Scivolone a destra: e adesso?

di Eva Feistmann

Come previsto alla vigilia, l’elettorato elvetico si è spostato a destra, dando ascolto agli avvertimenti intimidatori di coloro che agitavano lo spettro del franco troppo forte, delle delocalizzazioni di imprese accompagnate da ristrutturazioni e soppressioni di posti di lavoro. In realtà, le statistiche recenti riconfermano che il nostro Paese si piazza fra i più stabili al mondo.

La campagna elettorale, quasi unilateralmente incentrata su problematiche economici e finanziarie, ha tenuto lontana dalle urne una buona metà dei cittadini che con l’astensione hanno manifestato sfiducia nelle istituzioni e rassegnazione. Fenomeno questo che ridimensiona in una certa misura la virata a destra.

I verdi nelle varie sfumature, che non hanno voluto o non sono riusciti a proporre il mutamento climatico fra i temi prioritari della campagna, hanno pagato il tributo più alto in termini di perdita di popolarità e di seggi, quantunque le ripercussioni del surriscaldamento globale si avvertano pure sul continente europeo generando danni incalcolabili. L’aumento degli «eventi meteorologici straordinari» sarà all’origine di un crescente numero di fuggitivi dalle zone devastate, alla ricerca di potenziali luoghi (ancora) salvifici.

Si pensi anche soltanto alla nostra principale fonte di produzione elettrica, quella basata sulle risorse idriche, che copre buona parte dei consumi elettrici. Cerchiamo di prefigurare le nostre montagne denudate dei ghiacciai ed esposte ai franamenti, prospettiva allarmante non solo per il turismo, ma altrettanto per la regolarità dell’apporto di acqua da turbinare nelle centrali idroelettriche. Si può rimediare – diranno – con i bacini di accumulazione che raccoglieranno l’acqua piovana, ma con un’affidabilità senz’altro minore rispetto a quella del ciclo naturale assicurato dai ghiacciai, che d’inverno si consolidano per rilasciare le eccedenze durante i mesi estivi.

Dopo la rinuncia di Eveline Widmer-Schlumpf, il Dipartimento federale delle finanze, da lei diretto con competenza e pragmatismo negli ultimi otto anni, non deve divenire pomo della discordia fra opposti interessi partitici. Si spera che il Consiglio federale sia consapevole della responsabilità che si assume decidendone l’assegnazione. Fra i compiti di peso della consigliera partente figurava l’inderogabile riforma ecofiscale, ossia l’applicazione pratica del principio di causalità, caldeggiata da almeno due decenni da scienziati e pensatori. Una riforma epocale, che, ostacolata da molteplici resistenze, non è finora avanzata con la necessaria celerità, ma che non può evidentemente essere sacrificata sull’altare di effimere speculazioni partitiche.

Il riscaldamento anomalo della biosfera dovuto alle attività umane non è una questione ideologica di destra o di sinistra. È una realtà angosciante che ci coinvolge tutti perché incombe su tutti noi. Una realtà alla quale ci tocca reagire con soluzioni condivise.