candidato alla presidenza del PS rimarca l’animo verde e non vuole tabù sulle entrate

Terza puntata della serie di interviste del Corriere del Ticino ai quattro candidati alla presidenza del PS: è il turno di Carlo Lepori. In precedenza: Claudio Corti il 12 gennaio; Igor Righini il 14. Il congresso deciderà il 23 gennaio.

Da maggio, dopo la fulminea partenza di Saverio Lurati, ha assunto le redini ad interim. Coma valuta l’esperienza di questi mesi alla guida del PS?

«È una valutazione positiva, anche se è vero che la partenza di Saverio ha lasciato qualche delusione, qualche tensione. Non tutti hanno capito bene che cosa era accaduto. È stata una situazione di sorpresa, ma affrontata con calma. Credo che l’aver subito colmato il vuoto ha facilitato la gestione della situazione determinata dalle difficoltà della campagna elettorale dello scorso aprile».

Come mai per diversi mesi ha escluso una sua presidenza a pieno titolo, mentre all’ultimo ha deciso di mettersi in gioco?

«Da una parte riconosco che un interimato dovrebbe terminare entro breve. Ma non nascondo che in questi mesi, vedendo e valutando la situazione, mi sono venute idee e la voglia di aiutare il partito da presidente titolare. L’esperienza dei mesi trascorsi credo possa essere utile alla causa del partito».

All’interno del partito c’è chi dice che si è lanciato nella mischia visto che le candidature giunte non sono propriamente (politicamente parlando) di spessore. Giusto?

«Le cose non stanno così. Bruno Storni è subentrante in Consiglio nazionale e parlamentare, Igor Righini si è fatto conoscere alle federali. Il solo che neppure io conoscevo è Claudio Corti. Ma, in realtà, fino all’ultimo non si sapeva chi si sarebbe candidato».

Come mai per un partito molto attento alle pari opportunità e alle donne in genere non avete trovato un presidente al femminile?

«La direzione, vista la situazione, non si è mai fatta parte attiva nella ricerca. Abbiamo lasciato alle sezioni e agli iscritti la possibilità di manifestarsi ed è andata così. Peccato, ma avremo altre occasioni».

Lei, come pure i suoi concorrenti, non è un trentenne o un quarantenne. Non era forse il caso che fosse un’altra generazione ad assumere la guida del partito?

«Diamo atto che la scelta che si pone alla nostra base è limitata, queste generazioni non sono uscite allo scoperto».

Cosa c’è che da presidente ad interim non ha osato fare, mentre da presidente democraticamente eletto farà senza esitazioni?

«Una delle cose più urgenti era riprendere in mano come partito la rivista Confronti, anche perché c’era da aggiustare la questione dei costi. Tra gli altri temi importanti c’è l’organizzazione del partito. Ci sono sezioni che lavorano bene e altre in difficoltà. C’è poi da riorientare l’attività della direzione».

Per tornare a crescere il PS a chi deve rosicchiare elettori?

«Difficile da dirsi. Cominciamo a convincere la nostra base e a fare rientrare chi, magari, è rimasto deluso e ha cambiato per fare un tentativo diverso. Guardo ai giovani votanti, anche sulla spinta della rinata Gioventù socialista».

PS e Verdi: uniti o separati?

«Indubbiamente uniti. Sono sempre stato considerato dell’ala ecologista del PS e lo confermo. La visione ecologista è rivoluzionaria perché mette in crisi il nostro modello di crescita capitalista. Come socialisti è fondamentale affrontare tutto questo al nostro interno ed unirci con coloro che hanno gli stessi valori».

La ventilata unione delle forze tra il PLR e il PPD è da temere o potrebbe magari spingere qualche radicale ad accasarsi da voi?

«È il sistema svizzero che permette di mantenere due partiti fondamentalmente simili. La storia li divide, oggi in altri paesi una fusione sarebbe automatica. Ma sarà un processo lungo, magari lo sbocco di un sistema maggioritario».

Sarebbe favorevole?

«Se si intende maggioranza e opposizione stile altri paesi, dico di no. Se fosse alla Svizzera, mantenendo il proporzionale per il Parlamento e la concordanza in Governo, vedremo. Ma sono processi lunghissimi. Se qualcuno busserà alla nostra porta lo accoglieremo volentieri».

Tra poche settimane si voterà sul San Gottardo. Un tema che ha visto la nascita di un comitato socialista favorevole al raddoppio. Cosa si sente di dire a questi compagni?

«Non sono d’accordo con loro, ma faccio presente che la questione ha sempre trovato larghissima maggioranza nel PS. Dal profilo ambientale la posizione di questi compagni la trovo un po’ strana, ma riconosco a tutti il diritto di dire ciò che credono».

Il 2016 per il Ticino sarà l’anno della manovra: 180 milioni di franchi per virare in maniera decisa e puntare al pareggio dei conti entro fine legislatura. Uno scenario che si sente di appoggiare?

«L’obiettivo del pareggio dei conti lo ritengo ragionevole, anche se non deve diventare un dogma e non dobbiamo di certo smantellare ciò che abbiamo conquistato a livello di servizi che lo Stato mette a disposizione dell’economia, della popolazione, di chi è in difficoltà».

Scusi, ma allora lascerebbe correre tutto com’è oggi?

«Non dico questo, ma affermo forte e chiaro che non andrà fatto ad ogni costo. Sentiamo parlare da anni di simmetria dei sacrifici. Vedremo. Ma io in prevalenza vedo solo misure tese e limitare e ridurre la presenza e l’attività dello Stato. Allora, prima il Governo ci dimostri (nei fatti) che la direzione non è quella e poi noi entreremo in materia. Accoglieremo le misure che sono ragionevoli e solo se verremo coinvolti. Se sarò presidente garantisco una linea di condotta ferma su questo punto».

Insomma, non volete risparmiare?

«No, non è così. Vogliamo capire gli effetti. Se ci dimostreranno che si risparmia mantenendo l’esistente ci saremo. Ma le entrare non sono un tabù. Si faccia uno sforzo a livello fiscale, ma in maniera equa: imporre di più a chi ha di più. Non è difficile, ma vedo che il messaggio stenta a passare».

La maggioranza relativa della Lega in Governo è un non problema o una sciagura per i ticinesi?

«È una situazione di fatto. Ogni tanto il Governo lavora bene, altre volte no. Claudio Zali, ad esempio, a livello ambientale ha avanzato proposte ragionevoli. Norman Gobbi, per contro, sugli stranieri e a livello internazionale ha compiuto qualche scivolone. Giudico i fatti, senza preconcetti».

Allora la Lega non è un problema?

«Lo è in Parlamento e per il modo in cui, in un ventennio, ha sdoganato un modo di fare politica. Purtroppo ha intaccato un po’ tutti. Il problema è il leghismo pervasivo che porta all’attacco e a definire amici e nemici di comodo. Dico basta a questo modo di pensare e di parlare».

C’è chi sostiene che il PS ha perso il contatto con la piazza, con la gente. Ritiene ipotizzabile un futuro fuori dal Governo, come partito d’opposizione?

«Nel nostro sistema politico, quello dell’opposizione non è un ruolo interessante. Se venissimo esclusi dal Governo non potremmo ridecollare a breve come alternativa di Governo. Sarebbe impensabile in pochi anni aumentare in maniera ragguardevole i consensi. D’altra parte non credo che per il nostro sistema e per il Ticino sarebbe un vantaggio mettere nell’angolo il Partito socialista».

Gianni Righinetti