Come ‘costruire’ la nuova città

di Renato Magginetti

L’aggregazione dei Comuni è importante per ridefinire, coordinare, organizzare un territorio; ma non sarà una città, non sarà il numero di abitanti a renderla tale. Il cittadino abita in città, il villano nel villaggio, il contadino nella fattoria o nel villaggio, tutti gli altri in periferia. Purtroppo tutti gli altri sono la maggioranza e stanno trasformando tutto in periferia, anche i villaggi e le città. I ‘tutti gli altri’, di fatto, non hanno piena coscienza del senso di collettività.

Immagino un’aggregazione formata da un insieme di borghi e villaggi ben definiti, con le loro identità e peculiarità, dentro la quale si deve combattere, contenere, il proliferare cancerogeno della periferia che tutto pervade e annienta, in particolare la ‘campagna’ che è importante. È una lotta per rimediare a una situazione economica ed ecologica disastrosa e dirompente. Per i nostri avi l’uso parsimonioso era un concetto più facile perché si chiamava necessità, sopravvivenza, forza lavoro.

Oggi ci lamentiamo del costo della sanità, che è tanto performante da resuscitare i morti, ma non ci rendiamo conto che i costi dell’urbanizzazione, squallida, che accettiamo acriticamente da almeno 50 anni, vanno ben oltre ai costi della sanità, della socialità e del lavoro messi assieme. Per ricuperare dobbiamo reinterpretare al più presto gli elementi strutturali che stanno alla base dei nostri villaggi, dei nostri borghi, delle città. Il primo elemento è il limite, ristretto, entro il quale costruire, densificare, ristrutturare, ricostruire; e sono gli edifici, contigui, che definiscono spazio pubblico, spazio privato e spazio intimo, nei quali identificarsi e attraverso i quali comunicare. Io non mi identifico nella periferia. Oggi tutti si riempiono la bocca con ‘spazio pubblico’ ignorando che ce ne sono solo di tre tipi: la strada, la piazza, il parco e solo dove le auto e gli animali feroci sono subordinati alle persone. Gli spazi pubblici sono luoghi di scambio e dovrebbero essere riservati principalmente ai bambini, ai ragazzi che, giocando, da sempre avevano il compito di costruire tessuto sociale.

La città, che è fatta dai cittadini, ha anche una struttura diversa dal villaggio e dal borgo. Dentro limiti precisi l’attuale Bellinzona avrebbe il potenziale, tra il Dragonato e via Vallone, di diventare città vera. Ma per il momento è solo un borgo medievale con alcune strade e quartieri ottocenteschi strutturati e con diversi edifici del moderno, di qualità, in posizione strategica, ma solo per puro caso. Avrebbe il potenziale, ma non con questo Piano regolatore e le sue norme obsolete, assurde, che di fatto impediscono lo spazio pubblico e impediscono di trasformare in quartieri urbani (se non cittadini) queste aree di periferia tra viale Franscini e il Dragonato, tra viale Motta e via Vallone.

Adesso che per 13 Comuni l’aggregazione sembra essere un fatto acquisito, spero si possa finalmente discutere di questi temi fondamentali.