Parità salariale sulla retta via?

di Pepita Vera Conforti

Durante queste ultime settimane la parità salariale è divenuta oggetto di interesse politico e pubblico, superando lo steccato temporale del canonico 8 marzo, giorno nel quale sono concesse pagine di approfondimento in più per temi considerati da donne.

Finalmente sembra farsi strada la consapevolezza che questioni come parità salariale e conciliazione sono temi di società e non solo femminili, tanto da far gridare allo «scandalo per la disparità salariale» anche papa Francesco. La consigliera federale Simonetta Sommaruga ha presentato lo scorso mercoledì la proposta di modifica della Legge sulla parità, prevedendo l’obbligo per le aziende con oltre 50 dipendenti di effettuare un controllo regolare sulla parità salariale e di informare i dipendenti e/o gli azionisti. Sebbene da questa regolamentazione siano ancora escluse le medie e piccole imprese, spina dorsale dell’economia nazionale, è un primo intervento resosi necessario dopo i falliti tentativi di dialogo con le aziende. Inoltre un passo importante si era compiuto a livello nazionale con il controllo dell’applicazione della parità salariale nelle commesse pubbliche.

Forse non a caso, il medesimo giorno Avenir Suisse ha presentato un rapporto che mette in discussione la discriminazione sessuale contenuta nella differenza salariale tra uomo e donna, ovvero quella parte che non si spiega se non per il fatto che ad occupare quel posto sia una donna. Dichiarazioni forti che fanno ricadere, purtroppo, solo sulle scelte femminili il divario retributivo, come se queste fossero avulse dal contesto economico, sociale e psicologico in cui vivono.

Infine nei giorni scorsi è stata pubblicata l’ultima rilevazione sui salari, da cui risulta che la differenza salariale nel settore privato è diminuita dal 18.9% del 2012 al 15.1% del 2014. Dovremo aspettare le analisi di dettaglio per conoscere le cifre relative alla parte discriminatoria; pertanto si può affermare, finalmente una buona notizia! C’è quindi una forte attesa nei confronti delle aziende a livello nazionale e cantonali affinché applichino il mandato costituzionale del 1981. Una pressione che deve mantenersi alta per evitare inopportune ricadute.