Il momento di dire no è adesso

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Mi auguro che il popolo ticinese dica un chiaro ‘no’ al raddoppio del tunnel autostradale del S. Gottardo. Spero dica ‘no’ a un futuro fatto di più strade, più automobili, più camion, più trasporti su gomma. Perché è del tutto inutile manifestare grandi preoccupazioni per il clima, come fatto di recente a Parigi anche dalla Confederazione, e poi spendere miliardi in un’infrastruttura stradale doppione senza ancora aver testato la nuova realtà del collegamento nord-sud dopo l’apertura del nuovo tunnel ferroviario di base.

Se il 28 febbraio il popolo svizzero dovesse infaustamente dire di ‘sì’, tra dieci anni al Gottardo avremmo un tunnel che da vedere sarebbe del tutto analogo a quello che da qualche decennio attraversa il Seelisberg. Due tubi distinti, due corsie per tubo approntabili in pochi minuti in caso di intoppo, incidente o necessità di qualsiasi genere per lo scorrimento a traffico alterno in ognuna delle due canne e, volendo, la possibilità dell’apertura alle normali 4 corsie autostradali. Nessun impedimento fisico ostacolerebbe quello che fino ad oggi è proibito dalla Costituzione, ma soprattutto impedito dal fatto di non poterlo concretamente fare, ovvero l’aumento della capacità di transito.

Tra dieci anni, quando il raddoppio verrebbe inaugurato, nessuno degli attori politici attuali sarà ancora presente sulla scena nazionale. Le belle e rassicuranti parole di oggi potranno essere superate dai politici di domani in nome dei tempi che cambiano, dell’ineluttabile pressione europea a farlo, le eccezioni al principio della corsia unica per senso di marcia inizieranno a moltiplicarsi per decisione governativa e come andrà a finire lo sappiamo già.

Per questo il momento di dire ‘no’ è adesso. Adesso che entra in funzione AlpTransit e che tutto quel che conosciamo da decenni sulla mobilità nordsud sta per cambiare radicalmente. Adesso che tra 10 mesi con il nuovo tunnel di base ferroviario avremo a disposizione uno strumento formidabile costato più di 20 miliardi di franchi per spingere fortemente sul trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia, o almeno di trasferire una parte importante di esse.

Nessuno vuole che il Ticino venga separato dal resto della Svizzera per mesi o anni durante il risanamento dell’attuale tunnel, ma sono certo che con un poco di sforzo e con la capacità innovativa che il nostro Paese sa mostrare, il problema potrà essere risolto una volta che la decisione di principio sul raddoppio sarà stata presa.

Chiedo a tutti quelli che comprensibilmente hanno paura a percorrere l’odierno tunnel di non votare in base a questo sentimento. Moltissimi di essi varcano la galleria raramente o molto raramente, tra pochi anni certamente saranno disponibili sistemi tecnologici di guida accompagnata che ridurranno di molto gli eventuali pericoli e se proprio il tunnel autostradale fa paura l’alternativa ferroviaria più rapida sarà disponibile dal prossimo dicembre. Chiedo anche a chi si preoccupa dei rallentamenti ai portali di non votare in base a questo criterio, perché queste code non sono gran cosa rispetto a quelle che conoscono gli accessi degli agglomerati urbani, mentre quelle lunghe di 7-10 km che capitano per circa una decina di giorni all’anno in parte permarranno, se non verranno aperte le 4 corsie, e in parte si sposteranno più a sud, vi lascio immaginare con quali conseguenze.

La mia è l’unica voce dissenziente all’interno del Governo cantonale. Tengo a esprimere questo mio dissenso (non è il primo e non sarà l’ultimo) non per una particolare volontà di distinzione, ma perché il tema è di peso soprattutto per le giovani generazioni, perché saranno gli attuali ragazzi e ragazze ticinesi a dover subire l’aumento del traffico pesante che inevitabilmente tra qualche lustro porterà con sé l’ampliamento dell’infrastruttura stradale sulla dorsale alpina. Per allora io sarò anziano, come molti degli elettori che oggi saranno chiamati a decidere, ma se il momento di dire ‘no’ è adesso, quello di pagarne le conseguenze verrà tra venti o trent’anni e ricadrà interamente sulle spalle di chi oggi è giovane. Anche, anzi, soprattutto su questa responsabilità è necessario riflettere prima di mettere la scheda nell’urna per questa votazione rilevante per il nostro Cantone.