Un ricercatore ticinese e il Nobel per il cancro

di Franco Cavalli

Venerdì scorso con una cerimonia solenne ma sobria, quindi tipicamente svizzera, tenutasi nell’Aula magna dell’Università di Berna, il dr. Andrea Alimonti, ricercatore che lavora all’Istituto oncologico di ricerca dello IOSI a Bellinzona, ha ricevuto il premio Steiner 2015, che tra gli addetti ai lavori viene chiamato il Nobel per la ricerca sul cancro. Questa definizione nasce dal valore pecuniario simile (un milione di franchi), ma anche dal fatto che tra i 19 ricercatori (pochi gli svizzeri) che hanno sinora ricevuto il premio Steiner, assegnato una volta ogni due anni, ce ne sono ben quattro a cui più tardi è poi stato assegnato il premio Nobel per la medicina. Tra i due premi ci sono però importanti differenze.

Contrariamente al Nobel, per il premio Steiner entrano in considerazione solo ricercatori al di sotto dei 45 anni ed inoltre la somma deve essere interamente utilizzata per il finanziamento di un progetto di ricerca da realizzarsi su un periodo di quattro anni. La Fondazione Steiner, che ha sede all’Università di Berna, quest’anno tra una sessantina di candidati ha scelto, dopo una lunga procedura di valutazione che ha coinvolto esperti nazionali ed internazionali, il dr. Andrea Alimonti, che dal 2009 dirige un gruppo di ricerca all’istituto di Bellinzona. Egli ha scoperto un nuovo meccanismo di «senescenza delle cellule tumorali», grazie al quale in futuro si potrebbero sviluppare nuovi sistemi di terapia con cui trattare con più successo diversi tumori, in particolare quello della prostata. A questo punto, e senza entrare nei dettagli scientifici di questa ricerca complessa, mi preme fare alcune considerazioni di ordine generale, soprattutto riguardo alla politica di ricerca universitaria in Ticino e forse della politica tout court nel nostro cantone.

Andrea Alimonti è nato a Roma e lì si è laureato in medicina. Per dedicarsi alla ricerca scientifica ha poi trascorso sette anni negli Stati Uniti, dapprima a New York, poi a Boston. Volendo rientrare per ragioni personali in Europa, ha scelto di continuare le sue ricerche nei laboratori dello IOSI. Grazie all’accordo bilaterale sulla ricerca tra Svizzera e UE, dopo pochi mesi è riuscito a conseguire un finanziamento di quasi 3 milioni di euro nell’ambito di programmi di ricerca molto competitivi dell’UE. Questo riconoscimento è stato il tassello fondamentale che gli ha permesso poi di ricevere ulteriori finanziamenti dal Fondo nazionale svizzero e da una serie di fondazioni. A questo punto tiro qualche conclusione.

Senza l’iniziale finanziamento europeo, Andrea Alimonti forse non avrebbe ricevuto il premio Steiner. D’altra parte credo che se si trovasse oggi a dover decidere dove andare rientrando dagli USA, contrariamente a quanto fece nel 2009, probabilmente non verrebbe più in Svizzera, a causa di tutti i problemi che l’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014 sta creando alla collaborazione scientifica tra la Svizzera e il resto dell’Europa. Sono convinto che per il futuro del nostro Paese la ricerca sia più importante della piazza finanziaria: la nostra ricerca non può però prescindere dall’Europa. Il Consiglio federale ed il nuovo Parlamento appena eletto hanno la possibilità di garantire la continuazione degli Accordi bilaterali accettando finalmente misure di accompagnamento degne di questo nome che impediscano seriamente l’innegabile dumping salariale legato alla libera circolazione. A queste condizioni sono convinto che la maggioranza del popolo svizzero, se si dovesse rivotare, non avrebbe difficoltà a sostenere una continuazione degli Accordi bilaterali.

Un’ultima considerazione. Andrea Alimonti è indubbiamente un ricercatore molto bravo. Attualmente diverse università d’oltralpe ed estere gli stanno facendo ponti d’oro. Se resterà in Ticino, contribuirà indubbiamente allo sviluppo della nuova Facoltà di biomedicina dell’USI, che potrebbe avere anche un grosso impatto nel settore biotecnologico industriale. Penso quindi all’aggettivo da me usato nel titolo: se così fosse, chi avrebbe il coraggio di negare che Andrea Alimonti, anche se nato a Roma, sia un ricercatore ticinese?