Tassa di collegamento e responsabilità

di Françoise Gehring

A tratti sembra che la responsabilità sia una cosuccia da niente, un peso, un fastidio. Eppure ognuno di noi, nella propria vita quotidiana, è chiamato a rendere conto di ciò che fa e dice e ad assumersene le conseguenze. La responsabilità è una forma di attenzione che ogni individuo riserva a sé stesso, agli altri suoi simili, a ciò che lo circonda, alla complessa realtà nella quale è chiamato a operare nel miglior modo possibile. Responsabilità deriva dal latino respònsus, participio passato di respòndere. Rispondere cioè – in un significato filosofico generale – a qualcuno o a sé stessi, delle proprie azioni e delle ripercussioni.

Perciò quando si riveste una responsabilità pubblica non bisogna soltanto essere pronti a rispondere delle proprie azioni, ma occorre anche essere consapevoli del proprio ruolo sul territorio, sullo sviluppo economico e sociale e sul benessere generale della collettività. Ora la qualità dell’ambiente – che è un bene comune – è direttamente collegata con la qualità della vita. Lo sappiamo molto bene noi che viviamo nel Mendrisiotto, ma lo sanno anche gli abitanti di tutto il Cantone, dalle città alle valli. Tutti abbiamo dunque una responsabilità comune di agire per tutelare l’ambiente – soprattutto ciò che resta – in cui viviamo.

I grandi del pianeta stanno discutendo a Parigi le sorti del clima. Volti noti e meno noti marciano per il clima, manifestano preoccupazione per i cambiamenti climatici, per i ghiacciai che si sciolgono, per le previsioni drammatiche che concernono il nostro pianeta. Anche nel nostro piccolo Ticino. Eppure quando si tratta di mettere in atto una misura concreta per ridurre il traffico e le sue emissioni, questa preoccupazione per l’ambiente fa la fine della bolla di sapone eterea ed effimera. Così la tassa di collegamento voluta dal consigliere di Stato Claudio Zali e inserita nel Preventivo del Cantone per incentivare il trasporto pubblico, continua ad avere uno schieramento di oppositori. Pronti a silurare uno strumento concreto a favore della collettività, perché calpesta interessi privati che fino ad ora hanno potuto lievitare indisturbati.

Non vedere che il traffico in Ticino è al collasso e che alle crescenti esigenze di mobilità occorre dare una risposta globale – che tenga cioè in considerazione territorio, ambiente, lavoro e salute – non è una semplice distrazione o disattenzione: è una precisa volontà di sabotare una soluzione che chiede una minima responsabilità collettiva ai generatori di traffico. Che non si sono mai veramente preoccupati di ambiente, se non ora per difendere le proprie posizioni di rendita. Che escogitano ogni mezzo per difendere il loro fortino.

La tassa di collegamento promossa dal Dipartimento del territorio, rappresenta una fonte finanziaria preziosa per il trasporto pubblico. Ogni franco investito nel trasporto pubblico, ogni piccola tassa prelevata per il trasporto pubblico, torna al centesimo nel trasporto pubblico. E, quindi, va a favore di tutta la comunità e della salvaguardia del territorio. La tassa di collegamento non solo è un sacrificio davvero minimo e pienamente sostenibile, ma è anche e soprattutto uno strumento con ricadute molto positive in termini di mobilità e servizio alla popolazione. A tutta la popolazione.

In un territorio come il nostro confrontato quotidianamente con forme di degrado vergognose, in un Ticino dove il dumping salariale è una realtà purtroppo conclamata, posti di lavoro di qualità come quelli generalmente offerti dal trasporto pubblico vanno perlomeno mantenuti. Per garantire prestazioni efficienti, per assicurare condizioni di lavoro dignitose regolate da contratti collettivi di lavoro, ci vogliono dunque delle risorse che vanno poi a beneficio di tutta la collettività. È in fondo ciò che prevede in modo responsabile la tassa di collegamento. Senza di essa l’equazione è presto fatta: minori risorse finanziarie significano minori prestazioni alla popolazione, che si traducono in tagli di posti di lavoro di qualità e in un indebolimento del servizio pubblico. Con inevitabili conseguenze negative anche sul piano della coesione sociale.

Siamo dunque di fronte ad una chiara questione di responsabilità: o adottiamo soluzioni minime che permettono di raggiungere risultati significativi – come il rafforzamento del trasporto pubblico e tutto quanto ruota attorno in termini di aspetti ambientali e lavorativi – oppure si persevera nell’asservimento a puri interessi di bottega privati. A cui si aggiungono gli interessi della grande distribuzione che si limita e si ostina a vedere nelle persone solo dei consumatori e delle consumatrici (in senso stretto) e non dei cittadini e delle cittadine (con sempre meno soldi da spendere nei centri commerciali) che chiedono una maggiore sostenibilità nella gestione del territorio. La difesa del Pianeta passa anche da questi piccoli passi quotidiani. Ed è di gran lunga l’esercizio più difficile rispetto ai proclami altisonanti. Fin troppo facili.