Perché la sinistra resta in campo

di Roberto Malacrida, candidato al Consiglio degli Stati

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale dello scorso 18 ottobre ha reso visibile la mancata incisività della sinistra nel convincere i cittadini a riflettere sull’opportunità di privilegiare quei valori umani e politici che permettano a chi sta peggio di stare meglio e a chi oggi sta bene di continuare a star bene anche domani.

Si è provato in tutti i modi a diffondere questo messaggio di speranza e di uguaglianza, che è poi il programma condiviso di una moderna sinistra europea:
– garantire un futuro senza energia nucleare per preservarci dalle catastrofi irreversibili;
– aumentare le rendite dell’AVS senza un innalzamento dell’età di pensionamento per aiutare gli anziani meno abbienti;
– proporre un arresto dell’aumento delle quote dell’assicurazione malattia attraverso una cassa ammalati pubblica;
– battersi per un salario minimo così da poter eliminare il fenomeno del dumping;
– abolire quei privilegi fiscali che favoriscono soltanto i ricchi;
– proteggere la salute dei cittadini anche attraverso la limitazione del traffico motorizzato e contrastando quindi il progetto di raddoppio della galleria autostrdale del San Gottardo.

La maggioranza degli elettori non ha saputo o non ha voluto cogliere queste opportunità e ha decretato la vittoria di chi si schiera regolarmente con i ricchi e appoggia il neocapitalismo, privilegiando l’economia rispetto alla socialità; insomma la vittoria di chi difende gli interessi di chi ha già tanto.

Inoltre, la stessa maggioranza dei ticinesi e degli svizzeri non ha voluto privilegiare quella sinistra rosso-verde e laica che crede in un’etica della resistenza e della complessità soprattutto rispetto al populismo xenofobo, ma anche nei confronti di chi disdegna la cultura, la scuola e gli ospedali pubblici.

Molti si chiedono oggi perché il Consiglio nazionale abbia dovuto subire uno spostamento così massiccio a destra. Ci sembra condivisibile l’ipotesi che la causa principale sia il sentimento di paura e d’insicurezza rispetto alla problematica complessa della dimensione futura del movimento migratorio verso la Svizzera e, soprattutto, rispetto alla nostra capacità di integrarlo nella nostra quotidianità, limitandolo poi quando «la barca comincerà a essere troppo piena».

Non basta saper argomentare razionalmente contro la destra che cavalca proposte eticamente indecenti come ad esempio la costruzione di muri che tengano lontano chi cerca di garantire una dignità al futuro dei suoi cari: occorre finalmente proporre alternative immaginative che difendano sia il rispetto totale del nostro prossimo, soprattutto se vulnerabile o povero, sia la nostra identità culturale, la nostra lingua e il nostro lavoro.

D’altra parte, se penso al contenuto culturale e a quello etico-politico del domenicale che ci affligge ormai da qualche decennio e se mi riferisco ai dati statistici che dimostrano che la metà dei giovani vota quella destra che non dimostra alcuna sensibilità per imporre la parità salariale fra uomo e donna mediante contratti collettivi di lavoro, per aumentare le rendite di vecchiaia, per rafforzare la protezione dal licenziamento così che i lavoratori più anziani non cadano nella disoccupazione di lunga durata, per proteggere la nostra salute salvaguardando l’ambiente in cui viviamo e limitando il traffico evitabile mediante mezzi di trasporto pubblici, allora mi chiedo chi ne sia responsabile: i genitori con il loro esempio, l’insegnamento dei docenti troppo poco impregnato di valori sociali, la superficialità dei programmi radiofonici e televisivi privati, l’atteggiamento accondiscendente dei partiti alla nascita del domenicale?

Qualcuno, forse un po’ sulla via della rassegnazione critica, si è chiesto recentemente: «Che fare? Ma, soprattutto, abbiamo ancora voglia di provare a fare qualcosa?».

La mia risposta è certamente affermativa, perché, comunque, i problemi della precarietà e della giustizia sociale restano attuali e, semmai, in futuro saranno ancor meno risolti di oggi. Alla sinistra non resta che lottare quotidianamente con intelligenza, pazienza e speranza per un’etica della solidarietà nei confronti dell’altro: i poveri, gli ammalati, chiunque sia vulnerabile, a cominciare dai migranti. Il Partito socialista ne porta una responsabilità morale anche verso le generazioni future.

La presenza di un candidato della sinistra al ballottaggio del prossimo 15 novembre per il Consiglio degli Stati ha lo scopo di offrire ai cittadini la possibilità di esprimere un voto che possa rafforzare un approccio politico basato su un’etica caratterizzata dalla complessità, dal dubbio, dalla speranza, ma soprattutto dalla solidarietà, per trovare le soluzioni migliori ai problemi della nostra società.