Finanze, un ritorno al passato?

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Nel dicembre 2012 il Gran Consiglio votò un decreto, passato alla piccola storia ticinese con il nome road map, che chiedeva al Governo di verificare e implementare una serie di cose. Tra queste andava fatta «la comparazione intercantonale della struttura della spesa, delle differenze qualitative e quantitative dei servizi e delle prestazioni erogate, del livello delle entrate statali e delle scelte relative a tali entrate».

Il giusto lavoro di comparazione è stato fatto e ha mostrato in quali settori il Ticino è sopra la media svizzera e in quali è sotto, un criterio importante per chi deve decidere le priorità finanziarie future. Pur considerando che il raffronto intercantonale va sempre preso con le pinze, perché le possibilità di collaborazione con altri Cantoni, la conformazione sociale, urbanistica e geografica del Ticino, la struttura economica e organizzativa dei Cantoni è molto differenziata, da quel raffronto è risultato che, dati 2008-2010, la spesa pro capite per la formazione, per l’economia pubblica e la salute è inferiore alla media intercantonale nella misura del 15% per l’educazione, del 61% per l’economia e del 18% per la salute pubblica (l’ultimo dato si riferisce a prima dell’entrata in vigore nel 2012 del tragico nuovo finanziamento degli ospedali deciso da Berna). Per alcuni settori si è sostanzialmente nella media Svizzera (trasporti +2%, sicurezza pubblica +3%), mentre per altri il divario è notevole (finanze e imposte +12%, cultura e sport +16%, protezione dell’ambiente pianificazione territoriale +13%, amministrazione in generale +15%, socialità +34%). Nel dettaglio, per quanto attiene all’educazione, la scolarità obbligatoria appare inferiore alla media svizzera addirittura del 21%.

Passano tre anni e nel dicembre 2015 il Gran Consiglio cambia strategia. Nel decreto del Preventivo non c’è più traccia del raffronto intercantonale sui singoli capitoli dell’impegno pubblico, ma si torna alla vecchia logica dipartimentalista. Si legge: «Ogni Dipartimento è tenuto a proporre un piano di riduzione della spesa proporzionale e idealmente di almeno l’1.5% annuo fino all’azzeramento dei deficit annui, agendo con particolare attenzione sul gruppo di spese 36 (sussidi e contributi a enti terzi)». A parte il fatto che il gruppo di spese 36 è estremamente eterogeneo nei Dipartimenti, tanto che il DSS gestisce più del 70% del totale dei contributi cantonali, non c’è più traccia nella volontà parlamentare di fare un confronto con gli altri Cantoni, non c’è più la volontà di considerare quali compiti pubblici sono oggi assunti con risorse già sotto la media, per cui verosimilmente delle riduzioni di spesa in questi settori produrrebbero maggiori danni.

Si direbbe che il nuovo Parlamento ci riporti indietro all’irrazionalità, a quella logica strana che alla definizione delle priorità e alla difficoltà di fare delle scelte preferisce la regola lineare, tanto semplice e tanto grossolana. Mi auguro di sbagliare, ma lo vedremo presto con il programma di risanamento che ci attende.