Il lavoro dopo il 18 ottobre ?

di Bruno Storni, candidato al Consiglio nazionale

Campagna elettorale quasi terminata, condotta prevalentemente attorno al tema del 9 febbraio 2014 che fu la reazione alla precarizzazione in atto nel mondo del lavoro accentuata dopo la crisi economica del 2008. Eppure ci troviamo solo all’inizio di una nuova fase di forti mutazioni indotte da quella che ormai si definisce la terza rivoluzione industriale, cambiamenti potenzialmente negativi per buona parte dei salariati.

Ad esempio il segreto bancario da tempo sotto pressione, se è finalmente crollato è per la facilità con la quale oggi si può implementare lo scambio di dati grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma oltre a questo caso particolare che ci tocca da vicino anche dal punto di vista occupazionale ci sono molte altre attività, processi e professioni che in un futuro relativamente vicino rischiano di trasformarsi radicalmente riducendo l’offerta di posti di lavoro. Quanto abbiamo già visto in questi anni in Ticino dove chi perde il lavoro se ne ritrova uno dovrà accontentarsi, pur con mansionario non inferiore, con un salario più basso per la forte concorrenza d’oltrefrontiera.

Diminuzioni salariali che in futuro rischiano di diventare la regola in quanto le nuove professioni (a parte alcune altamente specializzate) non ottengono gli stessi livelli salariali delle professioni tradizionali soppresse, che godevano di livelli salariali ottenuti nel tempo grazie alla lunga e regolare crescita economica e al lavoro sindacale del dopoguerra.

La prossima evoluzione tecnologica non è più solo basata sulla robotica e automazione che conosciamo, ma svilupperà nuovi dirompenti opportunità per l’elaborazione rapida di grandi quantità di dati, tecnologie informatiche avanzate come deep learning o machine vision condurranno ad automatizzare non solo nuovi processi produttivi, ma anche lavori più intellettuali cognitivi, di analisi, da colletti bianchi.

La macchina non sostituirà solo le mani, ma anche l’occhio e le competenze. Non solo il metrò senza macchinisti, come già abbiamo in talune città (Losanna), ma anche il tassì senza tassista grazie all’autovettura a guida autonoma, che non c’è ancora sul mercato ma è già in prova sulle strade.

Tassisti a rischio anche per altre forme di nuove tecnologie, il web, il cloud e le app, come da esempio Huber, che di fatto trasforma la professione e il servizio taxi distribuendola a tutti coloro che vogliono farla con la propria auto.

Peggio è quando la tecnologia sostituisce completamente l’uomo con programmi e macchine il lavoro. Secondo uno studio dell’università di Cambridge negli Usa il 47% delle professioni rischia di sparire entro il 2030. Le grandi sfide che ci attendono in Svizzera non saranno unicamente causate alle dinamiche legate alla galoppante deregolamentazione e globalizzazione del commercio mondiale, o dalla libera circolazione europea, ai trattati di libero scambio Efta o alla nuova TransPacificPartnership (40% Pil mondiale) che già incidono e incideranno non poco sul mondo del lavoro, ma in parallelo andiamo incontro a dirompenti cambiamenti tecnologici.

Dovremo ripensare a fondo il nostro sistema economico e sociale per evitare che a lavorare (tanto) rimarranno in pochi e a lavorare poco o nulla, in tanti.