«Sono pacato, ma non commestibile»

Intervista pubblicata il 14 gennaio 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Igor Righini, candidato alla presidenza del Partito Socialista

Il candidato alla presidenza del PS si confida: pronto al dialogo, seppur non ad ogni costo

Prosegue la serie di interviste del Corriere del Ticino ai quattro candidati alla presidenza del PS: è il turno di Igor Righini. In precedenza: Claudio Corti 12 gennaio. Il congresso deciderà il prossimo 23 gennaio.

Perché ha deciso di candidarsi per la presidenza del Partito socialista?

«In primo luogo perché questa opportunità si è presentata e dei compagni hanno visto in me una persona adatta al compito. Mi è parso il momento giusto. Sono pronto».

Lei, come pure i suoi concorrenti, non è un trentenne o un quarantenne. Non era forse il caso che fosse un’altra generazione ad assumere la guida del partito?

«La mia anagrafe è un dato oggettivo, come è pure un dato di fatto l’assenza dei quarantenni tra i candidati. Questa generazione non si è manifestata, forse perché il carro socialista non è stato ritenuto attrattivo. Ora il presidente lo si sceglie tra chi era disponibile. Io faccio parte di questi. I quarantenni hanno forse detto “lasciamo fare a Righini, poi una volta che avrà aggiustato ciò che non va, entriamo in scena”».

La sua esperienza politica non è propriamente di lungo corso e in gremi cantonali. Come fare il presidente in questa condizione?

«La mia esperienza politica è indubbiamente corta, ma chi mi ha proposto ha sottolineato quella di un libero professionista che si è fatto da sé, il profilo di una persona che non viene direttamente dal mondo politico ma da quello del lavoro e della società civile».

Intende dire che non è un prodotto della politica?

«Io non sono un prodotto della politica ma un cittadino che mette a disposizione le sue competenze a titolo gratuito. Secondo me non sedere in Gran Consiglio dovrebbe essere la regola per un presidente. Se verrò eletto, alle elezioni del 2019 non mi candiderò per il Governo o per il Gran Consiglio. Non vedo la presidenza come un trampolino di lancio».

Lei propone un totale ribaltamento di paradigma. Ma come la mettiamo con Manuele Bertoli (parlamentare, presidente e oggi consigliere di Stato PS)?

«Anna Biscossa è stata “solo” presidente. Ma non ne farei una questione di persone e neppure intendo dire che debba essere così per forza. Evidenzio l’idea di una politica da costruire insieme agli altri dove il presidente è semplicemente una parte del tutto».

Qual è il suo modello politico?

«Quello di una società nella quale lo Stato interagisce per mettere dell’ordine e correggere gli errori. In un cinquantennio di consumismo abbiamo generato tutto e il contrario di tutto. Oltre a beni e ricchezza la società dei consumi produce problemi: una generale sofferenza sul mercato del lavoro, il traffico, l’inquinamento. Questo caos va regolato».

Cosa intende riformare nel PS?

«Vedo problemi di riorganizzazione interna e di comunicazione. Abbiamo pochi soldi e nessun giornale, solo il mensile Confronti. Sono del parere che occorrerebbe una sola piattaforma comunicativa settimanale, riconosciuta ed autorevole, anche in rete, ma senza esagerare».

E a livello di direzione va tutto bene?

«Non direi. Occorre cambiare l’organizzazione, io non potrò occuparmi di tutto. Occorrerà saper delegare. Serviranno profili adatti per i singoli temi. Non sarò un presidente accentratore e factotum».

Il PS è reduce da risultati elettorali negativi e da lotte intestine. Porta magari in dote una bacchetta magica e un ramoscello d’ulivo?

«Quando le cose non vanno bene e le fette di torta si fanno più piccole emergono litigi e dissapori, non c’è da stupirsi. Non ho bacchette magiche, ma sono pronto a riappacificare queste persone. Vediamo di non perderci in un bicchier d’acqua e litigare tra di noi. Anche se ogni tanto il litigio è una sorta di substrato naturale».

Per tornare a crescere il PS a chi deve rosicchiare elettori?

«Non si tratta di rubare voti, ma di conquistare consensi, convincendo l’elettorato, comunicando i valori nella prospettiva della società che avremo fra 30 anni, che dovrà garantire il rispetto della dignità di ogni persona ed essere in armonia con gli elementi naturali».

PS e Verdi: uniti o separati?

«Indubbiamente uniti, condividiamo le stesse preoccupazioni ambientali. Io non conosco la nuova coordinatrice Michela Delcò Petralli, so che con Sergio Savoia non si è trovata una soluzione utile. Ma lungi da me rivangare colpe di uno o dell’altro».

L’ecologia è la politica del futuro?

«Il futuro senza ecologia è triste e grigio. L’ecologia è necessaria alla continuazione della società. Altrimenti andiamo verso l’autodistruzione. Forse gli ecologisti tofu e Birkenstock, guardati nel passato con sospetto, altro non erano che dei saggi che andavano ascoltati. Ascoltiamo anche la scienza, non solo l’economia e la finanza».

La ventilata unione tra PLR e PPD è da temere o potrebbe magari spingere qualche radicale ad accasarsi da voi?

«Non so se l’ipotesi ci porterà un vantaggio. So che dobbiamo imparare a guardare in casa nostra. Ogni forma di aggregazione politica deve poggiare sulla condivisone di argomenti. Se l’obiettivo di un matrimonio politico è il risultato elettorale e il potere, lo trovo sbagliato».

Tra poche settimane si voterà sul San Gottardo. Un tema che ha visto la nascita di un comitato socialista favorevole al raddoppio. Cosa si sente di dire a questi compagni?

«Se ritengono che il raddoppio è necessario devono poterlo esprimere liberamente. In tutti i partiti ci possono essere visioni differenti, senza dogmi o preconcetti. Accetto l’opinione altrui, a patto che vi sia rispetto. Certi insulti letti in rete non mi sono piaciuti».

Il 2016 per il Ticino sarà l’anno della manovra: 180 milioni per virare in maniera decisa e puntare al pareggio dei conti entro fine legislatura. Uno scenario che si sente di appoggiare?

«Vedremo. Certo è che se la logica è quella del meno Stato e la volontà di svolgere compiti con meno forze, non sarò d’accordo. Sarò attentissimo. Sostituire lo Stato con l’economia privata è pericoloso. Lo Stato agisce nel bene comune. Non fa distinzioni».

La maggioranza relativa della Lega in Governo è un non problema o una sciagura per i ticinesi?

«Alla fine bisogna rispettare le leggi delle democrazia ed accettare la volontà dei cittadini. Se lavorano bene, non ho problemi nel riconoscerlo. Se scivolano (eccome se scivolano) lo dico forte e chiaro. Non sono contro semplicemente perché ci sono due leghisti in Governo. È una questione di contenuti e di forma».

Lei appare pacato e riflessivo. Non si arrabbia mai? E quando i toni si alzano cosa fa, subisce?

«Io sono tranquillo e pacato. Ma non sono commestibile. Alla fine è da dimostrare che uno come me possa essere mangiato in un sol boccone. La calma conferisce dignità al messaggio politico. Perdendo la pazienza si fanno disastri».

C’è chi sostiene che il PS ha perso il contatto con la piazza, con la gente. Ritiene ipotizzabile un futuro fuori dal Governo, come partito d’opposizione?

«Bertoli sta lavorando bene, anche se va ammesso che essere solo in questa configurazione politica non è facile. Abbiamo l’ambizione di starci in Governo ed essere rappresentativi. Ma se il popolo deciderà altrimenti non farei drammi. Saprei come muovermi».

Gianni Righinetti