La vergogna del Liceo di Lugano

di Alberto Leggeri

Da ex rettore del prestigioso Liceo di Lugano 1, mi vergogno di quanto sta succedendo in viale Carlo Cattaneo. In più di un secolo da qui sono uscite con una formazione di tutto rispetto le migliori menti del cantone. Vi hanno insegnato prestigiosi docenti ancora oggi ricordati per la loro serietà e preparazione, e ora cade tutto a pezzi. Chi dovrebbe preservare almeno la dignità del luogo sta a guardare e prende misure decisamente grottesche.

Riassumo per chi non è al corrente. Il Palazzo degli studi è stato edificato all’inizio del Novecento per onorare il secolo di vita del nostro Cantone «libero e svizzero». Sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso, il Liceo passa da scuola di élite a scuola di massa, e per rimediare all’affollamento si approntano in tutta fretta delle baracche alla foce del Cassarate in attesa della realizzazione del Palazzetto delle scienze (inaugurato nel 1975) e della nascita degli altri quattro licei (il Liceo 2 a Lugano e quelli di Bellinzona, Locarno e di Mendrisio).

Il Palazzo nel frattempo dà segni di usura e negli anni Novanta, dopo alcune segnalazioni della direzione, si procede al rilievo della stabilità delle strutture che destano preoccupazione: pare che nel complesso, pur essendo stato costruito da diverse ditte e con diversi materiali, per la Logistica non vi siano gravi problemi. Si procede comunque alla realizzazione del rinnovo delle facciate e al cambiamento degli infissi, nell’intento di onorare degnamente il secolo di vita dell’immobile e il bicentenario del Cantone: si dà una ripulita all’esterno e si migliora l’isolamento termico almeno delle finestre. Per il rinnovo degli interni si bandisce un concorso, regolarmente effettuato, premiando un progetto convincente (fatto finito, con tanto di programma di realizzazione che per ora dorme in chissà quali cassetti). Contemporaneamente a queste vicende, scoppia la grana dell’ubicazione della Scuola media Centro di Lugano. Sono decenni che si discute, si fanno ipotesi, si negozia fra Città e Cantone, tutto senza alcun costrutto: intanto il tempo passa e le intenzioni di risanare lo stabile restano tali.

Oggi siamo alle comiche. Da sempre si sa che la soletta del piano terreno non è solidissima. Ricordo, per inciso, che un’aula del seminterrato era «dotata» da decenni di un sostegno metallico proprio in mezzo al locale (vi insegnava un docente che poi fu identificato dagli studenti come «il tubo»), ma oggi si ritiene che tutta la soletta non regga (dopo tre soli sondaggi!). Così i tubi si sono moltiplicati e alcune aule sono ufficialmente inagibili.

Si pone finalmente mano al progetto di risanamento? Niente affatto! Si procede con ridicoli cerotti: si edificano altre baracche nel parco del Liceo (tra l’altro, chi starnazza contro le imprese estere che operano sul nostro territorio, come mai non dice niente sulla provenienza di questi manufatti?). Si chiudono alcune aule pericolose (e ci mancherebbe che non lo si facesse), si incaricano altri tecnici per costose perizie e valutazioni (ma che ci stanno a fare le decine di architetti e ingegneri della Logistica?) e ora leggo che si procede – grande pensata! – a mettere le mutande a rete ai soffitti di tutte le aule dallo stabile per evitare che qualche calcinaccio cada in testa a docenti e discenti (e nessuno parla di quanto costino questi rattoppi «provvisori»). Fra l’altro anche il «giovane» Palazzetto delle scienze si sta sgretolando: verso il Parco Ciani è transennato, onde evitare che qualche pezzo di calcestruzzo mandi al creatore qualche ignaro frequentatore del parco. E il dibattito su dove fare la nuova scuola media in città continua, con immutato fervore e immutata sterilità.

In conclusione, torno a ribadire che mi vergogno per questo degrado dilagante, manco fossimo nel Terzo Mondo e in una zona terremotata. Siamo nel Paese più ricco del pianeta, ma abbiamo immobili scolastici pericolanti e indecenti. Quindi faccio appello all’orgoglio dei luganesi e alla volontà di politici sensibili perché si ponga mano senza esitazioni al progetto di ristrutturazione completa degli stabili.