Per non essere ostaggi della destra

di Alessandro Robertini, presidente del PS Bellinzonese

Come salvaguardare il ruolo della sinistra in Svizzera durante il prossimo quadriennio? Questo il quesito principale all’inizio di questa legislatura che ha visto l’ennesima sterzata a destra del parlamento, con una sinistra che fatica a tenere le sue posizioni (PS meno 3 seggi, Verdi meno 4, Verdi liberali meno 5). Il PS si è assestato a 43 deputati. Per riscontrare una presenza più bassa (41) bisogna risalire fino all’ormai lontano 1991, quando però il parlamento era dominato dai partiti di centro e l’UDC contava solo 25 deputati, poco più di un terzo degli attuali 65, ed era un partito più moderato (leggi Adolf Ogi).

Con la prevedibile, e per lei dignitosa, uscita di scena di Eveline Widmer-Schlumpf, ministra di cui qualche posizione poteva pur essere condivisa anche a sinistra, si apre la strada, a meno di clamorosi ma poco probabili ribaltoni come quando nel 2007 la ministra estromesse appunto Blocher, a un governo di destra dura, dove la presenza dei due ministri socialisti avrà sempre meno peso e difficilmente riuscirà a far passare determinate riforme di stampo progressista. Il cambio di rotta del PPD, a cui fino ad ora era andata bene la ministra Widmer-Schlumpf, è purtroppo molto significativo. Difficilmente si riuscirà a creare maggioranze interessanti, almeno su determinati temi.

A questo punto ci si dovrebbe ragionevolmente chiedere se non sarebbe più utile per il partito, ma soprattutto per chi in questo Paese è meno favorito, uscire dal governo e portare avanti un’opposizione agguerrita in parlamento e a suon di diritti popolari al di fuori. Restando al governo di due una. O le proposte dei nostri due ministri saranno sempre più annacquate al fine di poter passare al vaglio dei colleghi, oppure, ammesso ma non concesso che qualcosa di più possa essere portato a casa a livello di collegio governativo, difficilmente si riuscirà a superare lo scoglio parlamentare. Se la prospettiva è quella di assecondare sempre di più le tesi antisociali e xenofobe della destra allora non ci si può più stare. Meglio un’opposizione forte ed incondizionata. Un’attenta analisi delle proposte di candidature da parte dell’UDC e di eventuali candidature alternative, sia all’interno che all’esterno dell’UDC stessa, sarà quindi d’obbligo. Le probabilità di riuscita di una candidatura di fronda che possa andare bene anche alla sinistra sono comunque molto basse. Il centro farà di tutto per uscire dall’impasse, almeno dal suo punto di vista, di un partito (UDC) che è contemporaneamente al governo e costantemente anche all’opposizione. Che un partito come l’UDC, che ha fatto dell’opposizione ad oltranza il suo credo politico, non faccia più opposizione dopo aver ottenuto il secondo seggio in Consiglio federale, non è comunque per niente scontato, anche perché due ministri non rappresentano in ogni modo la maggioranza assoluta. Dopo l’elezione del nuovo consigliere federale si dovrà quindi essere pronti anche a ritirare i due ministri socialisti uscenti, che per legge verrebbero se del caso riconfermati prima dell’elezione del nuovo consigliere.