Iniziativa UDC e sparate antistranieri

di Sergio Roic

Il 28 febbraio del 2016 il popolo svizzero sarà chiamato, tra gli altri temi all’ordine del giorno, a votare sull’iniziativa denominata «di attuazione» lanciata dall’UDC a proposito delle misure da prendere nei confronti dei cittadini stranieri residenti in Svizzera macchiatisi di reati. Questo tipo di iniziativa, in una forma molto più blanda, era stato accolto da una risicata maggioranza del popolo svizzero pochi anni fa in votazione popolare.

Ora, l’UDC ci sottopone un’altra versione della sua iniziativa che si basa su dettati anticostituzionali e che, di fatto, inasprisce, e di molto, il testo della sua iniziativa precedente (non si tratta, quindi, in alcun modo di un’iniziativa «di attuazione»). Insomma, con questa nuova tornata dell’accanirsi contro la popolazione straniera in Svizzera (circa due milioni di abitanti) l’UDC propone l’automatismo dell’espulsione nel caso vengano commessi dei reati da parte di cittadini stranieri senza passaporto svizzero su suolo svizzero. Un automatismo che sarebbe applicato anche per quel che riguarda reati minori o di minima entità.

Questo agire dell’UDC, che si scontra frontalmente con il dettato costituzionale del nostro paese per una serie di ragioni che vanno dalla diversità di trattamento delle persone alle norme che difendono gli universali diritti dell’uomo per non parlare dei rapporti con l’UE che sarebbero del tutto inficiati in caso di approvazione di un’iniziativa del genere visto che essa fa a pugni col principio della libera circolazione e permetterebbe l’espulsione annua di circa 10.000 persone dalla Svizzera, è stato sconfessato politicamente qualche giorno fa dall’altrimenti tranquillo consesso della Camera alta elvetica.

Gli Stati, infatti, con ben 40 adesioni a una proposta del socialista bernese Stoeckli (i sei che non hanno aderito sono tutti UDC più l’indipendente d’area Minder) e quindi con l’appoggio di tutto l’arco politico elvetico all’infuori dei proponenti, si sono fortemente dissociati da un’iniziativa del genere, iniqua, anticostituzionale e pregiudicante il buon esito dei nostri rapporti con l’Unione europea.

Ci si chiede ora, dopo un pronunciamento di così ampio raggio, quali chance abbia questa iniqua iniziativa dinanzi all’elettorato elvetico. Purtroppo, con i toni che ormai sono ben conosciuti, si teme di assistere ancora una volta a una campagna mediatica estrema e dannosa al paese da parte dei proponenti onde far passare presso il popolo dettami inconciliabili con l’ordinamento democratico svizzero (l’impossibilità, ad esempio, a ricorrere al parere discrezionale di un giudice quando si soppesa la gravità del reato). I dettami della nuova iniziativa UDC, una volta accolti, segnerebbero di fatto la fine di uno dei pilastri politico-civici del nostro paese, la separazione dei poteri.

In ogni caso, ci si augura che, a lato delle sparate antistranieri proposte con frequenza quasi isterica dall’UDC, il popolo svizzero segua i suoi rappresentanti politici dicendo un chiaro no all’iniziativa «di attuazione», anticostituzionale, xenofoba e che cozza con gli interessi reali della democrazia e della convivenza civile in Svizzera e oltre.