Tariffe ospedaliere: nessuna incertezza

di Bruno Cereghetti

In modo intelligente ed appropriato, la Commissione di pianificazione ospedaliera ha collocato i letti AMI – letti acuti, ma di minore intensità di cure – nell’alveo più logico possibile: ossia quello legale dei letti acuti, in opposizione al Governo che voleva creare una sanità al ribasso con gli ibridi legali degli istituti di cure (che per legge si riferiscono ai pazienti lungodegenti e cronici, ossia gli ospiti di case per anziani).

Nei recenti dibattiti conseguenti ai letti AMI si sono fatte planare, artatamente, ipotesi dirompenti di gravi incertezze su tutto il sistema ospedaliero cantonale. Nulla di tutto questo corrisponde a realtà. Si lascia balenare l’idea, ad esempio, che gli assicuratori malattie decidano di non partecipare al finanziamento dei letti AMI. Questa ipotesi è del tutto infondata, in quanto se gli assicuratori decidessero di assumere comportamenti recalcitranti e defatigatori, per legge è il Governo che deve fissare le tariffe (art. 47 cpv. 1 LAMal). Quindi le tariffe di certo ci saranno e dovranno essere rispettate dagli assicuratori. E il Governo non può fissare tariffe come più gli parrà o piacerà, magari al ribasso per finalità di contabilità di Stato, ma dovrà attenersi ai criteri legali (art. 46 cpv. 4 LAMal) di conformità alla legge, di economicità, ma anche di equità (da leggere, quest’ultimo criterio, come riferimento ai costi reali e non a forzature risparmistiche).

Ci saranno ricorsi da parte assicurativa? Nulla da temere se il Governo fisserà le tariffe sulla base dei costi reali, ossia gli unici giustificabili davanti al tribunale. Semmai qui si apre un altro discorso, grave, per quanto riguarda i ricorsi degli assicuratori: quest’ultimi, dopo aver salassato per anni i ticinesi con premi sovradimensionati, utilizzeranno i soldi dei ticinesi in ricorsi contro la qualità delle cure dei ticinesi stessi. Sì, perchè il costo dei ricorsi non va a carico dei promotori come persone fisiche, ma verrà scaricato sui premi futuri. Inaudito ma vero!

Gli assicuratori hanno tuttavia fatto di più, minacciando, come misura di ritorsione, di rivedere al ribasso tutte le tariffe che riguardano il settore ospedaliero (EOC e cliniche private). Si tratta di un’autentica dichiarazione di guerra contro la sanità ticinese. Considerato che il 90% dei costi ospedalieri è formato da salari al personale, se traducibile nei fatti questo atto di ostilità comporterebbe licenziamenti, o non assunzioni necessarie: in altri termini sarebbe uno sconquasso per la qualità ospedaliera in Ticino. Ebbene, niente di questo capiterà. Quelle degli assicuratori sono solo minacce da tigri di carta, e semmai indicano la misura di quanto ad essi importi veramente della qualità della sanità nel nostro cantone. Intanto si comincerà col dire che gli assicuratori, per fortuna, non hanno legittimazione legale alcuna nell’imporre tariffe al ribasso. Ma anche se tentassero il colpo gobbo contro la sanità ospedaliera cantonale, nessun ospedale o clinica sarà così sprovveduto da abbassarsi a diktat insostenibili che portano al fallimento aziendale o alla malasanità. Si limiteranno a non sottoscrivere tariffe inadeguate e si rivolgeranno al Governo. Che per legge, come visto prima, deve fissare le tariffe in caso di disaccordo tra le parti; tariffe che devono rispettare anche il criterio di equità con la considerazione dei costi veri desumibili dalla contabilità di esercizio dei nosocomi per la divisione comune. E se gli assicuratori forzassero a oltranza i loro atteggiamenti defatigatori, basterebbe che a oltranza il Governo intervenisse di peso a tutela della sanità cantonale.

In definitiva la sanità ospedaliera sarà sempre accompagnata da un regime di sicurezza generale, e tariffale in particolare, di cui il
Governo, per legge, deve rendersi garante. Nessuna incertezza tariffale dunque, e di nessuna natura; nè per i letti AMI né per altro. Basta che il Governo faccia il proprio compito, rispettando fino in fondo la legge e il principio di imparzialità.