“Soprattutto nei salari la parità di genere è ancora molto lontana”

Intervista pubblicata il 29 novembre 2015 su “il Caffè”
a Pepita Vera Conforti, della Commissione per le pari opportunità

Ragazzi e ragazze hanno le stesse opportunità nel mondo del lavoro, ma la scelta professionale è influenzata dalle immagini di ‘femminilità’ e ‘mascolinità’ veicolate dai media e rinforzate dai giudizi familiari”, osserva Vera Pepita Conforti, presidente della Commissione consultiva per le pari opportunità tra i sessi (nella foto a destra). “Stanno aumentando le ragazze che guidano bus, lavorano in officina, potano gli alberi, ma sono ancora poche le professioni atipiche scelte dalle ragazze”.

Per quale motivo?

“Un po’ perché manca la conoscenza delle professioni, un po’ perché la scelta è in parte determinata dai genitori, e dall’immagine che la società e i media veicolano delle ragazze, che devono essere carine, seduttive”.

Evidentemente fare la gruista non sembra proprio sexy.

“Sono i media che rafforzano fortemente gli stereotipi maschile/femminile. Un sondaggio inglese ‘Girl attitude’ ha evidenziato come l’80% delle ragazze fra i 7 e 21 anni sia convinta che il giudizio su di sé in futuro sarà basato sul corpo. Si consolida la disparità tra professioni ritenute ‘femminili’ e ‘maschili’ sul mercato del lavoro”

Questo condiziona il tipo di comportamento e le scelte professionali?

“È inevitabile anche se non esiste nessun impedimento fisico per mestieri maschili dove in passato era necessaria la forza, vista l’evoluzione tecnologica. In generale l’80% delle ragazze scelgono su un ventaglio di 13 professioni, mentre i ragazzi si orientano tra 34 mestieri”.

Ma ci sono maschi che fanno l’operazione inversa, che scelgono professioni ‘femminili’, tipo educatore d’infanzia?

“Ci sono state scelte di questo tipo. L’Associazione ticinese degli asili nido ha anche promosso una campagna rivolta ai ragazzi. Il problema è piuttosto salariale: la retribuzione per un educatore in un asilo nido è ancora molto bassa”.

Una disparità salariale che è la condizione di molte lavoratrici in Ticino.

“Senza dubbio. Nella stessa professione c’è una disparità salariale, con una forchetta che si amplia più aumenta il grado di responsabilità. La differenza fra operaio/operaia è minore rispetto a chi ha posizioni di vertice. Poi c’è una differenza fra le professioni, quelle maggiormente femminilizzate hanno da sempre salari più bassi. Basta un dato: nel complesso in Ticino il 23% delle lavoratrici ha retribuzioni al di sotto di 3’300 franchi, rispetto al 5,4% dei lavoratori”.