Fibra ottica a tappeto in Ticino?

di Bruno Storni, membro del Gran Consiglio

Con l’allettante argomento del telelavoro il Plr giustifica la proposta di realizzare una rete capillare a fibra ottica (Fo) sul 90% del territorio cantonale entro 5 anni attraverso un importante finanziamento da parte del Cantone. Operazione fuori scala, per paesi da ricostruire. Il Consiglio di Stato comunque studia la proposta che sarebbe realizzabile per 900 milioni in 10 anni, 20% a carico del Cantone, ma declina: non è compito del Cantone, non ci sono i mezzi (vedi stato finanze cantonali) per nuovi compiti e aggiungo io, di dubbia efficacia. Secondo i promotori la realizzazione della nuova rete a banda ultralarga dovrebbe andare in cantiere a breve termine, altrimenti perderemmo il treno del progresso: senza Fo non solo niente telelavoro ma perdita di posti di lavoro, come detto sembra siamo un Paese terremotato.

La banda ultralarga c’è già

Dapprima relativizziamo la declamata urgenza, la rete telematica svizzera (e ticinese) è tra le migliori al mondo, tanto che abbiamo il miglior servizio di banda ultralarga in Europa sebbene solo in parte su Fo (30-40%), e non è vero che il nostro cantone è l’ultimo in Ch. Effettivamente per la banda larga o ultralarga non occorre necessariamente una rete capillare ex novo in fibra ottica: gli sviluppi tecnologici dell’ultimo ventennio da Adsl a G.Fast hanno velocizzato il filo telefonico in rame che arriva in tutte le case, tanto che Swisscom vende servizi di televisione ad alta definizione come in nessun altro Paese al mondo.

Le aziende elettriche ci hanno provato

Negli ultimi anni diverse aziende elettriche comunali hanno intrapreso la via della Fo investendo centinaia di milioni per entrare nel mercato delle telecomunicazioni (liberalizzato) rosicchiando alla torta di Swisscom. L’ereditiera della rete telefonica in rame dell’ex regia Ptt poteva essere concorrenziata o meglio cannibalizzata (guerra tra aziende pubbliche), realizzando una rete a Fo capillare al posto del rame Ptt. Si è poi arrivati ad una cooperazione tra aziende elettriche, città e Swisscom, ma a trarne benefici economici (vendita servizi) è Swisscom sulla base delle provate competenze, prodotti e massa critica. Per le aziende elettriche l’operazione non ha funzionato, tanto che gli investimenti nella rete Fo hanno dovuto essere registrati come ammortamenti straordinari perché i ricavi del nuovo servizio non coprono neanche i costi di gestione corrente. Centinaia di milioni che le aziende elettriche avrebbero meglio investito nell’efficienza energetica. Gli investimenti finora fatti nelle Fo sono stati in buona parte concorrenziati dal dinamico sviluppo delle nuove tecnologie (next generation access Nga) che hanno permesso la diffusione della banda ultralarga sulla vecchia rete in rame, inoltre la declamata crescita dell’uso di banda avviene soprattutto sulla rete mobile, 3G, 4G. Criticità tecniche e di mercato, che le aziende elettriche non avevano minimamente considerato.

Opportunità tecnico-economiche non approfondite

Argomentare oggettivamente sull’opportunità tecnico-economica della proposta da 900 milioni è molto difficile, in Ticino impossibile, anche a fronte dei numerosi fallimenti, mai ammessi, in altri ambiti di innovazione e promozione economica. Ancora una volta nel dibattito politico si butta la solita collezione di altisonanti neologismi, dal Cloud, all’IoT, all’eHealth, senza sufficienti approfondimenti. Piuttosto riportiamo il discorso sulle responsabilità istituzionali del settore telecomunicazioni che sono chiaramente della Confederazione, vedi Legge sulle telecomunicazioni (Ltc). La richiesta di intervento attivo a Cantone e/o Comuni che ora dovrebbero anticipare finanziando quello che Swisscom fa già e farà man mano che mercato e tecnologie lo renderanno fattibile, è difficilmente sostenibile. Anche perché Swisscom, come già detto, è all’avanguardia e prevede entro il 2020 la copertura a banda ultralarga dell’85% dell’utenza del Paese o con Fo o tecnologie alternative. Per il 2023 tutti i comuni Ch saranno collegati.

Competenze della Confederazione

Il settore delle telecomunicazioni è da sempre di completa competenza della Confederazione, la quale, sulla spinta di politiche liberiste, ha suddiviso dal 1° gennaio 1998 l’ex regia federale Telecom Ptt in due distinte aziende Swisscom Sa e LaPosta con liberalizzazione del mercato ed entrata in Borsa per Swisscom. L’operazione ha messo in regime di concorrenza sia i servizi di telecomunicazioni che i servizi postali, annullando i monopoli delle ex regie, generando limiti di servizio in funzione della redditività regionale quindi a discapito delle regioni periferiche non densamente abitate. Una bella contraddizione ora da parte del Plr cantonale che vuole chiamare alla cassa il Cantone per quanto non fa più la Confederazione né farà subito o mai il mercato, liberalizzano a Berna per poi voler parare le conseguenze attingendo alle esangui casse di Cantone e Comuni. Anche politicamente è opportuno che la ripartizione dei compiti e degli oneri tra Confederazione, Cantoni, Comuni adottata negli ultimi decenni, in particolare con quanto definito con la Nuova perequazione finanziaria Npf (Confederazione, Cantoni) con i risultati per il nostro Cantone che conosciamo, venga rispettata in toto a difesa degli interessi cantonali e comunali. In questo senso se ci sono delle disparità regionali se ne occupi la Confederazione, vedi Legge politica regionale, Npf o Ltc. Comunque tranquillizziamoci, è molto probabile che ancora una volta la tecnologia (questa volta tecnologie Nga) correrà più veloce della politica locale e la banda ultralarga per i pochi che non l’hanno ancora arriverà prima dei 10 anni del progetto forza bruta da 900 milioni e senza spese per il Cantone.