Igor Righini, «il PS tornerà protagonista. La comunicazione è spesso irriverente e denigratoria»

Intervista pubblicata il 21 dicembre 2015 su TicinoLibero
a Igor Righini, candidato alla presidenza del PS

Il candidato alla presidenza del PS attacca le possibili fusioni («collaborazioni frutto di speculazioni») e apre a ecologisti e sindacati
lun 21 dicembre 2015

Una poltrona per quattro. Dopo Claudio Corti, abbiamo voluto conoscere meglio un altro candidato alla presidenza del PS, Igor Righini, architetto e già candidato al Consiglio nazionale.

Cosa vorrebbe fare se fosse scelto?

«Il Partito socialista deve assumere un ruolo trainante nella società ticinese. Le problematiche del cantone vanno analizzate in modo oggettivo, con uno sguardo critico e in una prospettiva progettuale. Propongo una presidenza capace di rigenerare e rafforzare il dialogo fra gli esponenti del nostro partito e collegare i vertici alla base. Intendo parlare con umiltà alle persone e riconquistare passo dopo passo la loro fiducia. Dobbiamo rivendicare la paternità dei valori della sinistra che hanno fatto il bene del paese. Il servizio pubblico e il sistema di previdenza sociale, la scuola e la sanità pubblica, la protezione delle fasce più deboli della popolazione, la qualità della vita e la dignità di chi lavora, un’economia di mercato più solidale e la protezione dell’ambiente in cui viviamo costituiscono dei valori irrinunciabili che occorre difendere e rafforzare. È una questione di tempo, ci vorranno passione e perseveranza poi, ne sono certo, torneremo protagonisti».

Dai suoi scritti, lei pare vicino anche ai temi ecologisti, potrebbe essere il preludio a un’eventuale unione con i Verdi, se tornassero ai temi originali, o eventualmente con “Noi” se divenisse partito?

«Sono socialista ed ecologista convinto. Oggi agire in modo ecologico è un dovere dettato dal senso di responsabilità. La terra è in pericolo. Per affrontare e risolvere i problemi ambientali l’ecologia è fondamentale. Trovare un punto d’incontro con i Verdi e con l’insieme dei gruppi sensibili alla protezione dell’ambiente è indispensabile alla creazione di un convincente progetto politico progressista. Penso che progettare una società che rispetti l’ambiente sia capitale. L’ecologia sarà il motore di una nuova economia di mercato ed è anche un’opportunità di crescita che occorre cogliere».

Sia a destra (Lega e UDC) che al centro (PPD e PLR) si parla di collaborazioni/fusioni, crede che anche il PS debba fare fronte comune con chi è a sinistra? Come si combatte l’avanzata di destra dal vostro punto di vista?

«Le collaborazioni tra i partiti politici costituiscono spesso un atto di speculazione sprovvisto di un reale fondamento ideologico. Credo che la sinistra debba ricercare delle collaborazioni partitiche senza però perdere di vista i propri ideali: la capacità di riunire le differenti sensibilità sociali ed ambientaliste potrebbe di certo dare maggior peso all’azione politica del Partito socialista».

Sempre dai suoi interventi, appare favorevole al dialogo coi sindacati: il tema del lavoro è centrale per lei e che cosa proporrebbe in tal senso?

«Il dialogo con i sindacati è un elemento importante della politica del Partito socialista. Con i sindacati dobbiamo perseguire una collaborazione dinamica e produttiva nell’interesse di chi lavora. Il sindacato del personale dei trasporti SEV, ad esempio, ha dichiarato in un rapporto dello scorso 24 settembre che “l’analisi del voto al Consiglio nazionale dimostra chiaramente come i partiti più vicini alla politica sindacale sono il Partito socialista e i Verdi”. I sindacati e il Partito socialista in questi ultimi anni hanno avuto alcuni punti di divergenza: penso ad esempio agli accordi di Schengen e alla libera circolazione delle persone. Sono divergenze su cui occorre lavorare per cercare un consenso nell’interesse delle persone che lavorano: difendere la dignità e l’integrità delle persone è un fine fondamentale del lavoro politico».

Cosa pensa dello scontro dialettico sempre più “in voga” (vedi polemica Mattino-PLR)?

«Il politico dove rispettare le istituzioni, gli uomini e le donne che le rappresentano. Constato purtroppo che da più di vent’anni avviene piuttosto il contrario: un tipo di politica spregiudicata, irriverente e denigratoria ha guadagnato terreno. Le diatribe personali e gli insulti hanno tolto spazio alla lealtà del confronto schietto, anche deciso, sul piano delle opinioni e delle idee. Oggi in politica lo squilibrio e lo scontro sembrano prevalere alla ricerca dell’equilibrio e della concordanza. Certo, questo teatro spettacolare produce maggiori indici di ascolto e porta a migliori risultati elettorali a corto termine, ma avvilisce la politica. Il futuro del Ticino deve venir discusso senza ovviare al rispetto delle istituzioni e delle persone; lo spessore di un politico si misura anche attraverso la sua capacità di ragionare, di discutere e di risolvere i problemi dello Stato, non dal tenore della sua arroganza o da modi di fare che nulla hanno a che vedere con la dignità delle persone e della politica».