Gendotti: improvviso vuoto di memoria?

di Henrik Bang, membro del Gran Consiglio

Ho letto con particolare interesse il contributo, pubblicato il 2 gennaio su ‘laRegione’ dell’ex consigliere di Stato Gabriele Gendotti, in merito alla tassa di collegamento. Un aspetto che mi ha particolarmente colpito è stata la sua sfortuna nel “cercare di individuare dei motivi seri che potessero indurlo a sostenere o perlomeno accettare una tassa chiamata di collegamento”. Ha “letto messaggi, rapporti e commenti ma non ha trovato valide ragioni per non sostenere il referendum”.

Per dovere di cronaca mi pare importante segnalare al lettore che la tassa di collegamento trae la propria base legale nella Legge sui trasporti pubblici approvata dal Gran Consiglio il 6 dicembre 1994. Con particolare attenzione ho letto il rapporto al rispettivo messaggio ove si evince che i privati interessati da questa imposizione sono i proprietari di edifici, impianti commerciali o industriali, strutture sportive o del tempo libero, la cui attività genera un traffico rilevante, fissato in 1’000 persone al giorno.

Giunto alla fine del rapporto dell’allora Commissione della gestione constato che lo stesso ha avuto ampia adesione tra i commissari di tutte le forze politiche e con sorpresa scorgo pure l’adesione dell’allora deputato Gabriele Gendotti. Ora mi sorge una semplice domanda, ma per convincersi della bontà della tassa di collegamento l’ex consigliere di Stato non poteva semplicemente rileggersi il rapporto da lui sottoscritto?

La famigerata tassa di collegamento è parte del capitolo IV (partecipazione finanziaria dei privati) e con l’articolo 35 viene chiaramente specificato che: “Chi genera importanti correnti di traffico è tenuto a contribuire al finanziamento dell’offerta di trasporto pubblico tramite il versamento di una tassa di collegamento”.

Personalmente nel lontano 1994 ero a Zurigo per gli studi al politecnico mentre l’onorevole Gendotti era deputato in Gran Consiglio (1987-1999) ed oltretutto pure capogruppo del Partito liberale radicale e di conseguenza mi sembra poco professionale che egli attribuisca le colpe di questo “ulteriore balzello” alla classe politica odierna, e in particolare alla sinistra (come possa la sinistra sostenere…,), ricopiando, in questo caso, il logorroico mantra leghista che attribuisce sempre le colpe agli altri, considerato che i padri della stessa furono i granconsiglieri del 1994, tra cui lo stesso Gendotti.

Ma quale era l’intendimento dei nostri predecessori? Lo scopo era molto semplice, molto innovativo e assolutamente lungimirante per l’epoca e, in poche parole, quello di rendere partecipi alle spese, di collegamento alla rete di trasporto pubblico, i generatori di importanti correnti di traffico.

La classe politica odierna ha avuto l’unico pregio di applicare quanto deciso dal Gran Consiglio nel 1994 e ribadito con forza nel 2003 con la revisione parziale della stessa legge.

Personalmente concordo con questa misura concreta che ha lo scopo di mantenere e soprattutto sostenere lo sviluppo del trasporto pubblico. Senza una valida alternativa al trasporto privato sarà impossibile decongestionare le strade dalla saturazione del traffico veicolare privato.

Senza questa tassa, lo Stato dovrà, per forza, rivedere alcuni dei compiti relativi al trasporto pubblico, e la logica conseguenza sarà quella del taglio del servizio delle tratte più deficitarie che neanche a farlo apposta sono proprio quelle periferiche e montane. Senza questa tassa mancheranno pure i 2 milioni previsti per la mobilità aziendale che andrebbe a favore delle imprese virtuose. I cittadini del Luganese e soprattutto del Mendrisiotto si aspettano un segnale chiaro dalla politica. Se alcune forze politiche sono contrarie a questa strategia lungimirante abbiano l’onestà di dire chiaramente al popolo ticinese che per loro le infinite code non sono un fastidio e che l’aria pericolosamente inquinata (spesso oltre i limiti legali) e respirata dai ticinesi non rappresenta un problema, altrimenti che portino delle proposte alternative concrete a risoluzione dei problemi esistenti.

Concludo ringraziando l’allora deputato Gendotti per aver sostenuto con convinzione, nel 1994, questa innovativa tassa che potrebbe garantire in futuro un buon servizio pubblico anche sulla linea Faido-Carì-Predelp augurandogli imminenti e copiose nevicate in quel di Carì.