“Non capisco Lombardi”

Intervista pubblicata il 1. dicembre 2015 su “la Regione”
a Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Il direttore del Decs: ‘Non capisco l’irritazione di Filippo Lombardi. Se la televisione di Melide è fra le migliori perché se la prende così tanto?’.

Stupore, ma anche disappunto. Il primo per la reazione del diretto interessato, Filippo Lombardi, presidente del Consiglio d’amministrazione di TeleTicino, il secondo per un’informazione non corretta ‘passata’ sui media nei giorni scorsi grazie alle parole di Norman Gobbi, presidente del governo. Stupore e disappunto, dunque, ma senza strafare. Manuele Bertoli , consigliere di Stato socialista e direttore del Decs, si direbbe ormai abituato – è una nostra interpretazione, data dal tono di voce quasi rassegnato – a dover ‘rimettere le cose a posto’ dopo che qualcuno le ha buttate lì, in ordine sparso. «Questa non potevo lasciarla passare perché faceva intendere che il Decs si è mosso per contro proprio, senza coinvolgere l’intero governo. E non è certo così» precisa subito.

Andiamo con ordine. Le vostre osservazioni inviate all’Ufcom, Ufficio federale delle comunicazioni, cosa dicono di così grave d’aver irritato Filippo Lombardi, presidente di TeleTicino?

Se ho capito bene, Lombardi se la prende perché chiediamo all’autorità di vigilanza un adeguato controllo tenuto conto dei finanziamenti concessi alle aziende private. A maggior ragione considerato che con questa revisione dell’ordinanza si propone di aumentare il contributo. Francamente non capisco perché uno debba arrabbiarsi per una cosa del genere! Se vengono qui al Decs a fare più controlli non mi oppongo di certo. È giusto, perché spendo soldi pubblici e non ho certo niente da nascondere. La stessa cosa vale per le ditte private che percepiscono finanziamenti pubblici. Poi, se ho capito bene, TeleTicino si situa fra le televisioni private migliori in Svizzera, ma allora, lo ripeto, che problema c’è? Col denaro pubblico non si scherza.

La prassi adottata in questa circostanza è la solita? Come si spiega il fatto che Gobbi non conoscesse il documento inviato?

Beh, i documenti vanno letti. Le prese di posizione indotte da consultazioni federali, fra l’altro, sono pubblicate e dunque accessibili a tutti. Non vedo come qualcuno possa immaginare di fare il furbo e scavalcare i colleghi… Nel caso specifico, la prima presa di posizione da noi elaborata è un incarto, con tanto di numero, che viene consegnato a ogni membro del governo che si esprime in merito…

E c’è stata reazione?

Nessuna. Poi c’è stata una seconda presa di posizione, un complemento, che ho fatto passare con il cosiddetto ‘primo giro’.

Che vuol dire?

Prima di allestire l’ordine del giorno delle sedute governative si parla, appunto, di un primo giro. Si tratta solitamente di lettere o comunicazioni che ogni Dipartimento riceve, ma non distribuisce. Basta una segnalazione a voce. Ovviamente ogni collega, su richiesta, ha sempre il diritto di vedere il documento in questione. Con la seconda presa di posizione ho informato che c’era un complemento da spedire a breve per i termini fissati da Berna.

Che cosa diceva?

Solo alcune riflessioni su una piccola radio locale non commerciale, con statuti diversi. Un dettaglio. Abbiamo invitato l’Ufcom a tenerla in considerazione. Questo è l’unico testo non visto fisicamente, ma bastava chiederlo.

Poi c’è la questione delle repliche…

La riforma prevede la sottotitolazione di quanto passa in televisione. E questo costa. Alle ‘private’ lo impongono dalla prima replica. Noi abbiamo segnalato che TeleTicino filma la radio. Detta altrimenti, stanno usando la concessione radiofonica per fare televisione. Se fatta per evitare la sottotitolazione, non va bene. Poi naturalmente spetta all’Ufcom dire cosa devono fare. Lombardi sostiene che non hanno più intenzione di farlo. Bene, ma allora dove sta il problema? Perché se l’è presa? Noi, in quanto autorità, dovevamo segnalarlo. In ogni caso non credo che si possa considerare offensiva la nostra lettera. Appena ho un attimo, chiamerò Lombardi.

Aldo Bertagni