Non esiste democrazia senza libertà di parola

di Carlo Zoppi

Il popolo ticinese allo scopo di garantire la convivenza pacifica nel rispetto della dignità umana, delle libertà fondamentali e della giustizia sociale, convinto che questi ideali si realizzino in una comunità democratica di cittadini che ricercano il bene comune, garantisce la libertà di coscienza, di religione, d’opinione, d’informazione e di stampa”. Questi valori incisi nella nostra Costituzione sono le fondamenta della nostra democrazia, nata dopo un periodo di dissesti internazionali e tribolazioni interne in cui si ebbe il coraggio di non cedere a paure e isterie. Oggi a nostro malgrado ci troviamo in uno di quei cicli storici che dimostrano che anche la libertà segue le sue stagioni.

Purtroppo in Ticino siamo giunti al punto di chiedere a furor di popolo la chiusura dell’Istituto ricerche economiche dell’Usi perché uno studio non giunge alla conclusione che il pensiero comune si attendeva. Gli studi possono venire criticati ma minacciare un istituto significa minacciare l’università in quanto componente indipendente all’interno di una società liberale. Siamo tornati ai tempi bui dove Galileo veniva costretto ad abiurare le sue teorie. Il parallelismo è forte, ma non possiamo non ricordare che il medesimo approccio fu adottato dai grandi regimi totalitari di destra e sinistra.

Quando agli uomini vengono a mancare le grandi visioni si concentrano sulle piccole cose, così le zone d’incontro a Lugano meritano paginate d’inchiostro di polemica infarcite d’insulti. L’eccessivo atteggiamento di ostilità contro i frontalieri e i toni smodati che rasentano la xenofobia non aiutano né a risolvere il problema del lavoro né allo sviluppo di nuovi settori di crescita nel cantone. Se ci arrenderemo a questa dialettica feroce i veri perdenti alla fine saremo ancora una volta noi ticinesi. La democrazia va rispettata ma anche le opinioni e i diritti di chi in questo momento si trova in minoranza. Il clima politico è tale che chi non si esprime obbedendo al pensiero comune viene tacciato, deriso ed estromesso. Questo fa sì che spesso si taccia per paura delle conseguenze alimentando una pericolosa autocensura. Non riconosciamo a qualcuno il potere di modificare la realtà per i propri interessi. Il rispetto delle opinioni altrui è un principio fondamentale e in quanto tale deve essere tutelato. Non rispettarlo vuol dire accettare che la forza bruta sovrasti la legge. Più che mai nei prossimi anni dovremo restare vigili e opporci ai colpi di mano di chi abusa di una dittatura della maggioranza con l’intento di annacquare la democrazia e le libertà individuali. Fondamenta di un sistema elvetico che nel corso degli anni ha ampiamente dimostrato di funzionare e di saper creare un modello di benessere e pace sociale in Europa e nel mondo.

La tranquillità a cui ci siamo appiattiti risulta inadeguata ad affrontare il presente tempestoso. Le sfide che viviamo oggi sono nuove e dobbiamo pensare soluzioni nuove. La parola chiave oggi più che mai è il coraggio, quello che manca da un pezzo in questo cantone. Il coraggio di opporsi alle facili sirene populistiche e proporre un cambiamento che migliori le condizioni di vita delle persone e dia prospettive concrete senza imporre anacronistiche chiusure dei patri confini.