Un’opposizione politica e sociale

di Fabrizio Sirica, membro di direzione del PS

Nell’editoriale del 19 dicembre Aldo Bertagni pone una domanda di estrema attualità: quale opposizione in Canton Ticino?

In un contesto politico come quello attuale, dove il Pl (sì, senza “r”) e la Lega hanno la maggioranza sia in esecutivo che in parlamento, le prospettive sono disastrose. Lo vedremo chiaramente in aprile, quando verrà presentata “la ghigliottina dello Stato sociale”: una manovra di risparmio da 180 milioni che andrà a colpire i più deboli e preserverà gli interessi di pochi. Dinnanzi a questo duro attacco alla popolazione, il Ps vuole porsi con la politica del compromesso?

La mia personale risposta è no! A livello istituzionale il partito dovrebbe opporsi a tutto quello che è attacco allo Stato sociale e… uscire dal governo! Quale utilità politica e strategica ha un ministro con gli attuali rapporti di forza? Nessuna. Rimanere in esecutivo e adottare la politica liberale dei tagli e del meno stato, senza opporsi apertamente in virtù della collegialità, ci mette in una paradossale situazione di corresponsabilità. Siamo l’alternativa? Dimostriamolo proponendo le nostre soluzioni!

Ma questo non basta, oltre ad un’opposizione politica radicale il Ps dovrebbe rivoluzionarsi e cambiare paradigma. L’attuale punto di vista da cui parte è quello istituzionale, non quello sociale. E le istituzioni sono cancerogene per un partito di Sinistra, perché entrare nelle logiche di palazzo, nel compromesso, nel “mercato” in cui “io ti voto questo e tu non mi tagli quello”, fa spegnere la scintilla che deve essere alla base dell’ideologia socialista. La rabbia che molte persone provano è figlia dell’ingiustizia capitalista (salari penosi, precariato sociale e lavorativo ecc.) e il Ps non solo non la vive, ma non la vede e non la rappresenta più. Ed è da qui che dobbiamo ripartire: rendiamo l’opposizione politica un’opposizione sociale. Costruiamo dal basso, non solo ascoltando, ma coinvolgendo la popolazione e alleandoci a tutte quelle forze che vogliono opporsi allo smantellamento dello Stato, in una logica di società e non di partito. Creiamo nuove modalità di incontro, di discussione e di coesione sociale. Quella indicata è la strada dell’incertezza, del duro lavoro sul territorio e delle poltrone perdute. Prevede una profonda riorganizzazione e una gran voglia di mettersi in discussione. Ma è l’unica risposta coerente e costruttiva che può dare un Partito socialista degno di questo nome.