Forno crematorio: il Gottardo e il Ticino

di Fabio Pedrina

Prendo volentieri spunto dall’articolo dell’ing. Gabriele Ramelli, mio concittadino e conoscente, apparso di recente in questa rubrica. Se quanto afferma è vero, e non ho motivo di dubitarne, sia per la sua competenza che per le sue esperienze al fronte in galleria, allora la sola logica e coerente risposta da dare è: non permettere da subito il transito nel tunnel ai mezzi pesanti.

Infatti l’ing. Ramelli ci dice in sostanza che oggi, malgrado gli interventi tecnici fatti dopo il dramma del 2001, non si è in grado di gestire un grande incendio che potrebbe svilupparsi in galleria a seguito di un grosso incidente, che la trasformerebbe in un forno crematorio; un tale incidente vedrebbe inevitabilmente coinvolti dei mezzi pesanti che con il loro imponente e particolare carico, assieme al carburante nel loro serbatoio, possono sprigionare quella massa calorica ritenuta ingestibile dal sistema di ventilazione attuale. Ma se la situazione di pericolo è effettivamente questa, allora non si può neppure rimandare di almeno altri 15-20 anni la soluzione al problema, come proposto dal Consiglio federale con quel pasticciato raddoppio di risanamento che… dovrebbe essere usato per metà (e bravo scolaretto chi ci crede).

Ricordo che già in coda al dramma del 2001, l’Iniziativa delle alpi che allora l’ancor giovane sottoscritto presiedeva, aveva proposto di vietare il transito nel tunnel al traffico pesante di transito, con sole eccezioni per il traffico locale/regionale e a precise condizioni (qualità dei veicoli e dei conducenti, limiti di potenza di combustione delle merci trasportate, tank corazzati come nella Formula 1 ecc.). Poco dopo era stata lanciata anche una petizione nazionale sullo stesso tema che in pochi mesi aveva raccolto 148’000 firme. Il Consiglio federale e la maggioranza del parlamento l’avevano accantonata. In seguito non è neppure stata seguita la nostra proposta di portare almeno da 150 a 250-300 ml la distanza di sicurezza fra i camion nei tunnel alpini dopo che nell’incendio al Fréjus del 2005 si erano prodotti dei fenomeni di autocombustione di camion fermatisi a ca. 200 m dal luogo dell’incendio primario. Ma tant’è. Invito perciò chi oggi innalza focosamente, sopra ogni altra considerazione, la bandierina della sicurezza, ad assoluta e apparentemente incontestabile giustificazione del raddoppio, a chinarsi sulla questione sicurezza in modo più articolato, con un occhio anche all’asse del tempo, agli effetti di certe scelte sulla rete stradale nel suo insieme, all’evoluzione tecnologica e a quanto già oggi la tecnologia ci mette a disposizione. Ce n’è abbastanza per non dover attendere altri 15-20 anni per ottenere maggior sicurezza, ma ci vuole soprattutto la volontà politica.

Forse solo un prossimo dramma nel tunnel, purtroppo, fatto di camion che bruciano fuori controllo, solo quel fatto costringerà la politica a una conseguente scelta. Io non intendo comunque aspettare questo dramma e neppure altri 15-20 anni per portare maggiore sicurezza nel tunnel, faccio il possibile per giungere a una soluzione ben prima: votando NO al raddoppio il prossimo 28 febbraio, anche per evitare che “forno crematorio” lo divenga tutto il Ticino.

Sugli altri argomenti, sempre che questo giornale, come credo, me ne dia l’opportunità, mi esprimerò in una prossima occasione. Grazie per l’attenzione.